Delucidallucinazioni

AllucinazioneMarzia salì sopra i tre scalini che conducono all’altare della chiesa… Guardò tutti i fedeli presenti, fece un respiro profondo e disse – Credo nello Spirito Santo, nella comunione e nella remissione dei peccati. – Un altro respiro profondo e continuò, – Dio mi ha perdonata, Lui sa che non è minimamente colpa mia…

…non è stato facile per me sopravvivere all’esperienza dell’ospedale… quando mi portarono lì non riuscivo nemmeno a comprendere la gravità di ciò che avevo fatto. Non ricordavo nulla, la mia memoria era un vuoto assoluto. Con il tempo ho cominciato a capire, ho cominciato ad avere la mente più limpida… e sono riuscita ad avere una vita mia. Senza sangue, senza orrore, senza morte; ma con il braccio forte dell’amore che mi teneva al fianco, e guidata da lui ho trovato il mio cammino in questo mondo.
– Ho spesso creduto che avrei passato il resto dei miei giorni rinchiusa in una cella, nello squallore racchiuso in una lancetta d’orologio che non porta da nessuna parte, perché là dentro il tempo non ha senso di scorrere. – Una lacrima le solcò il viso, ma non le impedì di continuare a parlare. – Ed è per questo che ringrazio chiunque, sia egli di questo mondo o di un altro, mi abbia sorretto in questo cammino di guarigione e mi abbia indicato la via. – Si voltò verso il sacerdote e disse, con le lacrime agli occhi – Padre, questo è il giorno più bello della mia vita.
Il prete le sorrise bonariamente, cercando di assumere un tono amichevole – Ne sono felice, signorina Marzia, ma perché mi chiama “padre”? Non si ricorda che io sono il boia?
Marzia spalancò gli occhi esterrefatta. La sua mente entrò in uno stato di confusione che non conosceva più da lungo tempo – Co… Come? Il boia? Ma… – Si guardò intorno.
Non si trovava in una chiesa, quello che credeva essere il suo promesso sposo era la guardia incaricata di portarla sulla sedia. Quella elettrica. Allora le tornò tutto alla mente: il manicomio criminale, il massacro della sua famiglia, il giorno in cui li fece tutti a pezzi con un trincetto e un cric. Non era mai uscita di lì… Non era mai uscita di lì!
Era a un metro dalla sedia e il boia la aspettava con la bava alla bocca, ansioso di azionare quella leva. Marzia capì che tutto il suo percorso di guarigione era stato un’allucinazione, una fantasia, uno spettro e nulla più. Grondante di lacrime si sedette, senza più energie, senza più pensieri. Se quello doveva essere l’ultimo scherzo del destino, che almeno si compisse in fretta. Fu allora che le venne in mente qualcosa.
Si alzò in piedi e urlò al boia – Tutto questo non può essere vero! In questo Paese non esiste più la pena di morte! Anche questa dev’essere un’allucinazione!
I volti del pubblico si trasformarono in figure di cartone e caddero a terra. La guardia accanto a Marzia si decompose in sabbia e si disperse sul pavimento. Il boia, con lo stesso sorriso immutato, le disse – Brava Marzia, ce l’hai fatta. Io ti avevo dato un’opportunità di farla finita, di mettere fine alle tue sofferenze, ma non hai voluto cedere. Sarai soddisfatta. Ma non voglio biasimarti: ognuno è padrone delle sue scelte, o almeno così crediamo… tanto, alla fine, tutto si dissolve in cenere…
Marzia non fece in tempo a dire nulla che anche il boia si sgretolò in sabbia e svanì. I muri della stanza cominciarono a mutare e a restringersi e da quel grigio sporco e scuro assunsero i toni bianchi e asettici della sua stanza d’ospedale.
Era di nuovo lì. Sola e con la camicia di forza che le impediva di muoversi. Si stese sul pavimento di materassi con il solo desiderio di piangere, ma non ci riuscì. Qualcuno si avvicinò alla porta; poteva sentirlo.
– …sì, oggi è il suo turno. Andate a prenderla.
Stavano parlando di lei? Sì. La porta si aprì e un infermiere venne a prenderla. Trascinandola sul pavimento la portò in una stanza che le sembrava familiare. Al centro della stanza si trovava un letto e accanto a questo letto una figura nota con la mano appoggiata su una leva.
– Pronta per l’elettroshock? Ma sì, ma sì, ormai dovresti esserci abituata…
Una volta che l’ebbero appoggiata sul letto, Marzia si sentì istintivamente di dover dire – sì, infatti. Ognuno è padrone delle sue scelte o almeno così crediamo… tanto, alla fine, tutto si dissolve in cenere…
Il boia incrociò gli occhi della guardia ed esclamò – Merda! – Entrambi si sgretolarono in sabbia finissima.
Marzia vide ancora una volta la stanza mutare. Non ne poteva più; che l’avessero veramente uccisa! Sarebbe stata una condanna migliore di quell’incubo senza fine.
Ma nessun boia comparve. Nessuna stanza d’ospedale, chiesa o sedia elettrica.
Suo padre le teneva una mano sulla spalla, mentre sua madre le accarezzava la testa, in lacrime. Di fronte a lei, la porta dell’ospedale. Dall’esterno. Ma non era un ospedale psichiatrico, tanto meno per criminali: un semplice ospedale di periferia.
– Ringraziamo il cielo che tutto è andato bene, – disse la mamma. Marzia sentiva un leggero dolore alla testa, come se avesse i postumi di un trauma cranico avuto di recente. Insieme, i suoi genitori la presero per mano e la portarono via di lì. Marzia si girò per un’ultima volta a guardare l’ingresso di quella struttura. Tutto sembrava tornare; la realtà doveva essere quella. Ma in fondo, era meglio non chiederselo, perché se tutto doveva dissolversi in cenere, forse era meglio tenerselo così com’era.

Valerio Dalla Ragione

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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