La mattonella colorata

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Fin da bambino mi ero sempre chiesto perché quella mattonella fosse di un altro colore. Negli anni ho dimenticato, ma qualcosa o qualcuno ha voluto che proprio oggi mi ritrovassi qui.

Seduto sul water non riesco a staccarle gli occhi di dosso, proprio come quando ero piccolo, solo che allora era troppo in alto: tante volte avevo provato a raggiungerla arrampicandomi sul lavandino e rischiando di farmi male. Una sera, distrutto dalla curiosità avevo chiesto a mio padre perché fosse diversa, lui mi aveva risposto:
– Si era rotta e non c’erano i soldi per prenderne una di uguale.
La risposta non mi aveva convinto, perché la nonna era abbastanza ricca, in fin dei conti quello era l’appartamento al mare, avevo insistito ma papà aveva glissato dicendo che mi fissavo troppo sui particolari. Da quella volta non siamo più tornati in questa casa…fino a questa mattina. Mio padre è morto qualche mese fa e solo allora mia madre mi ha detto che la casa era ancora di proprietà della famiglia e io che credevo che mia nonna l’avesse venduta.
– Tieni: queste sono le chiavi della casa al mare, quella dove andavamo quando eri piccolo!- mi ha detto posando il mazzo sul tavolo davanti a me. Ero stupito:
– Mamma, credevo l’avesse venduta la nonna e che non ci fossimo più andati per questo!
– No, è sempre stata lì!- mi ha risposto, poi si è girata ed è andata a giocare con le bambine, fa sempre così quando non vuole parlare. Presi le chiavi in mano e continuai a guardarle ricordando i tanti momenti passati lì. Poi misi le chiavi in tasca.
Sapevo di doverci venire, ma non riuscivo a trovare la forza, pensavo a quanto dovesse essere ridotta male dopo trenta anni di abbandono e questo mi faceva soffrire…eppure qualcosa mi attirava qui.
Stamattina sono partito, oggi sarebbe stato il compleanno di mio padre. Quando ero piccolo venivamo al mare a festeggiarlo, in questa casa.
Ho aperto la porta credendo di trovare ragnatele ovunque invece la casa è perfettamente pulita e identica ad allora. Per nulla abbandonata. Evidentemente qualcuno in questi anni ci è venuto, ma chi? Le domande si affollano nella mia mente mentre giro per le stanze, finché giungo al bagno, come da bambino appena arrivato, dopo il giro di ricognizione, mi fiondavo sul water. Anche oggi come allora. Anche oggi come allora quella piastrella diversa attira la mia attenzione. La fisso immobile, ma ora so che posso arrivarci. Mi riallaccio i pantaloni e mi avvicino, il cuore batte forte, le mani sono lievemente sudate e qualche goccia di sudore solca anche la mia fronte. Sento la stessa adrenalina e ansia di quando ero bambino e ho quasi paura che arrivi mio padre a fermarmi, come allora, ma so che lui non c’è più, so che non può fermarmi, eppure ho paura, ho sempre più paura.
La sfioro piano sperando che non ci sia nulla di strano: è fredda come le altre, spingo lievemente, sotto le mie dita si muove, infilo le unghie sulla fuga per poterla prendere meglio. La curiosità morbosa si è presa il mio corpo e la mia mente, non so se troverò qualcosa, ma ho bisogno di vedere, di scoprire, di sapere. La mattonella non fatica a venir via, era semplicemente appoggiata.
– Aaaaah!- faccio un salto indietro e la piastrella cade a terra scheggiandosi. Un maledetto ragno era appeso a quella cavolo di mattonella. Ho la gola arsa e le mie mani tremano, qualcosa lì dentro mi fa impazzire eppure sono sicuro di non aver mai aperto quel buco, sono sicuro di non sapere cosa c’è. Decido di fermarmi un attimo, è solo un buco, non posso essere così agitato, vado in cucina, lascio andare l’acqua credendo che quei tubi fossero fermi da anni, invece scorre limpida, senza alcun problema, i bicchieri sono sopra il lavabo, come se qualcuno ci vivesse. Bevo. Penso. Bevo. Torno in bagno. Mi avvicino, cerco di guardarci dentro ma è troppo buio, prendo il cellulare dalla tasca e avvio la torcia. Qualcosa mi impedisce di andare veloce, mi asciugo la fronte, temporeggio: se non trovassi nulla? O se trovassi qualcosa di terribile? Chiudo gli occhi, respiro a fondo, li riapro e punto la torcia sul buco. Un foglio, un maledettissimo foglio, niente altro. Tiro un sospiro di sollievo, sorrido, tutta quest’ansia per un pezzo di carta sgualcito e rovinato dall’umidità. Sorrido, nella mia mente era apparso di tutto, ma non una semplice carta. La prendo e vado in cucina a sedermi. Penso a mio padre e mi immagino sia una delle sue poesie, le teneva come reliquie. Ma perché non tornare più in quella casa?
Apro quel foglio per capire fino in fondo cosa lo avesse spinto ad allontanarsi da lì, o meglio a far allontanare me, solo per una poesia.
Non è una poesia, è un certificato di nascita. Il certificato di una bambina, nata il 2 aprile del 1975, due anni prima di me. Si legge solo il nome: Cristina, niente altro. L’umidità ha cancellato l’inchiostro. Non capisco: chi può essere? Una sorella morta? Ma perché non dirmelo? Perché nessuno ne parla? Perché non andiamo in cimitero?
Devo chiamare mia madre, devo capire perché tutto questo mistero.
– Stavo aspettando la tua telefonata!- mia madre non mi saluta nemmeno, risponde così – Silvia mi ha detto che eri andato alla casa al mare. Quella mattonella ti ha sempre incuriosito, non volevi lasciarla in pace. Per noi era troppo dolore. Per questo non ci siamo più tornati con te.
– Cosa significa mamma? Chi era Cristina? Perché non mi avete detto nulla? Chi veniva in questa casa? Chi l’ha tenuta in ordine e pulita tutti questi anni?- mi fermo respiro.
– Chi è Cristina dovresti dire, non è morta! Vieni a casa e ti spiegherò tutto, è una storia molto lunga. Il suo tono è serio, triste. Chiude la comunicazione. Appoggio il telefono indeciso se chiamare Silvia e raccontarle tutto o se partire. Mi gira la testa, sono confuso. Vado in camera e mi distendo sui materassi nudi. Chiudo gli occhi: Cristina, 2 aprile 75, la mattonella diversa.

-Cristina vieni?-
 – Mamma, lei è Chiara, non Cristina!

Mi sveglio di colpo. Un sogno. No. Un ricordo. Ora è chiaro. No, non è chiaro. Ho solo capito chi è Cristina. Chiara. Cristina. Prendo l’auto: devo capire chi è mia cugina o mia sorella.

Erika Franceschini

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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Una risposta a La mattonella colorata

  1. Fabio Piovesan ha detto:

    Forte! Un bel crescendo teso ^_^

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