L’amore che non si arrende

timSi fa presto a dire amore quando tutto va bene, quando le sue braccia hanno la forma del tuo corpo e capisci che è lì in mezzo che vuoi stare. È semplice specchiarsi negli occhi di qualcuno dopo una lunga passeggiata al tramonto su una spiaggia vergine e desolata. Ma per Medea le cose non stavano così da troppo tempo, da quel giorno maledetto in cui un freno rotto si era portato via i quattro arti del suo Tim e la facilità di essere felici insieme.

Lo aveva visto disperarsi fino al crollo definitivo. Avrebbe voluto entrargli nella mente per eliminare ogni suo pensiero autodistruttivo, ma non poteva. Per quanto cercasse di stargli accanto, Tim era completamente solo in un corpo straziato che lo disgustava.
Medea non avrebbe mai potuto scandagliare la profondità dell’abisso in cui il suo uomo era precipitato. Lo guardava trascorrere intere giornate con gli occhi fissi oltre la finestra, in stato catatonico. Non vedeva alcun segno di reazione in lui, solo un lento e apatico abbandono alla depressione.
Eppure, dentro sé, Tim fremeva.
Nel profondo, sgomento, rabbia e disperazione si contorcevano come bestie fameliche in cerca di brandelli di pensiero ancora intatto da poter contaminare con il loro passaggio. Non gli davano un attimo di tregua: lo braccavano, lo assillavano, lo sbranavano con la puntuale brutalità di un aguzzino determinato a distruggere la propria vittima.
Tim non poteva accettare una sciagura del genere. Che vita avrebbe mai potuto avere, ridotto così?
I pensieri negativi lo assorbivano: le bestie stavano guadagnando terreno.

È assurdo come la vita possa essere stravolta per sempre: è sufficiente un attimo e ti ritrovi con il corpo menomato, la mente sull’orlo della pazzia e una storia d’amore compromessa.
Vieni catapultato in una realtà surreale che è peggiore di qualsiasi incubo.
Non sei più tu, ma solo un pezzo d’uomo, strappato per sempre dalle tue precarie certezze.
Ciò che resta della tua vita sanguina continuamente. Non smette più di sanguinare.
Ti auguri che questa emorragia di pensieri positivi ti uccida una volta per tutte, lasciando a terra una pozza scura di sogni infranti, progetti per un futuro che non hai più e intenzioni spezzate.
Sei disteso in un letto d’ospedale di cui ormai ti senti parte integrante. Insensibile, immobile, inanimato e ti ritrovi a desiderare la morte perché sei l’avanzo raccapricciante del corpo che avevi, il ritratto deforme e inquietante dell’uomo che eri o che credevi di essere.
Medea non può attenuare il buio né calmare i tuoi demoni. Fa tutto ciò che è in suo potere, ma le lacrime e le suppliche non ti danno la forza di reagire.
Le sue parole ti rimbalzano addosso.
Non t’importa che ti ami anche così. Perché tu lo sai che ti ama e questo ti annienta ancora di più, preferiresti rimanere solo, piuttosto che leggere compassione nei suoi occhi, morire anziché esserle di peso. Per questo ti odi e ti fai odiare. Le dai tutti i motivi per arrendersi con te, comportandoti nel modo più crudele e meschino di cui sei capace, lasciando addirittura che le tue bestie le saltino addosso per sbranarla, ma è inutile: lei è più forte della tua parte peggiore. È ferita, ma non si spaventa, non si arrende. Rischia di precipitare nel baratro, eppure non ti lascia solo. È una lotta che sfinisce entrambi, ma non può essere altrimenti.
Piange, urla, si arrabbia disperata come non l’hai mai vista. Vuole vederti reagire nel solo modo possibile: continuare a voler vivere nonostante tutto ciò che hai perduto.
A questo punto ti domandi: tu vuoi reagire?
Ti ama, anche se non puoi più accarezzarla, avvolgerla né camminarle accanto.
Tutto ciò che consideravi normale e che davi per scontato adesso rappresenta l’irraggiungibile, eppure una piccola parte di te resta appesa a lei con tutte le sue forze: quella che vuole reagire, anche per lei.
Per lei che merita mani che la accarezzino, braccia che la avvolgano, gambe che le camminino accanto.
Per lei che merita tutto quello che non puoi più darle: un uomo e una vita normali.
Nuovi arti in titanio non ti ridaranno indietro ciò che il destino ti ha strappato via. Ti renderebbero più autonomo, ma resteresti sempre e comunque una creatura grottesca che rimpiangerà per il resto della vita la sensazione di sentirsi libera e completa nel proprio corpo.

Fuori dalla finestra, ormai, era buio.
Tim si voltò dalla parte opposta, grugnendo dal dolore delle fitte che gli procuravano gli arti fantasma.
Medea si era addormentata, sfinita, sulla poltrona al lato del letto: Tim non aveva idea da quanto tempo lei fosse lì. Forse c’era sempre stata, da secoli.
Nella penombra della stanza, l’accarezzò con lo sguardo; aveva la testa reclinata sulla spalla e le braccia avvolte intorno al corpo, come a volersi proteggere o semplicemente abbracciarsi. Da sola.
Tim avrebbe dato qualsiasi cosa per poterla avvolgere ancora e stringerla a sé.
Si ritrovò a piangere, in silenzio, senza nemmeno accorgersene. Zampe unghiute si fecero strada nella sua mente: i pensieri peggiori stavano tornando all’assalto.
Strisciò sul dorso e a fatica arrivò più vicino al bordo del letto.
Le bestie stavano arrivando, grondanti di pensieri suicidi.
Sarebbe bastato un colpo secco della fronte allo spigolo del comodino. Fine di tutto.
Le tempie iniziarono a pulsargli e un brivido lo paralizzò ulteriormente.
Il sonno di Medea era pacifico.
Tim cercò di calmarsi, regolando il proprio respiro a quello rassicurante di lei, ignara.
Le bestie si fermarono, ansimanti.
Focalizzò nella mente la prima volta che l’aveva incontrata. Sorrise al pensiero perché anche in quell’occasione, lei lo aveva spronato a fare del proprio meglio. Non la conosceva ancora, eppure era pervaso dall’inspiegabile sensazione che quella donna lo avrebbe reso un uomo migliore e meno solo di fronte ai propri demoni. Tim pensò all’intervento e a come sarebbe potuto uscirne: certo, non più come prima, ma forse migliore di adesso.
Le bestie indietreggiarono, intimorite dal bagliore accecante di quel pensiero inatteso.
Doveva reagire perché questo si aspettava da lui la custode del suo abisso.

Sonia Barsanti

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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