Crescere

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Chiudo la porta di casa con un calcio. Butto a terra tutto quello che ho in mano e mi avvio veloce verso il bagno togliendomi di dosso i vestiti ad ogni passo. Mi infilo nella doccia e cerco di lavare via il più in fretta possibile tutto quello che mi sento addosso.

Ti guardavano tutti!
Non avrei voluto essere nei tuoi panni…
Tu da sola contro sei di loro…
Mi risuonano in mente tutte quelle voci, il rumore dei microfoni, il loro alito sul collo.
L’imbarazzo, una nuova condizione e non ho idea di come dovrei sentirmi. Le altre, poi, continuavano a dirmi che era una passeggiata, che dopo il primo minuto ti sembra quasi una cosa naturale, con tutti quegli occhi puntati addosso.
Una volta per tutte, laurearsi non è una cosa semplice, non è gratificante, non è bello.
Mi punto addosso il soffione della doccia a mo’ di microfono cantando una canzone di Luciano Rossi, immaginando di dedicarla alla commissione. Sì, di certo “Ammazzate oh” non è un pezzo che te la manda a dire.
– Signorina, ma quindi questi Ciprì e Maresco che lei vuol farci passare come neo-neorealismo non fanno altro che sconcezze atroci a danno della religione e del senso del pudore!
La tipica apertura mentale di un luminare.
La realtà contemporanea è esattamente questo, ma con meno polvere (a seconda delle zone di provenienza). L’unica soluzione sarebbe prendere tutti i professori dall’altro lato del lungo tavolone e portarli in una stanza con videoproiettore, collegarlo a internet e mostrargli certe pagine e certi gruppi nascosti di facebook.
– Ecco, professore, a quanto può vedere l’uomo che si scopava la gallina in “Totò che visse due volte” non è tanto peggio di questo ragazzo che ha legato un cane alla macchina prima di partire.
Il bisogno artistico di mostrare il disagio nelle sue molteplici sfaccettature, per aprire gli occhi. Bello trovare le frasi giuste dopo tre ore, dà tanta soddisfazione e accresce l’ego e l’ulcera.
E poi il cinema è la mia religione! È lui ad essere offensivo nei miei confronti, è un oltraggio a tutto quello che ho sempre amato della sua libertà artistica (quando la produzione non decide di ammazzare l’io creativo di registi e sceneggiatori).
– Ma infatti è stato messo sotto censura all’uscita nelle sale, anzi, all’inizio non permisero neanche la diffusione nei vari cinema…
Ottimo, professore, degno di Ponzio Pilato. Per fortuna ci siamo visti qualche giorno prima della discussione.
– L’argomento è spinoso, i temi trattati hanno… diciamo… una certa imponenza, ma in fin dei conti dobbiamo aprire gli occhi alla critica vecchia, fumosa e barbona. La cultura sta perdendo il nerbo, ma non si preoccupi, la spalleggerò in tutto e per tutto!
Un applauso per il paladino di ‘sto cazzo, che alla fine ha solo fatto un assist alla commissione.
La co-relatrice non si è neanche presentata, ha mandato una mail a un altro giudicante, che l’ha letta al microfono. – Il lavoro, non condivisibile nel suo tema, è svolto bene. Il nodo cruciale della questione si risolve nella piena sociologia, argomento che non mi compete. Da professoressa di Storia del teatro non posso che rimettermi, nel voto, alla decisione del collega di Storia del cinema, qualunque essa sia. – Sicuramente l’ultimo pezzo di frase non andava letto. Non si sono neanche sentiti per concordare insieme il punteggio da dare alla tesi, ‘sti mentecatti.
Esco dalla doccia e mi asciugo di fretta, non vedo l’ora di piantarmi nel pigiama, per fortuna la festa la farò sabato, altri quattro giorni di limbo.
– Per i poteri conferitimi dal Magnifico Rettore, la dichiaro Dottore in… eh, ogni anno cambiano nome alla facoltà. Comunque… Un attimo metto gli occhiali: Dottore in Linguistica, filologia e tradizioni letterarie europee con la seguente votazione…
Non sa nemmeno in che facoltà insegna, bene. Il suo ego si è però gonfiato alle risate del “suo” pubblico.
– Centonove.
La beffa.
Dallo scherzo alla tragedia: all’aperitivo tutti che parlavano di quel punto mancato, di quell’ultimo pezzettino mancante, e come se non bastasse, tuo padre: – A questo punto facciamo una cosa, non ritiriamola, tanto sarebbero quasi diciannove euro di marca da bollo e manco sarebbe bello appenderla al muro.
Le battutine insopportabili in tutto il bar…
Già con la laurea in lettere non ci fai niente, figurati ora
Alla fine è mancato un punto per arrivare alla pari degli altri disoccupati
Che poi è il mercato che è proprio saturo di gente che usa ‘sta storia di lettere per studiare di meno
 
La sciatteria del pensiero contemporaneo mi sta martoriando l’intelletto! Non posso sopportare oltre, devo buttarmi sul materasso, ricoprirmi di coperte e spegnere il cervello.

La suoneria. Sempre così, ogni volta che si riesce a chiudere occhio. Meglio rispondere al cellulare.
– Ehi, bella, ho appena saputo che ti sei laureata, congratulazioni! Allora… benvenuta nel mondo dei disoccupati!
E ride.
L’ultima parte di mondo ancora tollerabile, gli amici, viene a cadere.
La vita è infame.
Laurearsi, in fin dei conti, è consapevolezza.

Aniello di Maio

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Informazioni su scritturavirale

Un’amante della lettura e del cinema che scrive fantasy, ma non solo. Una mente persa in altri mondi, dove si affollano storie e personaggi pronti a raccontarsi.
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2 risposte a Crescere

  1. malosmannaja ha detto:

    ahinoi è così verosimile che potrebbe essere un pezzo di cronaca. Ciprì e Maresco (ma soprattutto Ciprì) sono di gran lunga troppo geniali per i neuroni intossicati dal clostridium piddini del professore universitario medio. il racconto è ben scritto e scatena un sincero moto d’empatia nel lettore. epperò, una botta al cerchio e una alla botte: anche la protagonista un po’ se l’è cercata! essendosi iscritta a un corso di laurea in Linguistica, filologia e tradizioni letterarie *europee*, la tesi doveva farla sul Checco Zalone di “quo vado?”.
    : ))
    in tal modo, invece di parlare della morte di Dio, del nichilismo nietzscheiano, dell’antiretorica, della sofferenza pasolinana, della sfrontatezza bunueliana o dell’arte come forma di creatività non commerciale, avrebbe potuto demonizzare impiegati pubblici, diritti dei lavoratori e posto fisso, nonché beatificare euro, disoccupazione/precarizzazione e svalutazione del lavoratore-merce. buffo no? a questo punto, cosa resta da fare alla povera protagonista del racconto? mmm… ma certo! “crescere” davvero, come suggerisce Checco Zalone, e convertirsi alla “filosofia di vita” dell’emigrante all’estero…
    : ((

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  2. Aniello di Maio ha detto:

    Il problema è che si capisce troppo tardi di essersela cercata, iscrivendosi a Lettere xD

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