La cerimonia del sangue

pentacolo Pentacolo, incensieri e tanto tanto sangue.
Oh, c’era da divertirsi abbastanza per almeno altri tre sacrifici umani, poi il programma poteva cambiare, del resto Lazlo era fatto così: pianificare era bello, ma era ancora più bello improvvisare e se ci scappava una vergine sull’altare era ancora più divertente.

I particolari della sala circolare si confondevano nella penombra. Lunghi e pesanti tendaggi nascondevano le finestre. Qualche fiamma di candela restituiva fiochi bagliori nel letto di sangue che era l’altare.
Gente si accalcava attorno a lui, in attesa estatica.
La prima fila era riservata ai giovani iniziati, ragazzi e ragazze, alla loro prima cerimonia. Pronti a godere di ogni singola parte del rito, in pienezza.
Poteva continuare a calare la lama, poteva togliere la vita scegliendo ancora tra gli ultimi tre modi rimasti del Decalogo liturgico.
Aveva già in mente le vittime: quella ragazza così giovane, così pura. Lei si era offerta, voleva la gloria. La famiglia della vergine sacrificata al Dio Metallo avrebbe avuto grande onore e innumerevoli favori nel corso dell’anno.
Non era un obbligo sacrificare una vergine, ma spesso accadeva.
Per Lazlo era la prima Cerimonia del Sangue da gran sacerdote. Aveva già vissuto quella notte come assistente personale del precedente sacerdote e aveva già assaporato l’ebbrezza del singolo sacrificio nella festa di Mezzo Anno. L’esaltazione che stava vivendo era però incomparabile. Guardare la persona negli occhi, sull’altare, leggervi dentro e sapere esattamente quale delle dieci sacre tecniche era designata per spegnere la sua scintilla di vita, gli generava un fuoco nel petto, di potenza e di magnificenza.
Sentiva che ogni suo gesto era guidato da Dio, che ogni decisione non era presa davvero dalla sua mente, ma dall’essere supremo che serviva e a cui aveva votato se stesso.
Il culto del Dio Metallo era praticato in tutto Genald, un pianeta talmente lontano dal suo Sole, Trexarl, da essere immerso nelle tenebre e nel gelo. La vita era possibile grazie alle città corazzate, coperte da una cupola metallica che produceva luce e calore artificiale, ma che permetteva la filtrazione di aria e al bisogno, di precipitazioni. A nessuno importava che il metallo impedisse di vedere il reale cielo, nessuno ricordava nemmeno se ci fosse qualcosa di diverso dal metallo antracite che incombeva sopra ogni tetto.
Il Dio Metallo era il dio ideale per quelle persone, chiuse in una gabbia grigia di vita.
Eppure due volte l’anno, nella festa di Metà Anno e in quella di Fine Anno chiamata anche Cerimonia del Sangue, il colore imperante era il rosso. Sangue e sacrifici, per rabbonire il Dio Metallo, Dio delle lame dei coltelli che strappavano i respiri e del Metallo delle città corazzate che consentivano la vita.
Lazlo sapeva che doveva stare attento, che avrebbe potuto perdere il controllo della folla, il controllo della cerimonia e soprattutto, il controllo di sé. Doveva rimanere con la mente salda e mantenere la lucidità. Era ancora troppo presto per la vergine e continuare i sacrifici avrebbe appiattito il rito.
Alzò lo sguardo e li vide: un uomo e una donna, anzi, un ragazzo e una ragazza, coperti dalla tunica rossa tipica dei partecipanti alla cerimonia. Conosceva lui, lo aveva incrociato spesso nel monastero. Lei invece non era un volto noto. I due si baciavano e si toccavano, nella piena estasi mistica del rito.
Chiamò il suo assistente personale e gli diede l’ordine: era arrivato il momento dell’amplesso nel sangue.
I due giovani furono condotti verso l’altare e si spogliarono delle vesti. La donna si sdraiò per prima nel metallo rosso e caldo. Aprì leggermente le gambe attendendo l’uomo. Non tremava, non aveva il respiro affannoso. Attendeva vogliosa quello che desiderava anche lontano dall’altare. Lui salì goffamente, cercando appigli nella scarsa e viscida superficie libera. Quando finalmente fu sopra di lei, l’eccitazione prese il sopravvento. La penetrò con decisione: mentre lei allargava un po’ di più le gambe, le si disegnò sul viso un ghigno vittorioso.
Non ci furono momenti d’attesa, non ci furono baci. L’amplesso era brutale, energico e insolitamente duraturo. Lazlo sapeva che il Dio stava guidando anche i due giovani, concedendo loro un piacere che mai più avrebbero provato.
Il giovane continuava la sua ritmica penetrazione, il sudore imperlava il petto villoso e la fronte ampia. La ragazza teneva gli occhi chiusi e la bocca spalancata in un urlo che ancora non c’era.
L’aria soffocante per i fumi d’incenso e delle candele, sembrò alleggerirsi ed elettrizzarsi.
Pian piano cominciarono ad accoppiarsi tutti i fedeli. Anche Lazlo sentiva il fremito salirgli dall’inguine fino allo stomaco. Doveva decidere se lasciarsi andare oppure tenere il controllo freddo della situazione. Poteva scegliere di prendersi una donna oppure no. Poteva scegliere qualunque donna.
Un’intuizione gli accese il desiderio.
La vergine.
Fissò la ragazza, giovane, giovanissima. Pensò che fosse magnifica, un fiore raro.
Lei si teneva in disparte, cercando di sparire tra le tende pesanti della sala. Non voleva farsi coinvolgere nell’orgia, ovviamente.
Mosse alcuni passi nella sua direzione. Avrebbe potuto sporcarla, così le avrebbe anche salvato la vita… Sarebbe diventata la sua concubina: non sarebbe stato un onore inferiore per lei e la sua famiglia.
Continuò a camminare, aumentando il passo.
La sua mente, che prima ragionava in modo di febbrile, si paralizzò. In fondo, non doveva giustificarsi con nessuno. Poteva agire come voleva. E voleva lei. La sua bocca, il suo corpo esile. Più la guardava più era eccitato.
Le giunse vicino.
Quando lei si accorse della sua presenza, capì. Il suo volto si distorse in una maschera di terrore e d’istinto si coprì il volto con le mani. Lazlo le cinse la vita, spingendo il bacino verso il suo grembo, per farle sentire quanto la desiderava.
Attorno a loro sospiri e ansiti. Urla strozzate o liberate senza vergogna.
Cominciò a toccarle il seno, piccolo, ancora acerbo. Lei tremava, ma non fermava la mano, non poteva, doveva acconsentire al volere del Gran Sacerdote. Lazlo la fissava e mentre una mano indugiava ancora sul seno, l’altra cercò una strada più intima. La ragazza si ritrasse di scatto, per poi pentirsene.
L’uomo la strinse più vicina a sé, cominciò a baciarle il collo, respirando il suo odore. Lei deglutì e serrò la mandibola.
Scoprì i glutei della ragazza, alzando la inconsistente stoffa della tunica.
Gli sembrava troppo tempo che non possedeva una donna.
All’improvviso un gemito basso si fece strada tra gli altri rumori, acquistando forza e potenza, aumentando il ritmo. Venne seguito da una voce acuta, femminile, che si accordava perfettamente all’andamento dell’altra.
Il Gran Sacerdote si fermò, si voltò verso l’altare e capì che aveva agito troppo tardi.
La coppia esplose in un urlo acuto, ma non eccessivo. Forte e secco. Il giovane si accasciò sulla donna, cercando di recuperare la normalità del respiro.
Era la fine.
Lazlo aveva ancora le mani addosso alla vergine. Si staccò titubante. Guardò prima lei, negli occhi vi leggeva terrore, poi il pentacolo. Aveva ancora la sensazione del suo seno addosso, della sua freschezza, quando vide, come in un sogno, il modo in cui le avrebbe tolto la vita. Il decimo, l’ultimo, il più doloroso.
Con passo tranquillo tornò al suo posto, senza degnare di una sguardo la donna, mentre l’assistente si occupava di far sloggiare la coppia dall’altare.
Aveva tempo per altri due sacrifici e poi sarebbe stato il turno della vergine. La notte stava per volgere al termine, tutto andava alla perfezione.
Lei sarebbe morta.
Il Dio Metallo la voleva tutta per sé. Lazlo lo aveva capito e avrebbe esaudito anche quel desiderio, nel miglior modo possibile.

Monica Spigariol

Annunci

Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
Questa voce è stata pubblicata in Incipit, Monica Spigariol, Scrittori in Corso e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a La cerimonia del sangue

  1. Fabio Piovesan ha detto:

    Grande ritmo e tensione!

    Mi piace

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...