Morire

Abandoned teddy bear: primary pupils are among those most affected by deprivationMai prima d’ora aveva avuto un tale dolore! Talmente forte da non riuscire a ragionare. La mente era dolore, il corpo era dolore. Non esisteva più, c’era solo il dolore. Sapeva, però, che non sarebbe stato la sua fine. Era tutto ancora possibile.
Raccolse le sue forze, facendo pressione sulle mani dure e ruvide. Non si curò del sangue che sgorgava dalle ferite. Le sue mani grondavano lacrime e sudore. Tutto, intorno, era avvolto da dolore. Dolore e morte.
Si fece coraggio e sollevò il petto: il cuore, impazzito, era ancora al suo posto. Batteva cento, centocinquanta battiti al minuto e accompagnava l’affannosa ricerca d’aria.
Intorno, invece, c’erano solo polvere e detriti.
Si aiutò con una gamba, mentre il suo corpo si alzava da terra e iniziava a strisciare: non doveva essere così lontano, lo vedeva, appena a pochi passi da lui.
Non doveva essere lontano, eppure quella distanza da percorrere, come una lucertola mutilata, sembrava immensa.
Provò a muovere l’altro arto, più immobile della morte.
Tutto era urla, sirene, boati.
Tutto era terrore.
Le sue forze lo stavano forse abbandonando? Non era ancora il suo momento.
Una fitta di dolore lo accompagnò in ogni movimento.
Pensò più volte di mollare.
Era coperto dal sangue di fratelli uccisi da altri fratelli: non era quella la vita che suo padre aveva desiderato per lui.
Non era quella la storia che sua madre gli aveva raccontato ogni notte, fino a quella maledetta, prima di coricarsi.
Le lacrime e il sangue avevano un cattivo sapore, come quello dell’antibiotico che quando si ammalava era costretto a bere.
Proseguì, cercando di non sentire il dolore e di non ascoltare le grida, con tutte le forze che aveva in corpo.
Ora la sentiva, più vicina di sempre, la strana sensazione di abbandono e freddo che i grandi raccontano ti avvolga.
Doveva fare più in fretta.
Afferrò il suo pupazzo, macchiato di morte, con un bottone ben attaccato e un altro vagante.
Lo strinse forte al petto e, per un istante soltanto, sorrise.
Si infilò il dito in bocca e chiuse gli occhi.
Ora poteva tornare dalla sua famiglia.
Ora era pronto.
Era pronto a morire.
Morire.

Lisbeth Pfaff

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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