Notte eterna

notteIl tavolo era pieno di carte, il volto di Eugenio sempre più cupo, aveva guardato ogni foglio eppure non lo trovava, cominciava a chiedersi se fosse entrato qualcuno, ma non riusciva a capire come potesse essere successo e soprattutto quando, la casa non era mai rimasta vuota, si era raccomandato che qualcuno rimanesse sempre lì a sorvegliare e che non entrasse nessun altro per quel giorno.

– Avevo detto di tenere sott’occhio questa bettola, Caporale.
Dietrich si fissava gli stivali, era un codardo eppure anche lui aveva un posto nella resistenza. C’era poco da fare, Eugenio aveva detto al Maggiore Tolifanos che quel buono a nulla non era adatto neanche a pelare le patate. Eppure il Greco l’aveva messo a guardia della casa.
– Dietrich mi dica che l’informazione l’avete nascosta bene.
– Criptata nel messaggio diretto a vostra moglie, Gerarca.
Eugenio sospirò, non era sollievo, cercava di non picchiare quell’inetto. La corrispondenza, soprattutto quella cartacea, veniva sempre setacciata, non c’era messaggio diretto a cari o amici che veniva ignorato, era il modo più semplice per mandare messaggi in codice dentro e fuori la Barriera. I protettori lo sapevano e per quello non facevano uscire nulla da Nuova Belgrado, senza sottoporlo a qualsiasi tipo di cifrario venisse loro in mente.
Le forze della resistenza avevano pagato a caro prezzo le informazioni perdute, ma alla lunga avevano usato la prevedibilità dei protettori per loro stesso vantaggio.
– Dietrich… – si fermò, non aveva senso punire quell’idiota se non tornava utile alla resistenza – …si assicuri che le nostre forze siano pronte, voglio avere qualcosa con cui rispondere.
Non erano pronti a prendere il controllo del generatore e togliere di mezzo la Barriera una volta per tutte, eppure se fosse arrivato il momento, Eugenio avrebbe potuto contare sull’ardore dei suoi ragazzi, oltre che sulla voce da baritono del Greco per spaventare i bacia-scudi.
Uscì in veranda, bloccando il sensore della porta esterna.
Tre soldati con le insegne dello scudo frantumato erano di guardia, lancia sonica in una mano e scudo radiale nell’altra, erano belli come tutti i giovani cresciuti fuori dalla cupola. Eugenio sperava che persino sua figlia potesse beneficiare dei raggi del sole, invece della pallida illuminazione fluorescente che simulava una notte di luna piena.
Disse loro che voleva rimanere solo, pensare era così difficile da quando si era lanciato in quell’impresa titanica e non riusciva più a distaccarsi dal suo ruolo.
– Gerarca.
La voce del Greco era inconfondibile, in tutta la Barriera non si poteva trovare un accento simile al suo, né una forza d’animo più ferrea. Gli venne vicino, sigaro elettronico alla bocca e braccia incrociate. Lo sguardo nero era ironico e particolarmente soddisfatto.
– Tol sei stato tu a metter…
– Non ti saresti mai mosso, ‘Gene, ammettilo!
Eugenio scosse il capo, avrebbe dovuto aspettarselo: il Greco era fatto così, eppure era uno stratega sopraffino sul campo di battaglia. Lo era stato nella campagna di Putingrad e persino quando tutto sembrava perduto alle porte di Mega Delhi. Prima della Barriera, prima del grande buio.
– Non siamo pronti.
– Lo saremo mai? I protettori sono forti, meglio armati e hanno il sole dalla loro. Vuoi aspettare che i nostri figli crescano e diventino dei vampiri a cui piace questo? – con le braccia spaziò su tutto il panorama.
La città era silenziosa e da quel punto in particolare si riusciva a vedere il pilone centrale della cupola che racchiudeva la città. Le case del quartiere del pane sembravano come stelle in un firmamento sempre più lontano e indistinto. Celeste non ha mai visto le stelle. Era un pensiero fisso: era cresciuto guardandole nel telescopio del suo vecchio e non aveva mai capito la sua fortuna, prima di vedere la Barriera proiettare il proprio campo energetico sulla testa, escludendo ogni cosa tranne il buio. Sua figlia Celeste non avrebbe dovuto crescere senza, a nessun bambino doveva essere negata la possibilità di vedere il cielo.
Si riprese, sfilando dalle labbra del Greco il sigaro e facendo due tiri – Tol spero che i protettori non siano efficienti come temo, perché potremmo dire addio alla nostra lotta, se quegli ordini fossero scoperti troppo presto.
Il Greco sogghignò, riprendendosi il sigaro e facendo una lunghissima boccata – Siamo fratelli d’arme noi due, no? Da quando hanno pensato bene di rinchiuderci nella nostra città, ho mai messo a rischio la nostra libertà?
– Con Dietrich ci sei andato vicino.
– Cominciavo a pensare che tra noi ci fosse una talpa, ‘Gene. Così non ho detto niente a nessuno, ho dato ordine a qualcuno di fare qualcosa e di osservare qualcun altro. Solo per sicurezza, sai… – la voce si fermò per una boccata di sigaro, il Greco lo offrì a Eugenio e si limitò a osservarlo di sottecchi con la sua solita espressione maliziosa.
Eugenio prese il sigaro e fece finta di non aver collegato i puntini che portavano a un attacco a sorpresa al generatore principale della città. Non può essere così stupido!
– La notte dovrebbe portare consiglio, ‘Gene, invece ultimamente questa notte perpetua mi dà tanto da pensare e non ho potuto fare a meno di vedere che sei sempre più distratto: ti fermi a fissare la Barriera e non fai caso alle cose che hai davanti agli occhi.
Il fumo sintetico scese nei polmoni di Eugenio come lava, causandogli una smorfia. Era vero, stava perdendo la presa sui suoi uomini, Dietrich ne era la prova, ma poteva esserci davvero un traditore nelle loro fila? Il Greco non parlava mai a vanvera, quindi doveva essere quell’inetto del Caporale.
– Ora capisci perché ho fatto trovare a Dietrich quegli ordini? Serviva un pretesto per capire come stavano realmente le cose e tu non sembri aver capito cosa non vada bene.
– Cosa c’è da capire? Mobiliteranno tutti, ci uccideranno, Tol!
– Con quegli ordini finirà tutto! Le nostre famiglie potranno uscire di qui, fratello! – il Greco lo abbracciò, non era solito lasciarsi andare a simili esternazioni, anche se dovevano la vita l’uno all’altro – Mi dispiace che sia dovuta andare così, ma sappi che l’ho fatto per loro! – gli sussurrò l’attimo dopo.
Eugenio si scostò, il sigaro gli cadde di mano e il buio si fece di colpo più opprimente. Si rese conto che la vista si appannava e le forze venivano meno. Il Greco l’aiutò ad accasciarsi a terra – Perdonami, ‘Gene, ma non potevamo più opporci! Le nostre vite non hanno significato se servono a condannare tutti i nostri cari.
– Tr… traditore!
Le sue grida si persero in quella patina buia che era la barriera, priva delle luci della notte. Chissà se Celeste riuscirà mai a vedere le stelle. Pensò smettendo di combattere per sempre.

Davide Zampatori

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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