L’amore non ha colpa

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Allontanò da sé il lenzuolo di seta e scese dal letto, nuda. Lui riposava perso in qualche sogno.
Lo guardò con un lieve sorriso. Era così bello e giovane: i capelli corti e neri incorniciavano un volto sereno, gli occhi orlati di ciglia scure erano chiusi e il respiro era leggero e regolare. Con attenzione e a piedi scalzi si avviò verso il bagno attenta a non fare rumore, non voleva svegliarlo.
Chiuse piano la porta dietro di sé ed entrò nella doccia.
Il getto dell’acqua calda ristoratrice la fece sospirare di contentezza.
Era felice, come non le capitava ormai da tempo.
Gli anni trascorsi sembravano scivolare via sotto l’acqua e il profumo del sapone.
Era felice, anche per lei iniziava una nuova vita.
A occhi chiusi ripercorse la sua storia: solo delusioni e amarezza.
Una vita senza amore, solo storie inutili e senza senso.
Eppure lei ci credeva tanto la ricerca dell’amore, quello vero, era stata il suo chiodo fisso.
L’aveva cercato tanto e non l’aveva mai trovato.
Con dolore si era accorta che quello che per lei era amore, per gli altri era una cosa diversa: sesso, divertimento, avventure.
Perché?
Eppure lei si era spesa nelle sue storie precedenti, aveva messo tutta se stessa, mentre gli altri l’avevano presa in giro, avevano giocato con lei come se fosse stata una bambola senza anima.
Le delusioni cocenti alla fine avevano avuto la meglio e si era rassegnata a una vita vuota.
Si era concentrata su se stessa e sul lavoro. Le piaceva viaggiare e ogni momento libero lo sfruttava per conoscere posti nuovi.
Aveva fatto dei viaggi stupendi, ma ogni volta che si trovava a contemplare un tramonto, il mare increspato o splendidi monumenti in città famose, si chiedeva sempre come sarebbe stato bello avere qualcuno con cui condividere quei momenti.
Durante quei momenti solitari aveva incontrato molte persone e ovviamente molti uomini le si erano avvicinati, perché era molto bella, ma lei capiva che quegli incontri non avrebbero portato a nulla, per cui aveva evitato di intrecciare storie che sarebbero state solo di qualche notte.
Fino a quando era arrivata a Roma.
La città l’aveva subito catturata. Non finiva mai di contemplare i meravigliosi monumenti, i palazzi imponenti, il Lungotevere. Era tutto nuovo per lei. Non poteva credere a tanta bellezza.
Anche le passeggiate a Trastevere erano fonte di felicità. Le soste nelle piccole trattorie, il buon cibo e l’ottimo vino non finivano mai di stupirla. Si beava talmente di quelle piccole cose che si scordava dei suoi crucci e delle sue insoddisfazioni. Avrebbe voluto vivere lì per sempre.
La vacanza però stava per finire. Il giorno dopo avrebbe dovuto prendere il volo che l’avrebbe riportata a casa e alle sue tristezze.
L’ultima sera aveva deciso che l’avrebbe passata in un localino che aveva scoperto da poco. Voleva assaporare per l’ultima volta la cucina romana e il robusto vino italiano.
Venne accolta con la consueta gentilezza dai camerieri. Ebbe la fortuna di trovare il suo tavolo preferito ancora libero. Si sedette e si guardò intorno, voleva fissare nella sua mente ogni particolare, non voleva dimenticare niente di quella vacanza.
Mentre scorreva il menù, ebbe la chiara percezione di essere osservata, si voltò e vide due occhi scuri che la fissavano. Una corrente elettrica le attraversò il corpo. I due occhi profondi e penetranti appartenevano a un ragazzo che era seduto a un tavolo vicino insieme a una comitiva molto allegra e confusionaria.
Lei fece finta di niente o almeno ci provò, ma quello sguardo sembravano bucarle la schiena.
A toglierla dall’imbarazzo ci pensò il cameriere che le portò il piatto di pasta che aveva ordinato.
Cominciò a mangiare cercando di gustare fino in fondo quel sapore così speciale, ma sentiva che lui non le staccava gli occhi di dosso. Il pensiero la fece sorridere, e improvvisamente, fattasi audace, si girò e ricambiò lo sguardo. Questa schermaglia durò tutta la cena, fino a quando lui si alzò e le si avvicinò facendole scivolare accanto al piatto un bigliettino con il suo numero di telefono.
La serata finì come da copione: passarono la notte insieme nel suo albergo. All’alba si lasciarono e lui le promise amore eterno. L’avrebbe raggiunta in capo al mondo e sarebbero stati felici insieme.
Quando fu al check-in dell’aeroporto, lei sorrideva come non le era successo ormai da anni. Salì sull’aereo, felice come non era mai stata.
Rientrata a casa, trovò sul suo computer numerosi messaggi di lui che, disperato, proclamava il suo amore. L’avrebbe raggiunta quanto prima per una vacanza e sarebbero stati felici. Quella corrispondenza elettronica durò parecchi mesi fino a quando lui le comunicò la data in cui sarebbe arrivato.
Quel giorno all’aeroporto fu bellissimo. Si abbracciarono e si baciarono senza riuscire a staccarsi.
Fu una settimana da favola, lei gli fece visitare la sua città. I posti erano stupendi, ma soprattutto stupendo era il loro amore.
La sera prima della partenza la passarono in casa. Lui le giurava amore senza fine, sarebbe tornato molto presto e sarebbero rimasti insieme per sempre.
Fu una notte meravigliosa.

Sotto la doccia, rivangando tutto il suo passato, sognava e immaginava la sua vita futura.
Mentre si insaponava, sentì la porta del bagno che si apriva e lui che entrava nella doccia. Di nuovo furono un corpo solo.
La felicità la inebriava.
Dopo poco si ritrovarono in cucina per la colazione. L’aereo partiva di lì a poche ore.
Lei stava affettando il pane, quando lui la guardò con occhi tristi.
Lei si sentì stringere il cuore, la lontananza si stava già frapponendo tra loro due?
– È finita, non è possibile continuare la nostra relazione. È troppa la distanza che ci divide, però tu sarai sempre nel mio cuore.
Lei continuò ad affettare il pane come un automa, in silenzio, quante volte aveva sentito quella frase? Si girò e lo fissò sorridente, lui però non si accorse del vuoto in cui si perdevano quegli occhi.
Quel sorriso, per quanto vacuo, lo rincuorava, forse la stava prendendo bene, per cui, con animo sollevato, si accinse a bere il suo caffè senza accorgersi che lei si era avvicinata alle sue spalle.
Il primo colpo di coltello che lo raggiunse gli fece spalancare gli occhi, il secondo e il terzo lo raggiunsero che ormai era riverso sul tavolo. Ora erano gli occhi di lui, quegli occhi così scuri e profondi di cui si era perdutamente innamorata a essere persi nel nulla.
Alla vista di quel corpo senza vita, lei si riscosse e sorrise: nessuno l’avrebbe mai più presa in giro.

 

Luisa Bonaccorsi

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Recensione – La tentazione di essere felici

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CAMBIAMENTO: è quello che si avverte nel protagonista della storia. Se una persona vuole veramente cambiare può farlo e non importa quale sia la sua età, tutto è possibile grazie alla volontà e spesso è l’età a darti questa possibilità, come nel caso di Cesare, solo quando capisce che ormai la vita va avanti, decide di cambiare.

ANZIANITÀ: gli anziani sono i protagonisti della vicenda, quelli che si mettono in gioco e provano almeno in parte a cambiare il corso delle cose ma lo fanno con la consapevolezza di essere in ritardo e di non averlo fatto quando era ora. Rivedono nei figli e nei nipoti la staticità che era anche loro alla stessa età.

PAURA: è una paura infame di quelle che ci sono in ognuno di noi ma non si manifestano in maniera chiara perché non sono rivolte a qualcosa di concreto. É la paura dei cambiamenti dello status quo, la paura dell’osare, del fare un salto nel vuoto che non sappiamo quanto male possa fare.  Questo libro spiega in maniera diretta e chiara come troppo spesso e nei più svariati ambiti preferiamo rimanere fissi piuttosto di saltare nel vuoto anche se il mondo in cui viviamo non ci piace e non ci fa star bene.

 

Erika Franceschini

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Bugia

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Allontanò da sé il lenzuolo di seta e scese dal letto, nuda.
Lui riposava perso in qualche sogno.
Il momento si avvicinava e un brivido le percorse la schiena.
Sul comodino, la busta bianca sembrava scintillare al buio.

Si strinse fra le braccia. Le pizzicò per essere sicura che quelle sensazioni le stesse vivendo per davvero, che non fosse uno scherzo beffardo della sua immaginazione.
La pelle è giudice infallibile nel riconoscere la realtà.

Qualcosa le richiamò alla mente un film del suo regista preferito, quello in cui un ladro rubava informazioni dall’inconscio delle proprie vittime.
In una scena spiegava che delle situazioni vissute in sogno non si conosce il principio, non sappiamo come siamo arrivati in quel posto, non sappiamo perché stiamo prendendo un caffè con quella persona. Siamo lì e basta e lo accettiamo.
Lei però sapeva come aveva raggiunto quella camera da letto, non era certo quello in discussione.
C’era stato un semaforo, poi un altro, quel posto con il nome strano…

Un rumore, qualcosa vibra, la borsetta!

Lo sentì grugnire col naso per poi girarsi di lato. Sembrava così tranquillo, quell’uomo dormiva il sonno dei vincenti. Lo invidiava per questo.
Si orientò come meglio poté nell’oscurità, i piedi nudi assaggiavano la moquette cercando di evitare ostacoli. Poi eccoli, i suoi vestiti sparpagliati un po’ per terra e un po’ sul tavolino in legno antico.
Trovò la borsa a tracolla sotto la camicetta. Riuscì ad aprirlo con una frenetica serie di movimenti.
Cercò il telefono e provando a non fare il minimo rumore riuscì a rispondere «Rimani in linea» disse, soffocando un urlo sterile in un sussurro.
Poi corse in punta di piedi verso la porta del bagno.
Movimenti goffi, la porta che si chiude alle spalle, la chiave che si gira. Sentirsi al sicuro.
Ma da cosa?
– Sonia, sono atterrato a Macau poco fa, sono un po’ scombussolato. Stavi già dormendo?
– No, tranquillo.
– Non sei a casa? Non rispondevi al telefono.
– Ero sotto la doccia scusami
– Tutto bene?
– … Sì. Sì.
– Sonia?! Sai che non mi piace quando fai così…
– Sì, scusami Franco. Tutto bene. Sai come mi sento quando parti. Mi manchi…
– Sai che si tratta di lavoro.
– Tranquillo, lo so. Che tempo fa lì?
– Che tempo? Limpido, sembra primavera.
– Beato te. Franco scusami ora, ma sto davvero crollando. Ti auguro la buonanotte, o meglio il buongiorno. Ci sentiamo più tardi.

Sonia chiuse la telefonata, indossò un accappatoio di spugna e rientrò in camera da letto.
Lui era vestito di tutto punto nel suo completo grigio. Come lo aveva lasciato.
Ora era sveglio, con la schiena appoggiata al muro. Impassibile. Guardava un telegiornale h24 alla televisione, il bagliore azzurro dello schermo assorbiva parte dell’oscurità. Fuori dall’albergo regnava il respiro della città dormiente. Sonia non poté che ammirare ancora una volta i suoi lineamenti, duri ma raffinati da un taglio di occhi quasi orientale.

Non voleva dormire sola proprio questa notte.

L’uomo sembrava ignorarla, scosse la testa e prese a ridere, una notizia lo aveva colpito.
Sonia si avvicinò allo schermo per vederci chiaro, lesse il banner in fondo allo schermo e nemmeno lei riuscì a trattenersi da un riso amaro.

– Tuo marito ha capito?
– Credo di sì. Anzi ne sono sicura.
– Bene.
– Mi ha detto che a Macau c’è bel tempo.
– Ancora poco e sarà tutto finito
– Ho paura.
– Non devi averne, filerà tutto liscio. Sei sicura che abbia trovato il biglietto?
– Sì, ero nascosta nella cabina armadio. Si è davvero trattenuto dal non fare coriandoli. Di me e del biglietto. Non se lo aspettava proprio.
– Bene.
– Un quarto a mezzanotte, secondo te verrà?
– Ne sono sicuro.
L’uomo si alzò dal letto e andò a darsi una rinfrescata in bagno, la fondina spuntava da sotto la giacca.
– E quella?
– È un giocattolo. Odio le armi.
– Certo che sei strano forte.
Le fece un occhiolino e le consigliò di rimettersi sotto le lenzuola, faceva freddo nella stanza.

Prima arrivò il baccano, poi le grida:
– Lo so che sei qui puttana. Vi faccio il culo a tutti e due!
L’uomo uscì dal bagno e si nascose dietro la porta, appoggiandosi in modo inequivocabile un dito alla bocca.
Limitandosi all’uso del labiale disse alla donna di aprire la porta.
Fece in tempo a sbloccare la maniglia che l’ennesima spinta di Franco la travolse. Sonia cadde a terra e il marito l’assalì come un cane rabbioso.
– Tu! Tu! Lurida… Lui dov’è? Dov’è?
Sonia aggrappandosi ad ogni residuo di coraggio, restò impassibile davanti a quella furia.
Franco alzò il braccio e la donna si preparò al peggio. Chiuse gli occhi indifesa. Ancora una volta.
Poi quel rumore di biscotti secchi e lo schiaffo che non arrivava mai.
Sonia aprì timidamente gli occhi scoprendo meravigliata che i biscotti erano le ossa della mano di Franco, cinta dall’uomo. Sul volto del marito era scalfita un’indelebile maschera di dolore, mentre con l’altra mano cercava invano di liberarsi dalla morsa.
– Chi cazzo sei tu? – riuscì a sillabare Franco tra un gemito e l’altro.
– Un investigatore privato. Sonia ha chiesto i miei servizi.
– Un investigatore? Sonia, ma perché?
– Perché? Hai anche il coraggio di chiederlo? Ecco perché!

Sonia prese la busta bianca dal comodino e ne vuotò il contenuto sotto gli occhi di Franco.
Incontri clandestini. Donne diverse. Tradimenti. La verità dietro la menzogna delle sue trasferte.
– Io ti ho sempre aspettato a casa come un’idiota! Schiava della tua gelosia! Schiava!
Lasciò partire un calcio diretto alle parti intime di Franco che gli mozzò il fiato.
– Potevi almeno informarti, oggi cominciava uno sciopero dei voli di quarantotto ore. Sono stufa delle tue bugie! Mi hai capito?
Stava per colpirlo di nuovo, quando l’uomo si parò tra lei e il marito.
– Basta così. Quanto a te, se ti lascio andare te ne starai buono buono?
Franco si limitò ad annuire fra le lacrime.
– Ora vattene! Ti contatterà l’avvocato di Sonia, dopodomani al massimo.

In qualche modo il marito si rialzò, e si avviò verso la porta.
Quando rimasero soli Sonia, ancora tremante per lo shock, riuscì a prendere la parola.
– Ti avevo avvertito dei suoi scatti di violenza, sono due anni che vivo prigioniera in casa mia. Ma ora, Come facevi a essere così sicuro che il piano avrebbe funzionato?
– Istinto, fortuna e poi…
L’uomo estrasse la pistola dalla fondina, aprì il tamburo e le mostrò i proiettili all’interno.
Rimase sconcertata.
– Siamo tutti dei bugiardi, in un modo o nell’altro, è questione di sopravvivenza.
– Qual è il tuo nome? – chiese la donna.
– Ora torna a dormire.
Le scostò una ciocca di capelli e le baciò la fronte. Un gesto semplice che bastò a tranquillizzarla.
Lo vide accasciarsi sul letto e chiudere gli occhi, come se tutto il trambusto di poco prima fosse stato solo un brutto sogno.
Seguì il suo esempio.

La mattina si svegliò fra le lenzuola di seta, sola e senza più domande.

Andrea Moretti

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Recensione – Casi umani

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ACCATTIVANTE: così si dimostra il libro, l’ho letto in una sola sera, era troppo divertente. Scritto con un taglio tragicomico del quale si ha sempre bisogno. In fin dei conti, casi umani ne troviamo tutti e sapere che anche ad una donna famosa capitano delle assurdità fa stare bene, alla fine siamo tutti uguali.

ASSURDI: così definirei i maschi incontrati, in effetti nell’introduzione, l’autrice avverte che alcune cose successe sono talmente strane che sono difficili da credere. Più di una volta leggendo, ammetto di aver pensato che la realtà supera di gran lunga la fantasia e che ‘ Beautiful’ era nulla in confronto.

Erika Franceschini

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Galleggiare

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Allontanò da sé il lenzuolo di seta e scese dal letto, nuda. Lui riposava perso in qualche sogno, di certo galleggiando alla deriva cullato da onde leggere in un mare con diverse sfumature, una per ogni vino e alcoolico tracannati. La zattera, robusta e ampia, era un assemblaggio di cibi forti e resistenti: Diana sorrise e si augurò che lo fossero davvero, che rifiutassero di affondare e di essere digeriti. E che quel povero bastardo potesse restare al largo per anni, senza rivedere quella terra che lei voleva raggiungere e su cui lasciarsi finalmente cadere, per riposare, godere il relax della sabbia calda. Non ne ricordava il nome, non aveva importanza, sapeva che il suo era un sogno a occhi aperti e quel tipo palestrato dalle fattezze arabe avrebbe fatto la fine degli altri. E non vedeva la propria di fine: ormai in doppia cifra da parecchio, entrata nel giro sei anni addietro durante una festa, l’ultima di tante e la prima di molte altre. Diana, come la cacciatrice. E dimmi, da dove arrivi? – chiese la donna – Ma soprattutto perché non ti ho mai visto? Non sei una che non fa voltare gli uomini.

Forse perché sei una femmina, come me – disse lei sorseggiando annoiata dal bicchiere che liberava bollicine.

Hai detto la cosa giusta, siamo due femmine: alle donne spetta fare certe cose, quelle come noi vivono altre vite.

Diana lasciò il bicchiere con perfetto tempismo sul vassoio librato in un volo virtuale dal cameriere. Il gesto fulmineo di un ballo cadenzato.

Fin qui tutto ok, ma non so ancora con chi sto parlando. E come hai saputo il mio nome?

Margot, disse porgendo la destra ti basti questo. Giochiamo a carte scoperte, so chi sei e cosa vorresti fare, ma non serve dire chi me lo ha raccontato. Fino a dove puoi spingerti?

Gli occhi verdi si incatenarono a quelli neri delle donna di fronte, una ventina di anni in più e tutta l’esperienza di questi. Capelli biondi, trucco sapiente e unghie curate. Mano morbida, liscia e accogliente. Il resto lo intuiva attraverso l’abito che si adattava alle curve del corpo, letali per i piloti inesperti.

Mi interessa iniziare il viaggio, disse Nadia serrando la mano di Margot – sono puntuale alle partenze e mi muovo con bagaglio leggero. Non mi manca il tempo e non ho fretta di arrivare.

Allora siamo d’accordo, ho il tuo telefono e mi farò viva domani. Solo una cosa, ti mando un numero via WhatsApp: chiamalo e vai, ti servono vestiti nuovi. E i capelli poi, quel nero no, proprio non va.

Scarlet Diana impiegò poche settimane a confermare l’intuizione di Margot e divenne presto la più richiesta nel “catalogo” on-line di escort, sedicenti accompagnatrici, figure sensuali e invitanti. Nella brochure era descritta come la più adatta a chi giungeva dall’estero, preferiva uomini tra i trenta e i quaranta e concedeva un massimo di due incontri. L’anonimato dei clienti era garantito con transazioni mediate da provider stranieri: la spesa era fatturata come soggiorno di lusso in resort dotati di terme e ristorante gourmet. Le ville protette da sistemi di sicurezza efficaci e discreti in cui Diana e le altre di Margot trascorrevano l’unica notte concessa ai ricchi e sfortunati clienti.

Il primo era stato un test di valutazione, come per le ragazze che l’avevano preceduta e quelle che sarebbero seguite. Il programma degli incontri futuri: la cena a cinque stelle, la camera e il sesso, la bottiglia di vino nel secchiello con il ghiaccio.

Fai tutto ciò che ti chiede, gli aveva detto Margot – ma fingi di bere quell’ultimo bicchiere.

Sonnifero? Una droga?

Sei sveglia, non mi sbagliavo.

Volete derubarlo? Avrà qualche migliaia di Euro, un Rolex e l’auto, non mi sembra un bottino ricco.

E di lui che ne facciamo?

Posso spremerlo nella seconda notte, poi ciao ciao.

Ha qualcosa di più prezioso di pochi soldi e un orologio. – sentenziò Margot Poi non bisogna credere a tutto ciò che promette una brochure.

Dopo il vino l’uomo sprofondò nel sonno chimico. Entrò nella suite un uomo di mezza età, piccolo, bianco e dall’aspetto innocuo seguito da Sender, l’autista di Margot, nero e solido come una quercia. L’uomo pallido prese il polso al cliente di Diana, un manager tedesco di quarant’anni anni, gli palpò l’addome, ascoltò il torace ed esaminò occhi e bocca di quel manichino robusto fatto di carne, ossa e organi.

È un po’ al limite con l’età, ma gli anni biologici sono dieci in meno. Direi che possa andare.

Sender prese il telefono e compose rapido un numero.

Tutto ok. disse.

Poco dopo entrarono due giovani con una barella su cui deposero il cliente narcotizzato.

Muoviamoci, disse il piccolo uomo – non ho intenzione di dargli altro veleno.

I quattro e il tedesco uscirono, Margot si materializzò sulla soglia e sorrise.

Brava, non hai fallito e ho vinto la scommessa. Sender ha detto che avresti iniziato a fare domande. Sarebbe stato doloroso perderti.

È solo lavoro, ma amo farlo bene.

Ci renderà bene e avrai la tua parte, gli organi sono già piazzati e il tipo è in salute. Peccato che la controfigura debba morire carbonizzata nella bella Audi da settantamila Euro.

Era solo lavoro, ma a trentuno anni e settanta cadaveri alle spalle la libertà chiedeva un piccolo spazio. La cifra accantonata era a sei zeri, non aveva spese in bilancio e Margot si occupava del look, della sua forma fisica e della salute. Vacanze e trasgressione però non erano contemplate.

Sei il mio investimento migliore, – le disse alla ennesima festa – neanch’io nei miei anni d’oro sono mai stata al tuo livello.

Margot fece un cenno discreto con il capo ad un giovane in smoking di origini indiane, forse, gli occhi viola e un idea di sorriso.

Jippur ti presento Diana, questa sera sarai il suo cavaliere. – Guardando poi la giovane donna – Divertitevi, lo meritate.

E per una notte non ci fu lavoro, il sesso sembrò quasi amore, la stanchezza era piacevolmente reale.

Non sei stanco di questa vita?

Diana accarezzava il petto di Jippur, sollevato da intervalli lenti.

Cos’altro potrei fare, ho trentacinque anni e la cosa che mi riesce meglio è arpionare donne ricche e sole.

Che non lasceranno nulla una volta scomparse.

Non mi riguarda. Nella vita c’è chi si accontenta di galleggiare e chi nuota, decido io dove andare e non la corrente. Ho una catena, mi accontento che sia lunga.

Mai pensato di tagliarla?

Nemmeno una volta, ma basta chiacchiere, il vino si raffredda e il mattino è ancora lontano.

Margot osservando i due che si univano ancora scosse la testa, sollevò la cornetta del telefono e continuò a fissare il monitor.

Peccato, disse al video in bianco e nero – avresti fatto parecchia strada.

Poi parlò nel telefono.

Sender, porta il dottore e gli altri. Non subito, lasciamole altri venti minuti di libertà.

Marco Moretti

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Recensione – Voglio una vita a forma di me

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DEDICA: se un libro inizia con la dedica “A tutte le culone”, ha già la mia approvazione. A questa segue una citazione di Dolly Parton: “Scopri chi sei e rivendicalo”. Non è ancora iniziato il romanzo, ma già mi ha conquistato.

CONCORSI: Willowdean è la protagonista del romanzo. Una ragazza rotonda, morbida, insomma, grassa. La madre è stata reginetta di bellezza e nonostante gli anni trascorsi, non si è ancora staccata da quell’immagine. Questo perché, nella cittadina in cui vivono, quel concorso di bellezza è il fulcro della vita sociale. Per buona parte dell’anno, tutto gira attorno a esso. Inaspettatamente, anche Willowdean si ritroverà a esserne risucchiata, ma non sarà un semplice coinvolgimento, sarà uno sconvolgente uragano.

MUSICA: Dolly Parton è onnipresente. Non sapevo chi fosse e sono andata a cercarla. Quando ho capito chi era, tutto è diventato più chiaro. Non è solo musica, Dolly è esagerazione, stile di vita. E in questa ottica si collegano tutti i problemi adolescenziali di Willowdean. Amicizia, problemi con la madre, primo amore e inadeguatezza fisica. Come risolvere tutto? Bè, esagerando!
È un libro che consiglio alle ragazze, alle adolescenti. Eppure ha preso un sacco anche me, che sono da almeno 15 anni (e sono ottimista) fuori da quel periodo infame. Letto in tre giorni, che avrebbero potuto essere due. Avrà aiutato anche il fatto di sentirmi dalla parte delle culone.

Monica Spigariol

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Cuori rossi a colazione

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Allontanò da sé il lenzuolo di seta e scese dal letto, nuda. Lui riposava perso in qualche sogno.

Rimase in piedi, con tenerezza lo guardava dormire. Lei viveva il suo sogno ad occhi aperti ogni giorno, da quando lo aveva conosciuto. L’aveva accolta nella sua casa, tra le sue braccia e amata. Il loro era stato uno di quegli incontri che i più definirebbero casuale, ma nulla nella vita di lei accadeva per caso. A tutto c’era una ragione, per quanto illogica fosse. E più era assurda, tanto era vera. Sospirò profondamente, con leggerezza e sorrise. Si sentiva felice.
Gli accarezzò i capelli arruffati e lasciò sulla sua fronte la lieve traccia di un bacio. Ricordò la prima volta che lo vide ad un festival in città. Difficile non notarlo per via della sua altezza e del suo modo di essere diverso da qualsiasi altro. Indossava sempre uno strano cappellino e camicie appariscenti che gli donavano un’aria strana, tanto da farle supporre fosse uno di quei tipi che portano guai. Questa fu la sua prima impressione: immotivata e tutt’altro che positiva.
Camminando per le vie lo trovava ovunque, il più delle volte seduto sulla strada a chiacchierare in compagnia. Che ragazzo strano , pensava. Anche in quei frangenti la vista di lui le suscitava un sorriso ilare. Erano soltanto brevissimi passaggi durante i quali le loro vite si avvicinavano in un rapido scambio di sensazioni appena accennate. Questione di secondi e la vita di lei riprendeva a scorrere normalmente; il suo pensiero per lui era già lontano e proiettato altrove.
Ros si mosse al tocco di lei e alzò il sopracciglio cercando di metterla a fuoco. Sussurrò un roco: – dove vai?- come per richiamarla a sé e richiuse gli occhi. Lei non aveva intenzione di andarsene, ma non era sua abitudine dormire fino a tardi. In cucina avrebbe trovato qualcosa da sgranocchiare, poi lo avrebbe raggiunto di nuovo a letto dove si sarebbe raggomitolata al suo fianco e si sarebbe fatta coccolare dai suoi abbracci.
– Da nessuna parte, resto qui!- , disse dolcemente scoccandogli un bacio sulle labbra. Ros rispose al tocco morbido, sicuro e si riaddormentò. Il suo sogno continuava.
Lei si guardò attorno. L’ambiente era fresco e confortevole, insolitamente ordinato per essere l’appartamento di un ragazzo. Le piaceva anche per quello. Quando Ros sapeva del suo arrivo si preoccupava di riordinare e di comprare le sue pastine preferite. Voleva farla sentire a casa e ci riusciva perfettamente. Si scostò dal letto, agguantò una crostatina al cioccolato dalla mensola della cucina e raggiunse la finestra. L’aria vivace del mattino era il preludio dell’autunno ormai alle porte.
Le giornate calde e soleggiate diventavano soltanto il ricordo di una stagione passata in fretta. Lo aveva conosciuto in una di quelle lunghe serate estive, quando ancora continuava nella sua idea che lui portasse guai e manteneva una distanza di sicurezza. Ma, come spesso accade, le situazioni più belle nascono senza cercarle, così, all’improvviso e inaspettatamente.
Lei stava camminando e chiacchierando animatamente con un’amica quando vide il ragazzo porta guai andare verso di loro, anch’esso accompagnato da un amico. Spinta dall’euforia degli eventi lo aveva salutato e non si sa come si erano ritrovati tutti in allegra compagnia a fare chiacchiere e raccontare di sé. Là dove si erano incontrati si erano fermati, seduti sull’asfalto caldo nel bel mezzo della strada. Era stato un momento perfetto.
Il porta guai si rivelò un essere interessante, dalla mente curiosa e brillante, pronto a chiedere e ad ascoltare. Lei si accorse solo allora della sua bellezza. Mentre gli parlava la guardava con uno sguardo intenso e tenero. Lui le sedeva vicino e per mimare alcuni avvenimenti della conversazione le prendeva e le stringeva il braccio. Era contenta. I minuti passavano, le ore anche, ma non le importava. Con lui accanto ogni preoccupazione si scioglieva e tutto diventava leggero. Quella sensazione, da quando c’era lui, non l’aveva più abbandonata.
Respirò l’arrivo del nuovo giorno e con il gusto del cioccolato ancora da assaporare si mosse per la casa attenta a non fare rumore. Non voleva svegliarlo. Doveva riposare. Aveva studiato tanto per preparare un esame e lei lo aveva interrogato. Era preparato e lo avrebbe superato con successo, ne era sicura. Le piaceva aiutarlo, come lui aveva aiutato lei. Ros aveva colmato un grande vuoto, una voragine che apparteneva al passato.
L’aveva presa per mano quando tutto sembrava perduto e guidata verso la stabilità. Il loro tempo insieme era scandito dalla semplicità e dalla spensieratezza. Mano nella mano continuavano a vivere in un nido fatto di serenità e di amore.
Ritornò verso il letto afferrando con le dita le ultime briciole, non voleva gettare via nulla di tale dolcezza. Scese di nuovo sotto il lenzuolo di seta profumato. Ros la sentì, allungò un braccio e la attirò verso sé. Il corpo esile di lei divenne uno con il corpo avvolgente di lui.
Ros è il presente, la loro fase del raccolto e il momento del loro riposo insieme.

Sara Suzzi

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