L’inventario mentale

galaxy-1335475_1920Nella vita ci sono tante cose importanti, ma solo una è fondamentale; l’avevi imparato fin troppo presto.

Non ti fidare di nessuno, neanche di tuo padre. Te l’aveva insegnato lui. Quanto avevi? Ma sì, quattro o cinque anni. Ed ora, vent’anni dopo, sei rinchiuso nel bagno ad aspettare non si sa bene cosa. Un consiglio da un anfratto sopito del cervello? Un aiuto da un chissà quale prodigo aiutante? A chi vuoi darla a bere, sai benissimo che la tua non sarà una storia a lieto fine.
Verrà versato del sangue, quasi sicuramente, nonostante la cosa non ti piaccia. E pensare che la violenza la evitavi persino nei videogiochi.

Saponetta, sapone liquido, detersivi, la lavatrice, …
Mentalmente fai l’inventario di quel che c’è nella stanza, cercando di trovare qualcosa di utile. Magari la vita fosse facile come nei cartoni animati: lì l’oggetto utile ha sempre un colore diverso, come staccato da un fondale disegnato prima. Dovresti solo sforzarti, trovare quel minimo di lucidità che da sempre ti manca, smettere con quelle strane astrazioni di pensiero o con quelle manie che a nulla servono in casi, seppur rari, come questo.
A ben pensarci potrei costruire una carrucola e scappare dalla finestra, del resto nella vasca da bagno c’è ancora il pollo di gomma… No. No. Smettila.

Specchio grande, specchietto, spugna, accappatoi, …
Eppure qualche giorno fa stava bene, un papà come tanti altri, giusto un po’ rumoroso e con quel vizio eccessivo del fumo. Anche quella volta, una ventina di anni addietro, stava fumando. Quando la notte gli saliva il bisogno di nicotina andava in cucina e si accendeva la sigaretta sotto la cappa per non lasciare che la puzza scappasse fino in soggiorno.
– Ninì, vieni qua, a papà. Ma tu lo sai quant’è bello il fuoco? No? E vieni qua, tira fuori il ditino…
Nella mente riecheggiava la sua voce, per nulla sopita dalla memoria. Tu eri andato lì solo per bere. Da lì il vizio di tenere sempre una bottiglia d’acqua in camera.

All’improvviso i primi sintomi, martedì: venature violacee nella parte bianca dell’occhio, salivazione aumentata, riduzione dell’articolazione durante discorsi troppo lunghi, pulsazioni aumentate. Di quello non eri sicuro, ma così sembrava dagli atteggiamenti.
– No papà, poi mi scotto…
– …E che papà ti dice le bugie? Non mi credi? Dai, tocca la fiamma.
– Ahia!
– Hai visto? Ora hai imparato che non ti devi fidare di nessuno, neanche di tuo padre.
Può sembrare crudele, ma quell’insegnamento ti è rimasto più di qualsiasi altro. Forse non lo farai a tuo figlio, ma di certo gli racconterai la storia.

Eccolo, ha ricominciato ad attaccare la porta. In quattro giorni è diventato un orso, ma senza peli.
Cotton fioc, asciugamani, asciugacapelli, scopa… SCOPA!
La scopa è l’unica speranza. Devi solo sperare che tua madre abbia fatto in tempo a scappare. Apri di scatto la porta, butti la schiena contro il muro per darti un punto fisso e ficchi con violenza il manico nella cavità orbitale di quel mostro così familiare, un tempo severo ma onesto. Avevi sempre pensato che nelle serie tv si punta ad esagerare le reazioni del corpo. Invece eccolo lì, il sangue che sgorga copioso dal cranio e tutta quella strana carne molliccia che scende lungo la scopa dopo le successive due spinte che hai dato. I suoi movimenti non si sono fermati subito, c’è voluto qualche secondo lungo un’eternità. Non puoi essere oggettivo sulla durata. Forse sei stato un po’ troppo violento.
Grazie papà.

Aniello di Maio

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Informazioni su scritturavirale

Un’amante della lettura e del cinema che scrive fantasy, ma non solo. Una mente persa in altri mondi, dove si affollano storie e personaggi pronti a raccontarsi.
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Una risposta a L’inventario mentale

  1. Fabio Piovesan ha detto:

    trustno1 come insegna Fox Mulder ^_^

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