Dicembre è

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Dicembre è mio marito disteso a letto, a fianco alla culla, inconsapevolmente addormentato.
Dicembre è mia figlia grande nei suoi quattro anni e mezzo, che vuole aprire tutte le finestre del calendario dell’avvento (opposizione genitoriale assoluta e intento non riuscito, ma richiesta reiterata, giorno, dopo giorno, dopo giorno…).
Dicembre sono le mattine uggiose, in cui resto a letto con la nana che mi dorme addosso.
Dicembre è comprare la panna per fare un dolce, non avere tempo per farlo davvero (poppate cambio e sonnellino e di nuovo poppate cambio e sonnellino e repeat), per cui ripiegare con soddisfazione su una cioccolata calda con panna. Gnam!
Dicembre sono le canzoni di Natale che non si possono cantare, perché Ambra le deve solo ballare.
Dicembre è… uh, c’è il sole: mi vesto io, mummifico nelle coperte la neoarrivata di un mese e mezzo e ci scaraventiamo fuori, sgommando in passeggino, tra pianti di protesta e l’aria fresca sbattuta in viso. Il mio, il mio, Alice non si vede nemmeno!
Dicembre è… oh cacchio, non abbiamo ancora nessun regalo di Natale. Panico, panico!
Dicembre sono i tramonti magnifici, che arrivano troppo presto durante il giorno, ma che regalano l’incanto a bocca aperta appena ci si affaccia alla finestra.
Dicembre è il primo Natale in quattro.
Dicembre sono le decorazioni sistemate un po’ in fretta per casa, che nel corso del mese finiranno in posti diversi, in accumuli diversi, magari rotte, magari no. Le vetrofanie usate come divertenti attacca-stacca, che si compongono in modi sempre nuovi, a seconda dell’estro filiale.
Dicembre è aprire l’armadio e non trovare niente da mettere (ma anche gennaio, febbraio…).
Dicembre è incredibilmente pratico e banale: vita normale, spruzzata da una luce di gioiosa attesa.
Noi, questa è la vera e semplice magia di dicembre. (Scusa tanto Babbo Natale.).

 

Monica Spigariol

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Pappa per zombie

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Hai ficcato una pallottola nella fronte di Babbo Natale. Ora di rosso ha anche un meraviglioso terzo occhio, come gli altri resterà sempre aperto.
È stata tutta colpa di quel fottuto raduno di Babbi Natale, sapevi di non doverci andare, succedono sempre delle cose strane quando ci sono di mezzo le feste, e i bambini, e i centri commerciali. Non eri preparato a un’apocalisse zombie.
Sono passati tre giorni da quando è iniziata, proprio dopo l’inizio del raduno, così adesso sei circondato da centinaia di Babbi Natale zombie che vogliono succhiarti il cervello, quello che ne resta. Perché mica ne resta molto quando accadono queste cose, insomma, rischia di andare tutto in pappa. Pappa per zombie.
E poi quelle odiose canzoncine di Natale non si fermano neppure di notte. E tu sei bloccato su un ripiano del supermercato, su quello più alto, hai la fortuna di avere una pistola con altri cinque colpi in canna, e ci sono ovunque Babbi Natale zombie, e bambini zombie, e genitori zombie pieni di pacchetti regalo in mano, e tutte quelle musichette del cazzo ti stanno frullando il cervello. Eppure non puoi fare a meno di ridere.
Dovresti avere paura, ma lo scenario è grottesco, e poi gli zombie ti sono sempre piaciuti. Una volta, quando eri piccolo, ne avevi chiesto uno a Babbo Natale, ma non ti aspettavi che ti accontentasse dopo tanto tempo, e per giunta a tal punto.
Quel Babbo Natale è un dannatissimo genio.
Quel Babbo Natale, quello vero, non quei cervelli bucati in abito rosso che si accalcano sotto lo scaffale, allungano le braccia e ti implorano di scendere. E tu non scendi, col cavolo che scendi. Resti a goderti la scena e, se qualcuno si avvicina troppo, lo rendi pappa. Pappa come il tuo cervello. Pappa per zombie.

 

Lisbeth Pfaff

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Buon Natale

Babbo Natale vi ha portato bei regali? Magari libri, eh?

Un augurio di un giorno sereno e felice da tutto il team di Scrittori in Corso.

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Letterina a Babbo Natale

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Caro Babbo Natale,
noi diamo per scontato che ci conosci tutti, non scriviamo mai chi siamo, ti chiediamo quello che vorremmo tanto ricevere senza fare mai due conti in tasca perché tanto sappiamo che tu puoi. Sei un po’ un pozzo senza fondo, un nonno incapace di dire di no, che in ventiquattro ore gira tutte le case della terra con una slitta trainata da delle renne che sanno volare senz’ali. Riesci ad infilarti in ogni casa come un ladro anche adesso che i caminetti non ci sono più, in qualche modo arrivi sotto l’albero e appoggi tutto nel posto giusto. Non sbagli mai un indirizzo, un regalo, il tempo. Insomma sei un fenomeno. Poi, nel resto dell’anno ci aspetti in quella casa di Rovagnemi per fare foto con bambini affascinati e genitori pronti a tutto. È vero, ad un certo punto qualcuno ci racconta la verità e ci dice che tu non esisti, ma siamo sicuri che sia proprio vero? Crediamo in divinità senza mai vederle, lottiamo e ci ammazziamo per loro, votiamo promesse politiche che costantemente non vanno in porto, crediamo ancora che il mondo possa cambiare senza provare nel nostro piccolo a farlo e perché non potremmo credere a un omone grande e gentile, che non muore mai, che soddisfa ogni sogno materiale senza chiedere nulla in cambio, che sorride sempre, che non cambia mai vestito e che ci fa sempre e comunque essere felici? È vero che sei nato verde e sei diventato rosso solo per il volere di una multinazionale, è vero che in realtà tu non compri un bel niente, probabilmente sfrutti i fantomatici elfi e droghi le renne per farle volare ma nessuno è perfetto e tu è meglio se continui a esistere e far credere a bambini e adulti che la magia ancora esiste…almeno a Natale.

 

Erika Franceschini

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Recensione – Nostra Signora della Solitudine

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DETECTIVE: Rosa è un’avvocata cilena che lavora come detective per un’agenzia privata. Molto brava sul suo lavoro, le viene affidato l’incarico importantissimo di indagare sulla scomparsa di una scrittrice famosa: Carmen L. Avila. Rosa inizia il suo lavoro con l’entusiasmo e l’attenzione che la contraddistinguono e che l’hanno fatta preferire ai suoi colleghi uomini. Il suo metodo di indagine è scrupoloso e attento, tale da non tralasciare nessun indizio. Per capire il carattere della scomparsa e sperare di trovare degli elementi utili, rilegge anche i suoi libri. Interroga il marito, che si è affidato all’agenzia dopo che la polizia ha fallito, e tutti coloro che la conoscevano. Per Rosa inizia un lungo viaggio che parte dal Cile e arriva fino in Messico.

SCRITTRICE: Carmen L. Avila è nata nel Cile del Sud da genitori alternativi che viaggiano spesso in India e Nepal alla ricerca di chissà quale verità. A volte la portano con loro, ma il più delle volte la lasciano alle cure della nonna. In seguito alla tragica morte della nonna, viene affidata alla zia americana che la porta a vivere con sé a San Francisco. Finite le scuole, Carmen lascia la zia e comincia a viaggiare, vivendo alla giornata: Florida, Texas e infine il Messico, dove scopre la sua vena letteraria e inizia la sua carriera di scrittrice. La vita di Carmen è libera e avventurosa e sembra approdare a un porto sicuro quando incontra Tomás, un rettore universitario. In realtà tutto cambia quando Carmen scompare improvvisamente senza lasciare alcuna traccia di sé.

DONNE: È un romanzo dove si intrecciano le vite di due donne che non potrebbero essere più diverse. Rosa, dalla vita inquadrata e normale, Carmen, una donna insolita e misteriosa. Il viaggio che Rosa intraprende all’inseguimento di Carmen la farà riflettere su di sé e sulla propria vita. Studiando la scrittrice in base ai ritratti che ne fanno coloro che l’hanno conosciuta e leggendo i suoi libri, Rosa arriva a comprenderla nell’intimo, sentendo nascere nei suoi riguardi un legame profondo che la legherà per sempre a quella sconosciuta e che le darà la forza per liberarsi dalla normalità nella quale ha sempre vissuto e che, grazie a Carmen, ha scoperto andarle stretta.

Luisa Lippi

 

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Natale in TV

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Ci aspetta un Natale H&M, in cui vorresti dormire (sopra le coperte) indossando, chissà perché, un maglione discutibile, ma, nella stanza accanto, dei moderni folletti di Babbo Natale ti infastidiscono facendo bisboccia con musica e brillantini.
Oppure un Natale Sky, in cui guardi la TV, suoni la chitarra, canti, ti travesti, fai merenda, ma, chissà perché, ti giustifichi dicendo che hai guardato la televisione tutto il tempo (e schiattino i pedagogisti che raccomandano di variare le attività). Inoltre è sempre la mamma a fare la parte dell’indagatrice cattiva e il papà il compagnone del momento.
E il Natale Wind? La gente vuole solo i regali… Povero Gesù. C’è da apprezzare la sincerità e la schiettezza. Fiorello questa volta non ci fa una bella figura.
Arriva un sorprendente Natale Zalando, che mi tocca ammettere mi piace. Sarà che ho appena partorito e vedere quelle persone tutte riunite come una famiglia mi infonde tanto spirito natalizio. Aggiungiamoci la canzone, nel più classico mood delle feste, e bam, magia compiuta.
Infine c’è Amazon, credo vinca il premio per prima pubblicità, che ho visto, a tema dell’anno. Ci ho messo anche un po’ a capire che era di Natale… Pacchi con il sorriso che cantano e vengono distribuiti tra lucine, Babbi Natale decorativi e neve, in pratica, ecco il moderno Santa Claus. Amazon indossa simbolicamente barba bianca e berretto rosso e porta i regali a tutti, buoni e cattivi. Cosa posso dire? Mi sa che c’ha azzeccato in pieno, se penso a tutti i doni che sto comprando on line. Siamo tutti un po’ Amazon.
Mi mancano ancora le pubblicità di panettoni e pandori, attendo il candito gigante e l’usuale canzone di Bauli, ma già per ora direi che stiamo messi male.
Buon Natale commerciale a tutti!

P.S. Dimenticavo la Coca Cola. Stay Tuned.

Monica Spigariol

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Recensione – Il ministero della suprema felicità

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Varietà: di persone, di storie, di avvenimenti, di protagonisti. Il romanzo è un miscuglio di vite, un affollarsi di personaggi e di eventi reali e fantastici che rappresentano l’India e le sue contraddizioni, con non poche difficoltà per il lettore che cerca di raccapezzarsi in mezzo al caos. Nel leggere il romanzo, nella mente si affollano le strade caotiche delle grandi città del sud del mondo.
Contraddizione: è ciò che emerge con maggiore forza da queste pagine, soprattutto quella della visione che l’Occidente ha dell’India e degli indiani: c’è ben poco della pratica yoga e della Calma a cui pensiamo; ci sono guerre, battaglie, lotte e tanta, troppa violenza. La morte è parte integrante di ogni giornata.
Diversità: è quella rappresentata dai personaggi principali, ognuno di loro porta con sè una storia strana, assolutamente diversa da tutte le altre eppure imparano a vivere e condividere; ciò che sembra unirli è la sofferenza nella quale hanno sofferto per un lungo periodo della loro vita; la mancanza di una famiglia biologica che li porta a unirsi a una famiglia cercata, voluta e creata dall’accozzaglia di altri come loro.

Erika Franceschini

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