La Diva

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– Dimmi J, cosa sarei io? – un sorriso perfido rivela quanto è conscio ma allo stesso tempo perso.
Estraggo la glock e punto alla testa, nei suoi occhi la totale assenza di paura; solo i folli non sanno cosa sia. Tolgo la sicura.
– Un perdente.

– Devo riconoscere che hai fegato, ma non ti salverà. Non stavolta.
– Come vuoi, peccato che io sia… – esita per un attimo, chiude la bocca e si paralizza. Gira di scatto la testa – Oh! Maledizione!
– Stoooooop! – Da dietro la cinepresa, Roman il regista, interrompe tutto.
– Cazzo, scusate. Non riesco a essere spontaneo dopo trenta volta che ripetiamo la scena! – Erik si alza – Le prime dieci erano perfette!
– Questo lo dici tu! Erik ho bisogno di riprendere da più angolature e voglio la perfezione. Sai farlo!
Il mio collega sbuffa, guardandomi nervoso. – Facciamo una pausa? – Chiede, studiando la mia reazione con la coda dell’occhio.
– Ok, farà bene a tutti. Venti minuti di pausa! – Roman si gira verso l’assistente e gli chiede qualcosa.
Mantenendo il silenzio, mi dirigo verso il mio camerino, con quella stupida pistola finta ancora nella mano. Sbatto la porta e mi siedo davanti allo specchio, lanciando l’arma sul tavolino. Dopo trenta secondi il mio assistente, che in realtà è solo la mia balia quando il mio agente è impegnato, arriva velocemente.
– Anita, stai andando da Dio!
Uno dei suoi compiti è motivarmi. Gli riesce da schifo, fa davvero pena nel suo lavoro. La sua fortuna è di essere il ragazzo meno fastidioso fra quelli che il mio agente mi aveva proposto.
– Grazie, tesoro – mi sfilo le scarpe, sono scomodissime. Non credo che un’assassina a pagamento metterebbe un tacco dodici, ma i costumi non li faccio io. Io recito e basta. – Peccato che quell’idiota di Erik non ricordi mai un cazzo.
– Già, devi avere pazienza con lui. La sua incompetenza risalta le tue qualità.
– Hai ragione – lo guardo stupita, allora il tipo non ha solo un bel culo – Per favore, prendimi dell’acqua e fa sapere a Roman che sono infastidita dalla pausa. Devo ricevere un po’ di attenzioni o il mio ego ne risentirà.
– Va bene! – Il ragazzo prende l’acqua dal frigobar vicino al divanetto dietro di me e me la porge, dopo di che esce per fare ciò che gli ho detto.
Mi passo la bottiglietta sul collo, alla ricerca di un po’ di sollievo. Quelle luci artificiali trasformano lo studio in un forno. Inoltre, il completo che sono costretta a indossare è troppo pesante. Mi sento tutta appiccicosa dopo trentacinque volte che ripetiamo la stessa scena. Non trenta, quell’idiota di Erik non sa nemmeno contare o è troppo impegnato a pensare alla stagista che si scopa nel camerino durante le “pause”.
– Anita cara! – Roman entra quasi correndo.
Non lo guardo neanche, facendo finta di rimirarmi allo specchio. – Roman.
– Stai andando alla grande, sei per-fet-ta!
– Lo so bene, Roman – mi giro con fare scocciato, – si chiama professionalità. Mi pagano per recitare.
– Ti meriti ogni centesimo! – Mi sorride, ma scontrandosi col mio malumore, cambia tattica. Si accuccia, di modo da trovarsi faccia a faccia con me. Mi prende le mani. – Anita lo so che lavorare con Erik non è facile, ma la produzione ha insistito perché fosse il tuo coprotagonista. È amato dal grande pubblico; con quel suo viso d’angelo li ha fregati tutti.
Alzo gli occhi al cielo. Dio solo sa cosa ci veda la gente in quell’arrogante figlio di puttana. Il povero Roman cosa può fare se non cercare di avere il meglio da lui e finire le riprese il prima possibile?
– Lo so bene, Roman.
– Per questo ti chiedo di avere pazienza e continuare a fare quello che stai facendo. Da te mi aspetto di più. So benissimo che non sei solo un bel visino e che hai lavorato molto per arrivare qui! Sei una persona su cui si può fare affidamento. – Stringe le mie mani e aspetta una mia conferma.
Annuisco, con un angolo della bocca tirato su.
– Perfetto! – sorride, mi bacia la guancia ed esce.
– Tesoro, chiudi la porta. Voglio provare a rilassarmi per almeno dieci minuti – piego le braccia sul tavolinetto e ci appoggio la testa. Dopo qualche secondo sento le mani di James sulle spalle. Mi tiro su e lo guardo dallo specchio. – Cosa diavolo fai?
– Ho fatto il massaggiatore professionista, lascia fare a me.
Lo guardo sospettosa, ma dopo qualche secondo devo ricredermi. Il ragazzo ha delle mani magiche. Mi sento davvero più leggera. Chissà se sa usarle così bene anche da qualche altra parte.
Torno a osservarlo, mi cade l’occhio sul badge appuntato alla camicia.
Cosa vai a pensare, Anita?
Lo guardo bene. È carino. Non è la solita bellezza da star, ma la cosa non mi dispiace, anzi. Sembra essere un po’ più giovane di me, ma l’importante è che sia maggiorenne. Cerco di distogliere la mia attenzione da lui, ma quelle mani iniziano a torturare la mia libido.
Sfilo la giacca del completo di modo che lui possa continuare la sua opera.
Lo fisso negli occhi con lo sguardo magnetico che uso nelle scene da femme fatale e inizio a sbottonarmi la camicia. I suoi occhi si aprono leggermente, stupiti. Un sorriso accattivante si dipinge sul mio volto, mentre prendo la sua mano e la accompagno fino a toccare uno dei miei seni.
Guardo dallo specchio mentre mi accarezza e mi sento come se stessi guardando un mio film. James inizia a torturarmi di piacere, mentre con la mano libera scopre la mia spalla e inizia a baciarla.
Mi perdo, spegnendo il cervello, mentre i baci si avvicinano al collo. Lo lascio fare per un po’, poi mi alzo e lo prendo per la camicia, spingendolo contro il tavolino. Afferro i suoi capelli, tirandogli la testa indietro.
Il suo odore mi guida, le mie labbra s’infiammano contro il profilo della sua mascella, vorrebbe prendere il sopravvento, ma glielo impedisco. Incontro il suo sguardo e ci vedo il mio stesso desiderio.
Assaporo le sue labbra, sfiorandole con i denti per invogliarlo a prendere le mie. Non c’è niente di dolce nel mio bacio, lui se ne accorge e diventa audace, sfilandomi la camicia. Continua a baciarmi, scende verso il mio seno, e con una mano spinge il mio bacino verso di lui.
Mi ascolto ansimare, mentre sento la sua erezione contro di me e il mio corpo si infuoca. Lo afferro di nuovo e lo spingo sul divano, mettendo in atto il mio personale show. Mi spoglio lentamente mentre lui mi fissa: i primi a volare via sono i pantaloni e gli slip. Mi piace togliere tutto insieme, gli uomini ne rimangono sempre piacevolmente sorpresi. Tolgo il reggiseno e osservo la sua espressione incredula. È come se non avesse mai visto il corpo nudo di una bella donna in vita sua. Sorrido maliziosa e mi avvicino. Gli sfilo la camicia e accarezzo il suo petto nudo fino ad arrivare alla sua cintura. Infilo una mano nei suoi pantaloni, sentendo il suo respiro che si fa irregolare. Lo stuzzico un po’, ma mi stufo subito. Voglio farlo mio. Finisco di spogliarlo e gli salgo sopra per vedere la sua reazione dall’alto verso il basso.
Sono io la star, mi prendo sempre ciò che desidero.

Sara Fiore

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Informazioni su scritturavirale

Un’amante della lettura e del cinema che scrive fantasy, ma non solo. Una mente persa in altri mondi, dove si affollano storie e personaggi pronti a raccontarsi.
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Una risposta a La Diva

  1. Fabio Piovesan ha detto:

    Non sono un espertone, ma da quel che leggo nei romanzi le Glock non dovrebbero avere la sicura…

    Mi piace

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