Ballo di morte

– Salivo le scale e di colpo il pavimento è diventato il soffitto e dai muri sono cominciati a uscire tanti coniglietti colorati.
– Credevo fossimo passati oltre, le vis… – fece, ma s’interruppe subito. Non era facile stare a sentire le elucubrazioni mentali.
– No! Erano coniglietti colorati, vestiti da majorette, che ammiccavano maliziosi!
Sospirò.
Punto di partenza, – sarà meglio ricominciare.

Questo era uno dei momenti in cui la sua mente vagava in un mondo diverso, dove gli animali ballavano e volavano senza avere bisogno di ali. Erano i momenti peggiori, l’inizio del delirio che non portava mai niente di buono con sé.
– Mi guardavano e ammiccavano, poi uno di loro si è avvicinato al mio orecchio, piano piano mi ha detto una cosa!
– Cosa ti ha detto?
– Non posso dirtelo, è un segreto. – sembrava un bambino ma in realtà non lo era.
– Ma tra noi non ci sono segreti, ti ricordi?
– Ma questo sì, mi dispiace, non posso. Io e lui siamo amici da tanto, lo devo aiutare, capisci?
– Io però divento triste se mi dici così, se mi escludi
– Lo aveva detto lui, che avresti detto così. Ballava e mi diceva, vedrai che la dottoressa ti dirà che è triste perché ci sono io. Vuole dividerci, ma io ti conosco, lei no. Lui lo aveva detto. Lui ha ragione. Lui balla, è felice e ha ragione. Tu no. Tu sei seria, mi guardi strana e hai torto.
Angelo si era alzato dalla sedia, Silvia si era resa conto che stava perdendo il controllo della situazione e non poteva permetterselo. Sorrise.
– Non guardo strano te, ho..ho una brutta giornata, sono un po’ triste di mio. Scusami.
– Tu hai sempre quello sguardo.
Hai visto? Ci vuole dividere ancora. Ora che mi hai ritrovato, ora che ci hai ritrovato. Senti la musica, dai balla con noi. Vedi lei non balla, lei ti guarda. Ha paura, sì ha paura anche lei. Vai ora balla con noi, balla su di lei. Su ora, daaaaaaai.
– Non posso, non posso, su di lei no!
– Cosa non puoi?– chiese Silvia
– Non sto parlando con te!
Vuole sapere i nostri segreti, non dirglieli! Sono solo nostri! Dai balla, balla!

– Ballare,sììììì ballare!
Quell’uomo alto, dalle spalle larghe, dalle mani grandi e forti ballava in mezzo al marciapiede, i suoi vestiti erano sudici, chiazzati di sangue. Lui sorrideva felice.
– Ciao Dottoressa, vieni balla con me. Balla… Ma cosa ti è successo alla guancia e all’occhio? Povera signorina.
La prese con le mani sporche e la tirò a sé ballando un finto valzer. Silvia era schifata e in fondo arrabbiata ma non poteva mostrarlo, lo avrebbe perso e lui le avrebbe fatto male ancora.
– Hai visto come sono felici? Ballano con noi. Hanno messo il tutù e lo smoking della festa, ho detto che vestiti da majorette non mi piacevano. I maschietti vestiti da donnine non vanno bene.
Hai visto Grufus che carino? Lui è il capo e quindi lo ha messo rosso. Sono bellissimi, sono felici. Sono fieri di me. Sai?
– Sono contenta per te, ma ora meglio se andiamo.
Si lasciò ammanettare e mettere in auto ma Silvia non salì con lui. Aveva fallito e lui se ne sarebbe tornato in carcere.
– Perché non vieni con me? Hai detto che andavamo a casa.
– No… ho solo detto che andavamo, ma non posso venire con te. Arriverò domani, ora hai bisogno di riposarti perché hai ballato tanto.
– Io non sono stanco!– protestò.
Hai visto ti ha abbandonato di nuovo, non ti ha lasciato ballare con noi. Vuole solo dividerci. Lo ha fatto di nuovo e ora se ne va.
– Ma lei vuole aiutarmi!
No, no ti sbagli, vuole rovinarti. Se rimani qui, ti porteranno in quel posto buio, dove non puoi ballare. Di nuovo lì dentro. Ma tu non lo vuoi, vero?
– No, non voglio!
E allora balla ancora, più forte di prima. Questi uomini con la divisa blu non lo sanno fare, devi mostrargli il meglio di te.
 
I coniglietti vestiti a festa ballavano attorno a lui, dentro a quell’auto. Cominciò a divincolarsi.
– Noooooo!– urlò Silvia, non sapeva cosa fare.
Il poliziotto non riuscì a chiudere la porta in tempo e divenne un’arma contro di lui. Il suo collega aveva tirato fuori la pistola, ma sapeva di non poter sparare a un uomo disarmato e ammanettato, lo minacciava senza alcuna risposta.
L’omone grande e grosso continuava a ballare, si fiondò a danzare sul poliziotto che si stava rialzando, con un calcio sul mento lo fece svenire e ci salì sopra a roteare.
L’altro poliziotto urlava, Silvia urlava. Lui ballava, mentre dalla bocca del suo piedistallo usciva sangue. Ne aveva ucciso un altro con il suo ballo, l’ennesimo e ora si dirigeva verso di lei.
Non vuole ballare con te, guardala, perché non è felice di ballare? Non si merita la tua amicizia e il tuo rispetto perché lei non balla. Non ti capisce, non ti capisce.
Non mi capisci, Non mi capisci! – diceva avvicinandosi sempre più.
Silvia cominciò a correre, lui la seguiva.
Prendila, prendila. Scappa da te, come può scappare da te?
 
Pum. Un solo colpo. Quel corpo grande e grosso cadde mentre ballava, cadde inerme, in avanti. Aveva finito di ballare.

Erika Franceschini

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Informazioni su scritturavirale

Un’amante della lettura e del cinema che scrive fantasy, ma non solo. Una mente persa in altri mondi, dove si affollano storie e personaggi pronti a raccontarsi.
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