Recensione – La scomparsa di Stephanie Mailer

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INTRECCIO: mai banale e mai semplice, ma nonostante si intersechino una quantità enorme di storie, di persone e di eventi, non si perde mai il filo principale fella storia. Tutto si mescola alla perfezione creando suspance e la voglia di continuare a leggere.
FLASHBACK: continui rimandi a una storia passata, una vecchia indagine che ha distrutto le vite di chi vi ha partecipato e che ora torna. Sembra che all’epoca gli errori fossero stati molti…ma soprattutto i segreti erano una quantità enorme.
SMANIA: è quella che viene al lettore, nonostante sia un libro lunghissimo, non passa mai la voglia di leggerlo. Sapere se hanno sbagliato l’indagine, quando è morta Natasha, chi ha rapito la giornalista, cosa succederà alla storia del giornalista newyorkese, saranno i punti fermi del lettore e finché non sarà finito il libro, sarà faticoso pensare ad altro… e quando finisce inizierà un altro dispiacere.

 

Erika Franceschini

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Recensione – Hanover house

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Una criminologa

Evelyn Talbot è una criminologa che si è trasferita in Alaska ad Hanover House, una clinica psichiatrica di massima sicurezza, per studiare i comportamenti di criminali psicopatici.
La stessa dottoressa Talbot è stata vittima anni prima di uno psicopatico, un suo compagno di college che ha ucciso le sue compagne e poi ha tentato di fare lo stesso con lei che però è fortunosamente scampata.
Questa brutta esperienza l’ha segnata profondamente e l’ha indotta a studiare i comportamenti dei criminali che hanno commesso i crimini più efferati.

Due psicopatici

Evelyn Talbot incontra ad Hanover House il Dr. Lyman Bishop ,accusato di assassinio nei confronti di giovani donne. Il Dr. Bishop proclama la sua innocenza ma Evelyn intuisce di avere davanti una mente perversa e altamente pericolosa.
Il Dr.Bishop non è però l’unico criminale a preoccupare Evelyn. Il ricordo di Jasper, il compagno di scuola che ha tentato di ucciderla, continua a perseguitarla. Jasper non è mai stato arrestato e sembra scomparso nel nulla ed Evelyn teme che prima o poi farà la sua ricomparsa per finire ciò che non era riuscito a compiere.

L’Alaska

Il romanzo è ambientato nella natura fredda e selvaggia dell’Alaska.
La neve e le tormente fanno da sfondo alla storia di Evelyn. Un ambiente selvaggio e inospitale che rende ancora più crudo lo svolgersi degli eventi
Il gelo non impedisce però alla protagonista di trovare una sua dimensione nel paesino in cui si è trasferita e dove vive una storia d’amore con Amarok, responsabile della piccola stazione di polizia.

 

Luisa Bonaccorsi

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Recensione – Addio fantasmi

Addio fantasmi

SICILIA: In ogni pagina si respira l’aria sicula, nel bene e nel male. Complice la storia introspettiva, ogni quadro del romanzo è una nuova bolla dove si specchiano la realtà ricordata, immaginata o reale, con cui ci si trova nel pieno di due famiglie scricchiolanti per via dei rapporti spezzati, spettri onnipresenti.

NOTTURNO: I capitoli sono inframmezzati da nove “notturni”, parti di racconto che svolgono tra il dormiveglia e il sogno, quasi come piccole parti di autoanalisi nei recessi della mente in cui si cercano le risposte alle domande del testo restante. Ognuno di questi momenti dona un tocco poetico nella narrazione.

RELAZIONI: Le relazioni sono le protagoniste, e ne seguono i modi imprevedibili in cui si possono instaurare o si possono sciogliere, o come si mantengono nonostante i continui rischi del comune scorrere delle esistenze.

 

Aniello di Maio

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Recensione – Il censimento dei radical chic

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RADICAL CHIC: Non posso che cominciare con questo termine la descrizione del libro. Leggerete questo giallo e poi, vi assicuro, che riconoscerete un sacco di radical chic attorno a voi. Queste due parole diventeranno come un mantra, se in più in questo periodo state portando avanti una campagna elettorale, vi assicuro che vi verrà da ripeterlo cento volte al giorno. Questo libro vi entra in testa, probabilmente anche per il fatto che riconoscerete qualche cosa di molto attuale.

ATTUALE: Non poteva che essere il secondo termine: troppo spesso rivedrete tra le pagine immagini e situazioni che si riscontrano nella realtà contemporanea. Personaggi, atteggiamenti, modi di fare e di dire che vediamo in televisione, nella politica e per la strada.

DIVERTENTE: nonostante sia un giallo che porta alla ribalta alcuni di problemi che si stanno insinuando nella società italiana odierna e nonostante faccia paura il solo pensiero che certe cose possano accadere, Papi riesce a utilizzare uno stile divertente e intrigante che si fa leggere e che ti porta fino alla fine del libro…anche se quest’ultima mette un po’ di ansia, ma non voglio svelare di più.

 

Erika Franceschini

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Recensione – Il nome della rosa

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IMPENETRABILE: è quello che ho pensato leggendo la prima parte del libro. Ho proceduto così: usando il Kindle, avanzavo di circa il 10%, a volte qualcosa in più, ma a volte meno, e poi cambiavo libro (come potete constatare dalle altre recensioni fatte nel blog. Ecco, gli ultimi 3 libri che ho recensito, mi hanno “salvato” da Eco). Ci sono alcune parti, le descrittive, di cui in testa mi resta solo un’impressione di nebbia fatta da tante tante parole. Poi a un certo punto la storia ha ingranato e a quel punto non l’ho più lasciata.

STORIA: Il nome della rosa è un romanzo storico, non per modo di dire. La storia, medioevale, si respira a ogni pagina. I processi per eresia, le discussioni sulla povertà di Cristo e della cristianità riempirono interi capitoli.
Nonostante sia così predominante, la Storia riesce comunque a non oscurare la storia, trama, che ci vuole narrare l’autore. Omicidi, l’apocalisse che sembra alle porte, un manoscritto misterioso e due monaci all’instancabile ricerca della verità sono i motivi per cui ho proseguito la lettura.

POSTFAZIONE: poi arrivo alla postfazione, quando il romanzo è terminato e posso affermare che mi è piaciuto. E lì il volpone di Eco mi svela che sono il lettore che aspettava. Eh sì, proprio io, che emozione! Perché le prime cento pagine sono lo scoglio da superare. L’ha fatto apposta a renderle ostiche, perché una volta lette, era fatta. Il lettore era entrato nel medioevo, nel ritmo del romanzo e da quel momento in poi tutto sarebbe apparso più scorrevole. La storia più coinvolgente.
Cosa si può dire? Intanto che sono stata brava e ho tenuto duro ed effettivamente ne è valsa la pena.
Poi… Umberto Eco era davvero un grande autore. Anche un po’ sadico forse, ma c’aveva visto giusto.

 

Monica Spigariol

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Cercasi nuovi scrittori

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Il team di Scrittori in Corso ha bisogno di nuovi collaboratori. Cerchiamo scrittori che abbiano voglia di pubblicare con noi, con impegno e continuità, sia testi, sia recensioni.

Per questo motivo i racconti del sabato saranno sospesi per un paio di mesi: per riorganizzare la squadra e poter curare meglio i testi che pubblicheremo con il prossimo tema.

Il blog, però, continuerà a postare le recensioni il mercoledì. Rimaniamo attivi, anche se lo saremo soprattutto dietro le quinte.

Se siete interessati a collaborare con noi, scrivete a info.scrittoriincorso@gmail.com, inviateci un testo per poter verificare che il vostro stile sia in linea con il nostro.

Per il lettori, ci rivediamo in estate!

Grazie a tutti per averci sostenuto fino a oggi.

 

Il collettivo di Scrittori in Corso

 

 

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Recensione – Come io per lui

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Una figlia

La notizia dell’incidente coglie Nina in un momento sereno. È a spasso con il marito a Lucca. Rimane quasi seccata a sentire che il padre è all’ospedale con un ematoma alla testa. Del resto non aveva sempre avuto la testa dura? Possibile che suo padre si intrometta sempre nella sua vita? Nina e il marito rientrano a Pisa, dove abitano, in attesa di notizie. Franco, il marito, vorrebbe partire subito per Treviso dove il suocero è ricoverato ma Nina non ci sta. È arrabbiatissima, non ci pensa neanche a partire. Le ore che passano la vedono affaccendata a unire i quadratini di una coperta fino a quando si lascia convincere e parte con il marito alla volta dell’ospedale..
L’incidente di cui è vittima il padre è l’occasione per Nina di rivivere il rapporto complicatissimo con lui
Nina rivede la sua infanzia e la sua adolescenza vissute nel Veneto, in una famiglia dura e difficile in cui fatica a emergere. Una madre anaffettiva, un padre, stimato professore universitario, amatissimo dai suoi studenti ma duro e ombroso, esigente nei confronti delle figlie, soprattutto nei confronti della figlia maggiore Nina.
Solo la nonna Antonietta è il porto sicuro dove Nina finalmente trova la dolcezza che le è negata in famiglia

Un padre

Lo stimato professore Silvio Guarnieri, docente di Filologia Romanza, è la figura che domina tutta la vita della figlia Nina che lo adora ma nello stesso tempo ne è soggiogata. Un grande studioso, amico dei più grandi letterati del tempo: Vittorini, Montale, Gadda, Fortini, Sereni, Tobino e altri.
Proprio a Mario Tobino il Prof. Guarnieri si rivolge per cercare di risolvere il grave problema neurologico che assilla la figlia. Il grande psichiatra intuisce però che Nina non è malata ma è vittima delle gravi tensioni che vive in famiglia a causa del padre.
L’incontro con Tobino è importantissimo per Nina e segnerà l’inizio di una grande amicizia culminata, negli ultimi anni di vita dello scrittore, in una collaborazione che vedrà Nina impegnata nel riordino del suo grande archivio.

Due città

Feltre e Pisa sono le due città teatro delle vicende di Nina.
Feltre è la città dove Nina vive la sua infanzia e la sua adolescenza. Nina ricorda soprattutto i lunghi e freddi inverni e le passeggiate che fa sull’argine del fiume con il padre e la sorella. Ricorda anche il suo giardino e l’albero su cui si rifugia a leggere i libri della Alcott, quelli di Dickens e poi Jane Eyre, “Cime tempestose”, “Orgoglio e pregiudizio”…
Pisa è la città dove il padre insegna all’Università e dove è previsto che Nina frequenti la facoltà di Lettere Moderne.
Per la prima volta nella sua vita Nina si trova a vivere da sola in una città sconosciuta. La ragazza si trova a contatto con la città universitaria, con una nuova vita tutta da scoprire.
Gli incontri con i compagni di studio, con i professori, gli esami pesanti da preparare, tutto costituisce un nuovo mondo in cui Nina si inserisce non senza difficoltà.

Il libro è un percorso terapeutico che Nina affronta con grande sofferenza ma che sente necessario per elaborare il suo terribile rapporto con il padre, anche se non basterà a risolverlo.

Questo libro è una storia vera, che emoziona e tiene incollati alle sue pagine. Io, che ho la fortuna di conoscere Nina, posso affermare con sicurezza che questo racconto sofferto, a tratti molto duro e spesso sconcertante, rimarrà nella mia memoria per sempre.

Luisa Bonaccorsi

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