Io vincerò

2016-11-19-10-05-34Aprì la porta, mentre il piccolo giocava sul divano. Trovò davanti ai suoi occhi due uomini, entrambi con giacca e cravatta e con le loro valigette nere alla mano. Avevano una grande differenza d’età, però le loro facce avevano la stessa espressione. Rimase di sasso, nessuna parola uscì dalla sua bocca. Mio Dio, in che guaio mi sono messa?

– Buonasera signora Bonanni, dovremmo parlarLe, ci fa entrare? – il tono perentorio di quello più anziano faceva intuire che un diniego non era permesso.

Luisa si spostò di lato e lasciò passare i due uomini, chiuse la porta e si diresse verso la cucina dicendo al figlio: – Ricky, la mamma deve parlare con questi due signori, tu intanto gioca qui, accendi la tv se vuoi. – il bambino sorrise soddisfatto e si diresse verso il televisore per accenderlo, mentre i due personaggi si stavano già accomodando al tavolo nella stanza vicina. Luisa entrò per ultima e si chiuse la porta alle spalle, si sedette anche lei e cominciò a guardare quello più anziano negli occhi. – Che bambino vivace, sarebbe…

– Non ci provi – lo zittì Luisa – mi dica cosa volete e basta!

– Una donna decisa, anzi un sindaco deciso, fin troppo! Dovrebbe essere più accondiscendente! – Disse il più anziano. – Più che accondiscendente, dovrei essere più stupida per accettare certe cose, mi dispiace, ma non sono fatta per questo! – La sua voce non era più decisa come prima, sentiva dentro di sé un’ansia terribile e i due uomini se ne resero conto.

Il più giovane prese la parola: – Sindaco, ci pensi un po’, ne parli con suo marito, pensi al suo bambino e al vostro futuro e fra qualche giorno ripassiamo, sarebbe un peccato se non volesse rivederci!

Il suo tono calmo, quasi paterno stonava con la sua giovane età e con il suo lavoro per il signorotto di zona, Luisa storse il naso, stava per dire qualcosa ma il ragazzo le fece cenno di tacere, i due si alzarono e senza dire nulla uscirono dalla cucina, salutarono il bimbo e se ne andarono, chiudendo la porta dietro di loro. Luisa aveva le mani che tremavano, che casino pazzesco pensò. Prese il telefono e chiamò Matteo.

– Che c’è amore? Sono già qui, sto mettendo l’auto in garage – chiese lui – Sali veloce allora, sono in un casino terribile! – la voce di lei tremava. Matteo fece le scale di corsa e arrivò subito.

Vedendo il bimbo che giocava tranquillo tirò un sospiro di sollievo, gli diede un bacio sulla fronte e chiese dove fosse la mamma, Riccardo indicò la cucina. Luisa era ancora seduta al tavolo con le mani tra i capelli, appena sentì il marito avvicinarsi cominciò a parlare: – Sono stati qui due uomini di Iannone. Io… io non credevo potessero arrivare a tanto! – le salirono le lacrime agli occhi. Marco l’abbracciò e le chiese: – Cosa ti hanno detto?

– Praticamente nulla, ma hanno fatto riferimenti a Riccardo, alla mia decisione come sindaco, al fatto che dovrei essere più malleabile! Il nostro bimbo, ti rendi conto, quei bastardi si sono riferiti a Riccardo! – La voce di Luisa stava diventando più stridula, il tono era più alto, le sue mani si erano chiuse in pugni, avrebbe avuto voglia di urlare ma il bambino era nella stanza affianco e non voleva spaventarlo.

Matteo la lasciò e la guardò dritta negli occhi, poi sorrise.

– Ti pare il momento di sorridere? Dobbiamo decidere cosa fare, hanno minacciato la nostra famiglia, capisci?

– Sì, lo so, – rispose lui con una voce tranquilla – ma so anche che sapevamo a cosa saremmo andati incontro quando sei diventata sindaco e sappiamo anche che lo sei diventata proprio per questo!– Luisa stava per rispondere ma lui continuò – Lo so, non per farti minacciare ma per far sì che ciò non succeda e se sono arrivati addirittura a venire qui, significa che sei sulla strada giusta, gli fai paura, piccola!– Concluse Matteo sorridendo, Luisa cercò di sorridere a sua volta.

– Bene, almeno provi a sorridere, quindi sì, il momento è quello giusto. Vai, amore, continua sulla strada che hai preso, io e Riccardo saremo a fianco a te!– Luisa si sedette, respirò a fondo, Matteo le passò il telefono, lei scorse la rubrica e chiamò Silvia, le disse solo di convocare tutta la giunta per la mattina successiva, alle 9 puntuali, era urgente.

Mise giù il telefono e iniziò a preparare la cena, le tremavano ancora le mani e sapeva che quella notte non avrebbe dormito ma aveva ragione Matteo, fermarsi adesso sarebbe stata la fine di tutto ciò in cui credeva, di tutto ciò per cui aveva lottato, di tutto ciò che voleva per il futuro del suo paese.

Mangiarono tutti e tre ridendo, Matteo le teneva la mano sulla gamba. Appena finirono, Giovanni andò in camera a mettersi il pigiama, Luisa si stava alzando per preparare la lavastoviglie ma suo marito la fermò: – Vai, non ti preoccupare finisco io!– Luisa sorrise, andò a dare un bacio a Giovanni e gli disse che aveva una riunione, baciò suo marito intensamente e uscì di casa. Era l’ennesima volta che faceva quella strada ma per la prima volta andava per sé e non per il comune, non per i suoi concittadini.

Le aprì la porta il comandante: – La nostra bella sindaca che ci fa qui a quest’ora? Che cos’ha combinato il nostro comune amico questa volta? Quale ragazzino ha minacciato? O ha lasciato qualche schifezza al municipio?

– Niente di tutto questo, comandante, questa volta due dei suoi mi sono venuti a trovare a casa: il problema sono io!

Il volto del Carabiniere cambiò espressione, non era più così sorridente: – Meglio se entri, che stavolta devo fare anche qualche telefonata!

Luisa sapeva che quella frase significava tanti cambiamenti nella sua vita e in quella della sua famiglia, per un po’ la parola libertà non avrebbe fatto parte del loro essere, ma era giusto così, qualche mese di scorta sarebbe valso la pena se fosse riuscita così a sconfiggere quel male che si era insinuato nella sua terra. Lei sapeva cos’era la Camorra, sapeva cosa significava essere uno di loro e lei non lo voleva, non voleva che Giovanni crescesse così, doveva avere un mondo nuovo e una possibilità in più.

Erika Franceschini

Annunci

Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
Questa voce è stata pubblicata in Erika Franceschini, Incipit, Scrittori in Corso. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Io vincerò

  1. Fabio Piovesan ha detto:

    Storia forte.
    Il figlio cambia nome o mi sono perso qualcosa?

    Mi piace

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...