Paura nel bosco

ForestaC’è nebbia ovunque, adesso. Chiamo ancora una volta Mark. Niente. Emily non si fa viva da ore. All’inizio pensavo fosse solo uno scherzo di cattivo gusto ma temo che sia successo qualcosa di grave. Il suono spaccato della mia voce si perde tra gli alberi scheletriti che mi circondano. Continuo a camminare cercando di ritrovare il sentiero. Sento di non avere più niente sotto controllo e questo mi fa salire il panico. C’è un silenzio irreale che si deposita, insieme al velo di umidità, sui rami nodosi, sul mio giaccone, sul terreno fangoso che mi avviluppa gli scarponi. Il ritmo sempre più frenetico del tamburo nel mio petto mi avvisa che sta per scendere la notte e che sono rimasto completamente solo in mezzo a questo bosco maledetto.

Devo assolutamente trovare il sentiero, altrimenti dovrò passare la notte qui, rischiando di diventare cibo per animali selvatici.
– Mark! Emily! – La mia voce si perde tra i rami. Nessuno risponde. Si sente solo il rumore di qualche uccello che impaurito dal suono è fuggito via.
Sono sempre più stanco e solo, il mio corpo pian piano sta cedendo alla fatica: comincio a sentire le gambe indolenzite, le spalle doloranti a causa dello zaino, decido perciò di fermarmi a mangiare l’ultima barretta di cioccolato rimasta prima che il sole tramonti. Mi tolgo la sacca e mi siedo ai piedi di un albero, la schiena appoggiata al suo tronco così da rimanere protetta nel caso si avvicinasse qualche animale.
Mi guardo intorno prima di aprire la tasca, ho paura di trovarmi qualcuno alle spalle, decido di cominciare: prendo la cioccolata, la scarto e la mordo. Chiudo gli occhi per rilassarmi, mi sembra di essere solo al mondo.
Doveva essere una tranquilla passeggiata per vedere la natura selvaggia. Tutto stava andando bene, finché Emily non si era allontanata mentre pranzavamo, doveva solo andare in bagno e non voleva che noi la sentissimo perciò voleva allontanarsi un po’. Aspettammo a lungo, troppo e ci rendemmo conto che qualcosa non andava. Pensavamo volesse scherzare. La chiamammo, non rispondeva. Provammo con i cellulari, non prendevano. Abbiamo iniziato a cercarla.
Io e Mark ci siamo mossi insieme, non dovevamo distanziarci ma sentendo un rumore dietro un cespuglio, lui aveva fatto uno scatto e si era allontanato, mi aveva detto di aspettarlo lì, io ho provato a dirgli di non farlo o di andare insieme ma lui era troppo lontano. Ho aspettato ancora, il tempo passava e non si vedeva né lui né Emily, cominciai a chiamarli. Nessuna risposta, decisi di inoltrarmi tra gli alberi, dietro a quei maledetti cespugli che sembravano aver inghiottito i miei amici.
Non si vedeva anima viva e senza rendermene conto mi allontanai parecchio dal sentiero. Nel ripensare a quei momenti mi ritrovo una lacrima che mi solca la guancia, riapro gli occhi e attorno a me solo alberi e cespugli. Lascio cadere la cioccolata nello zaino e prendo la bottiglia d’acqua, non ho né fame, né sete e comincio a credere che sia anche inutile mangiare e bere se non troverò il sentiero, la paura della fine mi assale e comincio a pensare. Se non tornassi più a casa? Chi mi troverebbe quaggiù?
Comincio a piangere come un bambino, il sole sta tramontando e fra poco non vedrò più nulla, decido di cercare il telefono, la sua torcia mi permetterà di continuare a camminare. Guardo nella tasca esterna ma non lo trovo, allora comincio a rovistare in quella grande, sembra impossibile trovarlo e così mi piego ancor di più verso l’interno, cercando di scovarlo. Improvvisamente sento un dolore intenso sulla nuca, cado in avanti, sopra lo zaino e la mia faccia si appoggia bruscamente sul muschio umido e sulle foglie marce del sottobosco.
Un liquido caldo mi bagna la testa che comincia a pulsare, credo sia sangue. Provo a muovere le braccia per far leva su di loro e alzarmi ma qualcosa mi colpisce di nuovo, sento una figura sopra di me, il suo respiro è affannoso, sta facendo fatica per colpirmi. Tutto intorno a me comincia a girare, la vista mi si annebbia, il corpo mi sta abbandonando, non riesco più a muovermi, anche respirare sta diventando sempre più difficile. Sento qualcuno avvicinarsi al mio orecchio.
– Te l’avrei fatta pagare prima o poi! – È una voce arrabbiata, stridula, ma la riconosco, è lei.
Allora non era scomparsa! Penso. Era tutta una messa in scena, sono anni che finge!
– Sono anni che aspetto questo momento, tu e il tuo sorriso così ipocrita. Hai visto come ho imparato bene? So mentire anche io, come tu hai fatto con me per mesi, bastardo. Hai rovinato tutto! –
Emily sta piangendo e urla forte, fortissimo, la sua voce mi entra nelle orecchie e mi fa vibrare tutto il corpo, vorrei dirle qualcosa, vorrei chiederle scusa, ma non ci riesco, il mio corpo mi ha abbandonato, è la fine per me.
Il suo ghigno è l’ultima cosa che sento.
Addio Emily.

Erika Franceschini

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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