Il mio giorno più lungo

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Fu quello il momento in cui decisi di restare.

Non avevo alternative, volevo molto bene a Caterina, le ero affezionato. Lei invece era, senza dubbio, molto innamorata di me.
Mentre l’abbracciavo pensavo a Sabrina, che mi stava aspettando alla fermata del bus davanti a scuola.
– Ora devo andare, devo parlare con i miei. Passo da te più tardi.
– Ok – mi ha risposto asciugando le lacrime.
– Tranquilla piccola. Risolviamo.
L’ho salutata con un rapido bacio sulle labbra; mi sembravano strane, diverse, sconosciute.
Andando verso lo scooter ho chiamato Sabrina. Ho inventato una scusa idiota a cui ha creduto subito, sono partito sgommando nel ghiaino davanti al liceo e mi sono immesso nel traffico.
Dentro al casco provavo e riprovavo il discorso che avrei fatto a casa. Cercavo di immaginare la reazione di mia madre, mio padre, perfino mia nonna. Era impossibile prevederle, l’avevo fatta grossa stavolta.
Non sono andato a casa subito. Ammetto di non averne avuto il coraggio: invece sono andato al parchetto, dove ero certo di trovare Gio. Mi sono seduto di fianco a lui sullo schienale della panchina. Guardandomi le scarpe, gli ho detto quello che mi era successo. Mi ha passato la canna che stava fumando, ho fatto tre tiri avidi e gliel’ho finita. Speravo potesse cancellarmi i pensieri nella mente, ma neanche quella ha funzionato. Dopo averne fumata un’altra in completo silenzio, ha finalmente cominciato a parlare.
– Bro, quella ti ha incastrato. Io te l’avevo detto di starci attento. Quella è innamorata e vuole legarti a lei… a vita!
– Porca puttana, sono proprio un coglione!
– Ma come cazzo è successo?
– Che ne so!
– Puoi sempre convincerla ad abortire… siamo nel 2017 cazzo!
– Non vuole, gliel’ho già chiesto…
– Allora che se lo tenga lei! Abbiamo la maturità quest’anno, è già una merda così. Mica vorrai un moccioso che piange e caga a tutte le ore!
– Sono nella merda. I miei mi ammazzano stavolta.
Ci siamo fumati un’altra canna in religioso silenzio e poi siamo andati via, ognuno sul suo scooter. Per fortuna la mente era abbastanza offuscata per poter formulare ulteriori pensieri. Ho parcheggiato nel vicolo sotto casa e fatto i gradini delle scale a tre alla volta per non aspettare l’ascensore. Ma se avessi saputo cosa mi aspettava a casa, forse non sarei mai tornato. Appena aperta la porta d’ingresso mi sono trovato davanti i miei genitori, Caterina e i suoi. L’apocalisse, mia madre aveva le lacrime e lo sguardo di chi sta morendo dentro, mio padre era incazzato nero. Sapevano tutto. Come aveva potuto farmi questo Caterina? Volevo affrontare da solo i miei genitori. Il mio sguardo truce parlava per me. Loro invece discutevano della situazione; cosa fare, cosa non fare, chi avrebbe fatto cosa. Sembrava che io non esistessi. Stavano programmando la mia vita e io sembravo un mero spettatore, in piedi di fronte a loro seduti al tavolo della cucina.
L’unica a cui sembrava non fregare nulla era mia nonna. Seduta sul divano in soggiorno continuava a seguire la discussione tra i partecipanti all’“Isola dei famosi” che si insultavano dalla D’Urso.
Forse ho sbagliato: in realtà fu quello il momento in cui decisi di restare. Non che avessi molta scelta.
Poi è successo; l’effetto della marijuana di Gio ha cominciato a farsi sentire prepotente e sono sbottato:
– Non parlate come se io non ci sia… questa cosa riguarda anche me, cazzo!
– Mi sembra che tu abbia già fatto abbastanza!
La risposta del padre di Caterina mi ha fatto salire la rabbia.
– Ah sì? Guarda che mi risulta fossimo in due e che a tua figlia non sia affatto dispiaciuto! – gli ho ringhiato contro.
A quel punto è intervenuto mio padre: ha chiuso la riunione, chiedendo ai nostri ospiti di lasciarci soli.
Appena se ne sono andati ci siamo seduti tutti e tre a tavola e abbiamo discusso a lungo. I miei si sono offerti di aiutarci a patto che io finissi il liceo e poi continuassi il più possibile con quelli che erano i miei piani per il futuro. Sono stati molto comprensivi, diversamente da come mi aspettavo. Mia madre era molto delusa: anche se non me l’ha mai detto, so che dentro stava soffrendo per il suo unico figlio che si stava rovinando la vita.
Prima di andare a chiudermi in camera, sono passato dal divano dove la nonna era alle prese con i problemi dei protagonisti de “Il segreto”. Mi ha guardato e accarezzandomi il viso ha detto: – I bambini sono un dono di Dio, Alex. E Dio non ti manderebbe mai una sfida che tu non possa affrontare.
– Ma cazzo nonna… proprio a me?
– Incomincia a non dire più parolacce… e a smettere di fumare. Guarda che occhi che hai…
La nonna rimarrà sempre il mio mito personale. Le ho sorriso e sono andato a chiudermi in camera mia.
Ho trovato vari messaggi vocali di Caterina sul cellulare, ma non avevo voglia di sentirla.
Poi mi ha mandato un messaggio in cui mi comunicava l’appuntamento per l’indomani pomeriggio dal ginecologo.
Quella notte ho fatto vari incubi. Mi sono alzato alle 3:00 perché mi sentivo male. Ho vomitato non solo la cena, ma anche tutto il mio dolore. Mentre stavo rannicchiato a terra vicino al water ho sentito la mano fresca di mia madre sulla fronte e le sue parole dolci all’orecchio –andrà tutto bene, amore –.
Quella notte ho pianto, tra le braccia di mia madre, come non facevo da anni.
Il pomeriggio del giorno dopo sono andato all’indirizzo che mi aveva indicato Caterina. L’ho trovata lì, impaurita quanto me con la madre al suo fianco: eravamo due ragazzini di fronte a una cosa più grande di noi. Ho ascoltato con attenzione quello che ci diceva il ginecologo fino a quando ha acceso l’ecografo.
Da quel momento ho sentito solo il battito del cuore del mio bambino.
E ora sono certo che fu quello il momento in cui decisi di restare.

 

Serena Pavan

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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5 risposte a Il mio giorno più lungo

  1. Musa ha detto:

    Che carino!!

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  2. ElenaRigon ha detto:

    Che meraviglia!!!

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  3. Luisa ha detto:

    Brava! Scritto molto bene.

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