Cambiamento

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– Ho deciso così, non chiedermi altro!

La finestra lasciava entrare uno spiraglio di sole, sul suo viso la falce di luce sembrava ancora più luminosa. Cercai di capire come si potesse uscirne, ma non c’era altra scelta. Quando prendevo una decisione non tornavo più indietro.

 

Mi girai e uscii dalla porta, se avessi aspettato un minuto in più avrebbe potuto convincermi a rimanere. In realtà sapevo che non sarebbe bastato così poco per far finire tutto ma ci speravo. Andai a casa e mi feci una doccia, ancora con l’accappatoio addosso presi un sacchetto e ci buttai dentro tutto ciò che riguardava la vita che avevo appena lasciato: foglietti, agende, block notes. Poi cancellai tutti i numeri di telefono nel cellulare, le foto e i messaggi che avevo ancora su whatsapp. Volevo che scomparisse tutto, come per magia.

Appena ebbi finito mi sdraiai sul letto e chiusi gli occhi per qualche secondo, suonò il telefono. Era Martina.

–Come è andata?– mi chiese.

–Ho fatto!– non dissi altro.

–Non c’era altra possibilità!– concluse cercando di convincermi ancora.

–Lo so!– chiusi la telefonata e un brivido mi percorse la schiena. Non mi ero reso conto che avevo ancora l’accappatoio bagnato addosso, mi alzai e cercai nell’armadio una tuta, dovevo averne una anche se non la indossavo da tanto, troppo tempo.

Mi sentivo libero, nuovo…eppure avevo l’ansia che il telefono squillasse, che tutto ricominciasse nuovamente.

Misi un paio di scarpe da ginnastica e uscii, non ricordavo da quanto non uscissi di casa vestito così. Andai al primo negozio di telefonia e cambiai numero. Sulla strada del ritorno mandai un messaggio a Martina: Ho cambiato numero, cancella l’altro e scrivimi qui ma…non darlo a nessuno, per favore! Ci vediamo fra mezz’ora al bar, ti aspetto!

Rispose con una faccina sorridente e il pollicione alto.

 

Quando entrò al bar, la sua espressione mostrò chiaramente la sua perplessità nel vedermi vestito in quel modo, in effetti lei mi aveva conosciuto quando già frequentavo Johnny.

–Cavolo!– riuscì a dire.

–Già, chissà se ti piacerò ancora adesso!– le risposi. In effetti non avevamo mai parlato di questo. Lei mi aveva conosciuto sempre perfettamente tirato, arrivista e soprattutto illegale…era vero,  quando l’aveva scoperto non l’aveva proprio presa bene ed era altrettanto vero che era merito suo se il giorno prima me ne ero andato, ma… a lei era piaciuto il vecchio me.

–Ma che dici? Guarda che cambi quello che fai non quello che sei…potresti trovarti un lavoro… ehm… normale e comportarti uguale.

–Non so, non ci ho mai provato!– dissi riflettendo

– Beh c’è sempre una prima volta!– mi sorrise lei.

Chiacchierammo un bel po’ sul futuro, era tutto da progettare, fantasticammo su mille cose diverse. L’avevo invitata lì pensando di proporle la ricerca di un appartamento nuovo, invece lei mi stupì.

–E se partissimo?– aveva detto lei ad un certo punto.

–Per dove?– le chiesi io.

– Boh, dove capita! Prendiamo e andiamo!– aveva risposto.

Poi aveva preso il telefono e aveva cominciato a digitare parole su google, dopo un po’ aveva solo detto:

– Camper!

–Ok, andiamo a comprarlo!– e così uscimmo.

 

Il bello dei lavori illegali è avere tanti soldi, e subito. Così l’inizio di una nuova vita, in realtà partiva grazie alla vecchia. Non mi piaceva, ma non potevo fare altrimenti.

Lo dissi a Martina mentre andavamo verso la concessionaria. Lei si incupì, capivo che la questione la toccava nel profondo, era contraria a qualsiasi cosa fosse minimamente illegale, figuriamoci a viaggiare in un camper comprato con quei soldi. Quando scese dall’auto, guardò i camper davanti a sé e le s’illuminò lo sguardo, improvvisamente un sorriso le comparve nel volto pensoso, credevo si fosse rassegnata all’idea e invece cominciò a parlare:

– Non è detto che dobbiamo usare i soldi che hai in banca, o meglio li usiamo ora, insieme ai miei, però poi possiamo recuperarli e potresti restituirli a chi li hai rubati.

–Innanzitutto, non li ho rubati ma guadagnati da un lavoro. Sono loro che avevano chiesto un prestito e poi io…– abbassai la voce, –eseguivo solo gli ordini. Li recuperavo solo.

Martina mi abbracciò: –Non ti preoccupare è passato, li restituirai e ti sentirai meglio.

–Ma dove li trovo se compriamo il camper? – le chiesi, non capivo cosa avesse in mente.

–Vendi l’appartamento!– disse.

Non ci avevo pensato. Amavo quell’appartamento, ma effettivamente ogni angolo mi ricordava un passato che volevo abbandonare, oltre al fatto che Johnny sapeva dove vivevo. Beh, mi avrebbe trovato comunque, se l’avesse voluto.

–Hai ragione! Ora andiamo a scegliere! Lo voglio spazioso, luminoso, con un bel bagno!

–Simone, stiamo parlando di un camper, non di una villa, non è che ci vuoi anche la piscina e la sauna?

–Beh, a me a casa piace anche fare l’idromassaggio, dici che non si può?

–Oh Dio, si può tutto con i soldi ma…se vuoi cambiare forse a qualcosa dovrai rinunciare!

Ridemmo assieme. Quella nuova vita mi faceva paura, ma avere Martina accanto era una certezza che mi confortava e tranquillizzava.

E così… dopo tre ore dall’appuntamento con Johnny avevo indossato una tuta, un paio di scarpe da ginnastica, avevo comprato un camper e una bici, messo in vendita l’appartamento, l’automobile e la moto e soprattutto stavo per abbandonare tutte le comodità degli ultimi tre anni senza sapere cosa avrei trovato.

 

Erika Franceschini

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Informazioni su scritturavirale

Un’amante della lettura e del cinema che scrive fantasy, ma non solo. Una mente persa in altri mondi, dove si affollano storie e personaggi pronti a raccontarsi.
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