Tradimenti e sonni infanti

sonniAvrò dormito tre ore in due giorni.
Lo osservo mentre strilla dalla carrozzina: è paonazzo. Sembra che stia per perdere il fiato, poi riattacca. Va avanti così anche per un’ora di fila. Non posso mica prenderlo in braccio ogni tre minuti! Mi sta già risucchiando le energie ed è al mondo da appena sei giorni.
Tutti sono così gentili e premurosi quando vengono a trovarmi. Mi dicono di dormire, di riposarmi perché altrimenti c’è il rischio della depressione e dei drammi che ne derivano e così via.
Idioti! Non farei mai del male al mio bambino! Per chi mi hanno presa?
Non so cosa farei per farlo smettere di piangere come un dannato.Ho bisogno di dormire. Dormire!
La lampada sul comodino imbratta di giallo la parete. Fuori la notte inghiotte i suoi strilli, fedele compagna di sventure.
Guardalo lì! Si dimena indemoniato e non la smette. Non la smette. Non la smette di disperarsi.
Chissà cos’è che vuole… fame non ne ha e sporco non è. È lì, in uno spazio comodo. Quale sarà il suo problema?
Guardalo, sembra che qualcosa debba uscirgli dal corpo… sembra… sembra voler–…

Ehi!
Che fai?
Ti addormenti?
Ma sì, fregatene pure.
Lasciami qui nel mio fantastico Foppapedretti.
Ma poi che nome è Foppapedretti?
Foppapedretti, Foppapedretti, Foppapedretti…
È strana, una di quelle parole che se la ripeti più volte ti scombussola tutto.
Foppa…
Pedretti…

Ma sì dormi pure, per ora la smetto di disturbarti, così magari domani non sentirò più la solita solfa: “Già non ce la faccio più”, “Ho bisogno di dormire”, “Non smette di piangere. Proprio non capisco cosa vuole”. Cosa voglio?
Nulla.
Se strillo non è perché mi servi. Strillo perché mi va!
D’altra parte chi non lo farebbe? Ho sei giorni di vita e già mi hanno fregato. Che delusione…
Non starò qui a spiegare come funziona, di spazio ne ho poco e di voglia ancora meno, ma a grandi linee si potrebbe dire che la vita inizia e finisce in una lavatrice, una enorme lavatrice in cui le anime entrano ed escono dopo essersi fuse e scisse. Non siamo che spiriti riciclati, scelti non appena mescolati quanto aggrada a un inserviente laconico e in sovrappeso.
– Et voilà – dice. E ti butta fuori.
Da lì in poi guardano la purezza, il colore, altre cavolate varie tra cui l’attitudine, una sorta di valutazione delle capacità di stare in una determinata parte del mondo. Così le anime più forti vengono spedite dove quelle più deboli non potranno mai essere felici, cose così.
Ed è qui che mi hanno fregato, illudendomi per bene: “Non preoccuparti” dicevano “sei troppo fragile per le difficoltà della vita, ti mandiamo in un bel posto!”
E invece… Fregato.
L’Italia…
Maledetti!
Gran parte di me qui c’è già stata, è dal XVI secolo che non è più un bel posto!
Col cavolo che sto buono in Italia. Strillo e strillo forte perché così mi sentono. Tanto è l’ultima notte che ricorderò che li odio, quindi strillo e se questa qui non vuole peggio per lei, non le ho chiesto io di appartarsi con quel biondino in discoteca. Che poi ricomincio ad aver fame e una mezz’ora di sonno se l’è fatta!

Ehi tu! Sveglia, ho fame! Fame! Fame!
Foppa… Pedretti… Mah!

… eccolo che riparte. Strilla e piange. Strilla e piange. Strilla e piange. Non fa altro.
Mi domando cosa gli passi per la testa per disperarsi così.
Quattro e ventotto, un buon orario per piangere, sicuramente per lui, probabilmente per me.
Compagna di sventure come sei bella nel tuo abito scintillante, mentre ti prepari all’abbraccio del tuo uomo e mi domandi cosa ci faccio qui.
Guardo il figlio di un demone biondo che mi ha rubato il cuore con uno sguardo e il sonno con un triste amplesso in un bagno sorprendentemente pulito.
Notte, crudele compagna, perché mi ricordi che dovrei dormire? Sei rifugio dei sonni dei vincenti, dei bambini e degli angeli, dei diavoli, dei vecchi e dei vinti, ma non delle madri. Da loro non hai che strilli, stanchezza e qualche disumano rimpianto.
Vieni qui. Lo so che ora hai solo fame, ma che non la smetterai quando ti sarai saziato. Ti cibi di latte e occhiaie.
Quattro e quarantacinque, sarebbe un bell’orario per sognare o far l’amore imitando l’alba, ma è solo un minuto di una notte giovane e lunga sospesa tra grida e voglia di strillare…

Ecco, si è addormentato, ma ormai il sonno è talmente tanto che non riesco a dormire.
Ho bisogno di un bicchiere d’acqua.
Dal letto si vede il frigo illuminato dalla luce della luna. Troppo invitante per ignorarlo, ma devo fare piano, un minimo rumore potrebbe svegliarlo e poi sarebbe davvero un bel problema.
Acqua, ho imparato ad apprezzarti negli ultimi nove mesi, prima eri solo una cura della mattina dopo.
Ora sembra tutto a posto. Niente mi priverà del meritato riposo prima del suo risveglio.
Quattro e cinquantotto. Troppo presto e troppo tardi per qualunque cosa.
Letto mio, accoglimi come solo tu sai fare, ti prego. Portami nel tuo mondo prima che– no! Un calcio, proprio alla culla.
Ed eccolo che riparte.
Cinque e un minuto, anche oggi me l’hai fatta compagna, ti vedrò scomparire dietro l’abbraccio del tuo uomo, goditelo tu che puoi, che puoi star certa che lui tornerà ogni mattina. Ha i capelli biondi ma non l’anima infame e non ti ha tolto tutto in una toilette in discoteca.
Deve essere bello avere qualcuno che ti accompagna a dormire ogni mattina…

Damiano Lenaz

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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