Ricomincio da qui

Ricomincio da qui_solo immagineEccola che scende dalla macchina, il suo profumo mi arriva da lì, e… oddio, che gambe. Mi sento tremare ogni singola vena, puro amore. Risponde al telefono. Una voce calda e avvolgente, di quelle che creano lo strano effetto del… non saprei spiegarlo se non con la sensazione dello sciogliersi della parte interna del petto, ma in effetti è un’immagine poco romantica quasi quanto la parola “stalker”, come mi chiamano lei e il mio agente di custodia, comediavolosichiama.

A me sembra esagerato e pure abusato. Adesso va di moda, ma io volevo solo capire. E per farlo avevo bisogno di vederla e vedere com’è quando non sa che la stai osservando.
Tra l’altro il povero Giuseppe non è difficile da seminare. Leggermente sovrappeso, porta su di sé anche il fardello di un lavoro sottopagato che fa solo perché è un posto fisso, un lavoro statale. Non è una missione la sua, ma una banale scelta di convenienza. Non vuole salvare il mondo dai delinquenti Giuseppe. Vuole solo dar da mangiare ai suoi figli, in questa terra che gli sembra ostile, piena di nebbia, freddo e persone schive.
Ho parlato spesso con lui e questo la dice lunga su di me. Sono una brava persona, portata all’ascolto. Il termine “stalker” non mi si addice. Lei ha fatto di tutto per farmi sembrare il mostro che non sono. Nemmeno Giuseppe lo crede.
Anche stamattina sto rischiando. Ma la osservo da lontano, solo per sapere come vanno le cose. Voglio vedere se è tranquilla e distesa o se c’è aria di tempesta.
Parla al telefono con un sorriso accennato sulle labbra e si tocca i capelli.
Si siede al tavolino esterno di un locale diverso da quello dove fa colazione di solito. È tornata alle sue abitudini, non ha più “paura” di me. E’ passato del tempo e sa che, con tutto il casino inutile che ha tirato su, non mi posso avvicinare. Va sempre nello stesso bar e siede sempre allo stesso tavolo e alla stessa ora. Ma stamattina ha cambiato locale e soprattutto zona della città. Voglio capire perché.

Sorride civettuola al cameriere che le chiede l’ordinazione. Nemmeno lui è immune al suo fascino. Si vede perché le risponde leggermente in imbarazzo tentando di suscitare il suo interesse.
È molto carina. Oggi indossa una gonna, un po’ troppo corta per i miei gusti, e dei tacchi molto alti. Sta stretta nel trench color panna. Non ammette di avere freddo, ma è evidente che ha calcolato male la temperatura esterna. Sposta i lunghi capelli neri tutti sul lato sinistro. Questo mi permette di vederle bene il collo. Penso che la sua pelle debba essere davvero di seta. Quando arriva il cameriere con la sua ordinazione, toglie gli occhiali da sole e gli sorride. Le ha disegnato un sole sulla schiuma. Almeno la colazione è rimasta la solita. Cappuccino e una brioche vuota, integrale.
Mette il dolcificante nella tazza e lo mescola con una certa eleganza, muovendo piano le sue dita lunghe con le unghie appena rifatte e laccate di rosso.
La brioche non la addenta, ne strappa dei pezzetti piccoli con le dita e li mastica piano, forse per non rovinare il trucco.
È una ragazza molto appariscente. Per questo non ho mai capito che cosa c’entrasse con lui. Sono due persone completamente diverse. E non sono fatti l’uno per l’altra, a mio parere. Lui è schivo, direi addirittura timido, semplice, tranquillo. Lei si fa notare, sempre impeccabile e un vulcano di energia. Gli opposti si attraggono dicono, ma qui siamo agli antipodi. Soprattutto non avrei mai pensato che lui potesse apprezzare un tipo di donna del genere.
Osservandola nella sua routine ho capito tante cose. Su di lei, su di lui, su di me.
Per questo trovo inappropriato il termine “stalker”. Non l’ho mai fatto per metterla a disagio o farla sentire impaurita. E credo che non lo sia neanche mai stata. E’ un ruolo quello che sta recitando. Fa la vittima, la povera ragazza indifesa che non è. Invece è furba e calcolatrice. Infatti è riuscita nel suo intento: allontanare me e far sentire lui in dovere di difenderla. Ecco come le cose sono precipitate.
Io la seguivo solo per capire come fosse, se l’idea che avevo di lei fosse esatta.
A parte qualche messaggio su messanger di Facebook, non le ho mai scritto niente di pericoloso.
È stata una mia imprudenza e ammetto che erano un po’ pesanti, ma la rabbia e la delusione ti fanno scrivere cose che magari non pensi. E non è che lei si fosse comportata bene con me. Questo va precisato. Infatti è stata un’attenuante che mi ha aiutato nei successivi problemi legali.
Ho cominciato a seguirla dopo il torto che lei ha fatto a me. Speravo di cogliere qualcosa che non andava con lui; che soffrissero un po’, come ho sofferto io.
Poi ho capito che questa cosa era riuscita a rivoltarla contro di me, dipingendomi come una persona malata e pericolosa che non sono. E lui si è stretto ancora di più a lei, per proteggerla da un male che non esisteva. Ho perso la mia battaglia perché quando ti confronti con persone meschine dovresti essere superiore, ma purtroppo è più facile cadere nel loro tranello e abbassarsi al loro livello. Ho pianto, ho imprecato, li ho maledetti con tutte le mie forze. Ma risalire da quel buco nero è stata la mia più grande rivincita.
Fino a oggi.
Mentre è intenta a guardare il suo cellulare, la raggiunge un uomo al tavolo. Si sorridono. Il cameriere arriva per prendere la sua ordinazione e lui gli dice cosa vuole senza nemmeno guardarlo. I suoi occhi sono fissi su di lei e con la mano tocca la sua poggiata sul tavolo. Appena il povero cameriere deluso se ne va, lui le si avvicina all’orecchio e le sussurra qualcosa con un ghigno beffardo sulle labbra; lei ride portando indietro la testa. In quel momento lui le prende il viso tra le mani e la bacia, prima sulla guancia e poi sulla bocca. E io scatto un paio di foto in sequenza e fisso sul mio telefono questi istanti preziosi.
Potrei inviarli al suo ragazzo, ho ancora il suo numero.
Ma decido di essere superiore e me ne vado via, sorridendo.
Ho avuto la mia vendetta. A lui non dirò niente. Se lo scoprirà da solo, forse, capirà cosa ho passato io. E quando soffrirà sentendosi un coglione, io saprò di aver vinto.
Mi sistemo gli auricolari nelle orecchie e me ne vado. Passo per casa a mettere le mie scarpe con il tacco. Da oggi inizia la mia nuova vita.
Sono libera.
Ricomincio da qui.

Serena Pavan

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Informazioni su scritturavirale

Un’amante della lettura e del cinema che scrive fantasy, ma non solo. Una mente persa in altri mondi, dove si affollano storie e personaggi pronti a raccontarsi.
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