Il peso della cultura

school-desks-305953_1280Imbecille!

Strutturalista!

Amedeo aveva capito che in effetti sua mamma aveva ragione: mai litigare con un futurista.

A maggior ragione se il soggetto in questione era il figlio di una delle insegnanti.

Il modo più veloce per risolvere il problema con il fastidioso quattr’occhi sarebbe stato di tirargli un bel pugno su quel faccino finto-angelico e odioso. Lo fissava con gli occhietti piccoli e neri, resi ancora più piccoli dai grandi occhiali. Le lenti erano rotonde e contornate da una grossa montatura scura. L’angolo destro della bocca sollevato in un mezzo sorriso di sfida.

Il problema era che Amedeo non poteva essere sicuro che la risposta del saputello fosse esattamente un’offesa. Non aveva la minima idea di cosa significasse “strutturalista”.

Me la pagherai! – gli ringhiò tra i denti allontanandosi.

Nelle restanti ore a scuola meditava la sua vendetta, fissando la nuca del suo antagonista che sedeva rigorosamente in prima fila. L’insegnante lo vedeva più distratto del solito, ma era una cosa a cui era perfettamente abituata. Non sapeva cosa provare ancora per cercare di stimolare la curiosità di Amedeo. Anche quest’anno avrebbe ripetuto alla madre la solita frase: “è un ragazzino intelligente, potrebbe fare molto di più. Ma non si applica”. Cosa poteva fare lei, con il suo magro stipendio di precaria? Meglio concentrarsi su chi poteva darle almeno qualche soddisfazione.

Al suono della campanella Amedeo si alzò per primo e uscì veloce dalla classe. Durante il tragitto a casa non parlò nemmeno con il suo amico concentrandosi sui pedali della bici. Sfogava la sua rabbia spingendo più forte che poteva, tanto che alla fine le gambe gli dolevano. Frenò forte sul ghiaino di casa lasciando una lunga scia. Sapeva già che il padre a cena se ne sarebbe lamentato. Ma se ne fregava. Aveva altro in mente.

Andò diretto nella camera che divideva con la sorella e si fermò davanti alla libreria. Rimase a fissare i grossi volumi di pelle rossa con incise le scritte dorate. Non li aveva mai toccati. L’unica che toccava l’enciclopedia era la mamma, che la spolverava. I suoi genitori l’avevano comprata con non pochi sacrifici, sperando che potesse sollevare in lui la curiosità o che gli potesse servire per le ricerche a scuola. Se non per lui almeno per la sorella, che sembrava la più portata per lo studio tra i due.

P, Q, R, S. Dovrebbe essere questo.

Si sedette a terra di fronte alla libreria, appoggiò il pesante volume sulle gambe incrociate e lo aprì. Odorava di nuovo e le pagine erano lucide.

La madre passò davanti alla sua stanza con in mano i panni asciutti e piegati proprio in quel momento. Alla vista del figlio con il volume dell’enciclopedia poggiato sulle gambe e addirittura aperto, stava per avere un mancamento. Pensò di avere un’allucinazione e si diede un pizzicotto. Sognò ad occhi aperti il figlio medico, con il camice bianco, seduto dietro la scrivania mentre sfogliava il volume dell’enciclopedia. Fu risvegliata bruscamente dal suono della voce di Amedeo che la fissava con sguardo truce – Che vuoi? Che cavolo hai da fissarmi?

E in un attimo eccola tornata alla triste realtà. Cosa era successo al suo bambino che la riempiva di baci e l’abbracciava forte? Non si era accorta del passaggio dal “mamma sei la migliore del mondo” al “tu non capisci niente! Ti odio!”.

Niente Amedeo, passavo solo. Continua la tua ricerca tesoro! È per la scuola?

Più o meno – rispose Amedeo alzandosi per chiudere la porta della camera.

Dopo avere ripristinato la sua privacy sfogliò veloce il volume, muovendo le dita sulle pagine lucide – S, T… Strutturalista: esponente del strutturalismo… Aaaaahhhhh che nervoso! – urlò rosso in volto, proseguendo la sua ricerca – Strutturalismo! Eccolo!

Lesse tutta la descrizione riportata. La rilesse. La rilesse una terza volta.

Ma che cavolo vuol dire? Non ho capito un bel niente! – disse alzando gli occhi dal volume.

Rimase per un po’ seduto a pensare, fissando la parete della camera; poi la sua rabbia esplose − Domani me la pagherai razza di saputello!

La madre era ancora davanti alla sua porta e quasi le venne un infarto quando Amedeo la aprì di scatto e le si parò davanti imbronciato, con le orecchie rosse.

Abbozzò un sorriso e gli chiese se era tutto apposto. Ottenne solo un grugnito di risposta.

Hai imparato qualcosa di nuovo Amedeo?

Puoi ben dirlo. E domani lo metterò in pratica.

Sul viso della madre, orgogliosa, si aprì un enorme sorriso.

Appena arrivato a scuola il mattino dopo Amedeo, con il volume dell’enciclopedia sotto il braccio, cercò subito Carlo. Con una forte spinta lo fece cadere a terra e gli gettò addosso il volume pesante.

Ecco qui, razza di imbecille! Lo senti il peso della cultura? – urlò diretto verso Carlo che incredulo e intrappolato tra il volume dell’enciclopedia e Amedeo che gli si era gettato sopra, non riusciva a muoversi.

Le grida attirarono l’attenzione della bidella che accorse facendosi largo tra la folla di ragazzini curiosi che ridevano. Mentre aiutava Carlo ad alzarsi chiese ad Amedeo il motivo di quell’assalto.

Perché è secchione, saputello, saccente, presuntuoso, pedante, petulante, seccante, pedissequo, altezzoso, arrogante, borioso, tedioso, spocchioso. La sua protervia mi esaspera.

Poi prendendo fiato, rosso di rabbia in volto aggiunse: − E adesso andate anche voi a perdere tempo a cercare il significato sull’enciclopedia!

Serena Pavan

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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2 risposte a Il peso della cultura

  1. Fabio Piovesan ha detto:

    Hahahaha bella chiusura!
    (segnalo un “del strutturalismo”)

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  2. Aniello di Maio ha detto:

    ahahahahah c’è un messaggio velato, per caso? xD

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