Inversione di rotta

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Luca mise nella slot machine l’ultima moneta da due euro che aveva, cominciò a premere quei tasti luminosi e osservò il monitor con tutte quelle figure che cambiavano e che erano per lui l’ultima speranza. Quando si fermarono senza esito positivo si sentì morire dentro. Quei due euro erano gli ultimi degli ottocento che aveva prelevato il pomeriggio dalla banca relativi allo stipendio di novembre. Si mise il giubbetto, guardò il portafoglio completamente vuoto, salutò tutti e uscì dalla porta. Fuori iniziò a nevicare. Mentre si incamminava verso casa gli squillò il cellulare – “Amore tra quanto arrivi? Ti sei ricordato di passare a prendere il regalo per Miky?”

Ancora quel pazzo. Era due settimane che continuava a ricevere quei messaggi assurdi, e quando bloccava un numero gli giungevano da un altro. Le parole con cui erano scritti cambiavano, ma il contenuto rimaneva lo stesso: un pazzo maniaco che lo chiamava amore e gli parlava di “Miky”. Ma chi cazzo era poi, Miky.

Una pennellata di fango e neve dal colore di un cappuccino venuto male gli carezzò la faccia mentre una macchina sterzava su una pozzanghera a due passi da lui, e lasciò il mondo dei suoi pensieri per tornare al qui e all’adesso. Non aveva un soldo – anzi, quel poco che aveva l’aveva buttato via – e il vento spietato di metà dicembre non gli portava molta allegria. Casa era piuttosto lontana, e avrebbe dovuto camminare per una ventina di minuti in quel deserto di finestre chiuse e marciapiedi ghiacciati. Mentre si immergeva nuovamente nei suoi pensieri, una gracile signora sui settanta gli passò accanto con le sue buste e pacchiregalo. Andava nella direzione opposta. Una folata di vento improvviso la scaraventò per terra. Luca le corse subito incontro e l’aiutò a rialzarsi. Non era successo niente, per fortuna, ma quella caduta l’aveva spaventato moltissimo.

La signora lo ringraziò molto, mentre lui raccoglieva le sue buste. Lei le riprese in mano e lo ringraziò di nuovo.

“Grazie, lei è molto gentile. Sa, non vorrei rovinarlo…è il regalo per Miky.”

Luca non seppe come rispondere. La fissò negli occhi mentre lei gli sorrise in modo ambiguo e riprese a camminare per la sua strada. Luca continuò a fissarla fino a che lei voltò l’angolo e fu inghiottita dalla bufera che aumentava d’intensità. Le corse dietro. Gli ci vollero dieci secondi prima di raggiungere l’angolo, ma quando girò a destra non vide nessuno. La città era completamente deserta. Cercò di ricordare dove quella donna avesse preso le buste…c’era scritto “Fotoc”, sulle buste. Ma non era giorno di chiusura, per quel supermercato? Tornò sui suoi passi e si diresse verso il Fotoc. Giunse lì in cinque minuti e senza più fiato in corpo. Non poteva essere.

Era tornato allo slot-bar in cui aveva perso tutti i suoi soldi. O meglio, al posto del Fotoc c’era quel bar. Un suo amico, uscito a fumare in quel momento, lo chiamò da lontano.

Ei, ma non te n’eri andato poco fa?”

Luca gli si avvicinò con gli occhi spalancati, balbettando a malapena. Il suo amico continuò.

Non dicevi che saresti andato a comprare il regalo per Miky?”

Luca corse via, terrorizzato. Correva sulla neve con il giubbotto aperto e le scarpe slacciate. Voleva andare a casa, non gli importava più di niente. Voleva tornare a casa. Corse per tutta la città senza mai fermarsi e senza incontrare nessuno. Dopo dieci minuti era tornato al suo quartiere. Rientrò nella sua strada e cominciò a sentirsi confortato, ma c’era qualcosa di strano. C’erano tante persone. Tantissime, e tante automobili. Alcuni di loro avevano delle buste in mano. Arrivò di fronte a casa sua. Due infermieri stavano uscendo dalla porta trascinando un corpo. Avvicinandosi, con orrore vide che era il suo. Fermò un anziano che stava a guardare e gli chiese informazioni.

Ah, sì…è morto stamattina. Si dice che fosse caduto nell’alcol da quando aveva perso tutti i soldi…povero ragazzo.”

Luca non fece neanche in tempo a realizzare quello che il vecchio gli aveva detto, che questi continuò: “Ma tu non hai freddo così vestito, ragazzo? Non è meglio che torni dentro?”

Luca si guardò, e vide che aveva indosso la maglietta dei cassieri del Fotoc. In alto a destra, una targhetta col suo nome. Miky. Due colleghi gli vennero incontro e lo immobilizzarono. Il vecchio rimase un po’ sorpreso.

Miky, torna dentro.”

Ma che fate a questo ragazzo?”

Luca…Luca era il suo migliore amico…l’ha saputo questa mattina mentre era al lavoro. Ha lasciato la cassa ed è corso via. L’abbiamo cercato per ore.”

Mentre lo accompagnavano al chiuso e lo coprivano con dei giubbotti, Miky si voltava indietro a guardare quel cadavere che gli era tanto familiare.

Lo sappiamo Miky…è un macigno da accettare…mettiti al caldo, che tua madre sta per arrivare.”

Era seduto in un angolo vicino ai suoi colleghi. Gli avevano dato una tazza di tè e l’avevano messo al caldo. Passò una mezz’ora. Una voce gli si avvicinò: “Miky…tua madre è arrivata.”

Un’anziana signora gli venne incontro con le buste del Fotoc. Aveva anche il suo regalo, era un po’ ammaccato. Parlando con i colleghi del figlio, raccontava loro che proprio un paio di giorni prima quel Luca l’aveva aiutata a rialzarsi dal marciapiede.

Valerio Dalla Ragione

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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