Multidimenzionalizzazione

Ah, era quello il suo nome. Com’era strano attribuire a quella parola un significato diverso, dopo tanto tempo che già lo conoscevo senza mai sapere come chiamarlo.

Presi quell’affare tra le mani, rigirandolo per osservarlo meglio, era troppo freddo eppure era piacevole stringerne l’impugnatura. Aveva distrutto un intero mondo, anzi, tutta la dimensione in cui era stato creato e in quel momento lo tenevo tra le mani nella sala a 0D.
Il suo creatore era davanti a me, col sorriso beffardo. Lui sapeva che bastava un semplice click per distruggere il creato, almeno quello di un’altra dimensione. Dai dati in possesso alla squadra di recupero avevo capito che la sua creazione era stata fortuita. Che spreco di capacità: uno scienziato ridotto a distruttore di intere realtà.
Mi fermai a pensare a quanto poteva essere pericolosa quell’arma di distruzione di realtà parallele e lanciando un ultimo sguardo al suo creatore ammisi. – Si può dire che avete avuto un bel coraggio, ser.
– Oppure che nel nome della scienza tutto è lecito.
– I gerarchi albanesi dicevano così, almeno nella dimensione da cui provengo.
Lo scienziato scrollò le spalle, – nella mia erano tedeschi, – ammise.
– Corsi e ricorsi.
– Carnefici e altri carnefici, ma non era mia intenzione.
Sorrisi, era la scusa di tutti. Lo dissi.
Lui rise e scrollò le spalle. – Dovrebbe essere confortante, gli umani sono uguali in tutte le dimensioni.
– Invece è solo triste.
Chiusi quel dimensiocida nella stasi del campo a zero dimensioni e uscii dalla sezione. Erano dieci anni che facevo quel maledetto lavoro, dieci anni che vedevo innumerevoli versioni della Terra, così tante da averne perso il conto. Persino il significato cominciava a sfuggirmi: erano così tante che non serviva difenderle, distrutta una c’erano ancora abbastanza dimensioni per perdersi.
A meno che non ci fosse stato un altro trascendente.

Era successo il suo secondo giorno lì, nella stazione di monitoraggio dimensionale.
I trascendenti erano quelli che riuscivano a vedere attraverso le dimensioni: esseri umani modificati geneticamente o alterati dal caso che in diverse dimensioni riuscivano a proiettare la loro presenza attraverso diversi piani d’esistenza e il loro passatempo preferito era farsi chiamare divinità.
L’ultimo che avevano avuto si faceva chiamare Grande Juju, non aveva stigmate come l’altro o cugini invadenti che amavano fare la guerra. Juju aveva solo un’avidità spropositata.
Aveva attraversato i piani di esistenza per accumulare ricchezze, rubando quadri da diverse Terre, portandole nella sua. Così era arrivato un Munch accanto a un Gargiulo, un Hobb affianco a un Romulando e per quanto mi sforzassi di capire cosa lo spingesse a sprecare il dono di poter attraversare le dimensioni nell’essere un ladruncolo, dovevo ammettere che era stato bravo. Finché non era stato preso.
Avevamo preso anche l’altro: prima che riuscisse a svignarsela, a quel tempo sulla sua Terra lo avevano crocifisso.

Mi stancai di ricordare quei folli, anche io avevo lo stesso dono, come tutti i miei colleghi, ma noi sapevamo limitarci: viaggiavamo solo in dimensioni attigue, senza grandi sconvolgimenti. Da dove venivo io l’Impero Romano non era mai caduto e i grattacieli di Roma Nova svettavano sull’isola di Manhattan. Certo, anche nella mia Terra c’erano stati dittatori, guerre globali e armi di distruzione di massa, ma l’Impero aveva perseverato, non c’era stato tutto l’oscurantismo della Terra da dove veniva il dimensiocida e forse era proprio quello il motivo per cui lui aveva distrutto il suo piano d’esistenza: la sua Terra era marcia e se qualcuno avesse mai imparato a viaggiare attraverso le dimensioni, avrebbe fatto anche di peggio.
Forse avrei addirittura dovuto considerarlo un salvatore?
Si poteva chiamare così un uomo in grado di spegnere tutte quelle vite con un semplice click? Ripensai al nome che aveva dato alla sua arma.
Nullificatore.
Sembrava un nome stupido e forse lo era, ma ne rispecchiava l’effetto: un’intera dimensione con pianeti, stelle, galassie e tutto il resto era andato in fumo. Se c’era un’arma in grado di distruggere un’intera realtà, perché non poteva essercene un’altra che la ricostruiva? Magari senza guerre e atrocità, senza dittatori e usurpatori.
Quello che l’avrebbe creata sarebbe stato davvero una divinità da adorare. Un creatore.
Feci una smorfia, davvero pensavo a quelle idiozie già a metà del turno? Dovevo distrarmi.
Inconsciamente estrassi dalla 0D la stessa cella che avevo esaminato poco prima, entrandoci di nuovo.
– Ci vediamo ancora. È strano essere lì dentro, è tutto immobile.
Storsi il naso per il suo tono saccente. – Sono passate meno di otto ore, ser.
– Oh. Allora vuole continuare l’interrogatorio?
– Voglio sapere se è possibile invertire gli effetti della sua arma!
Il prigioniero fece un sorriso beffardo, battendo l’indice sulle labbra. – Il Nullificatore non è progettato per questo, non doveva essere un’arma, ma le bobine di induz…
– Dottore! – Lo richiamai, non era mia curiosità e il tempo oggettivo non si muoveva a 0D, quindi il mio turno non sarebbe finito se l’avessi passato lì dentro. – Può tagliare la parte tecnica?
– Va bene. Potrebbe essere invertito il differenziale, in questo modo invece di cancellare… – La sua voce scemò nel silenzio.
– Vada avanti!
– Creare! Oh, sarebbe bello, ma le conseguenze? Nuove dimensioni, incontrollate, la matematica non è uno scherzo e giocare coi numeri non è facile. Lo farò se me ne verrà riconosciuto il merito. Dare di nuovo vita a gerarchi nazisti e campi di concentramento, non mi esalta. Però la libertà ne vale la pena.
Non mi soffermai a pensare alle sue farneticazioni. Stavo per fare una cosa assurda, tanto pericolosa da farmi finire nella 0D insieme ai miei stessi prigionieri. Sbloccai il Nullificatore.
– Ora devo solo invertirlo e tutti sapranno che Gerome Octavian Davison è il creatore di una nuova infinità di universi! Sembra quasi divertente! G.O.D. Creations Ltd, ho persino il nome della società, devo solo inventarmi il logo giusto!
Lo lasciai andare e prima che finisse il mio turno avevo segnalazioni da tutte le reti di sensori: altri universi erano sbucati dal nulla, altro lavoro e altri pazzoidi con la voglia di distruggere le loro dimensioni erano pronti a finire nelle celle a 0D.

Davide Zampatori

Annunci

Informazioni su scritturavirale

Un’amante della lettura e del cinema che scrive fantasy, ma non solo. Una mente persa in altri mondi, dove si affollano storie e personaggi pronti a raccontarsi.
Questa voce è stata pubblicata in Davide Zampatori, Incipit, Scrittori in Corso e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...