Lacrime nere

LacrimeDa quel punto era visibile l’intera vallata sottostante, prese un lungo respiro e lasciò cadere lo zaino. Aveva fame e non c’era momento migliore di quello. Quanto rimaneva? Meno di un giorno? Ah, non era tanto diverso da un’intera vita, per quello che importava.

Il suo cuore era in pace, sereno, nel sapere che se ne sarebbe andato senza rimpianti. Non solo era riuscito a salvare la principessa del suo regno ma anche a riportarla a castello, prima di crollare definitivamente alle forze oscure che gli risiedevano dentro.
Una massa d’ombra lo stava mutando lentamente nella bestia che aveva ucciso per salvare la propria amata. La percepiva nelle proprie vene scorrere all’impazzata. Fino a consumarne l’anima. La maledizione del Sangue Nero.
Conscio che non esisteva alcun antidoto, ma solo un agonia eterna, aveva abbandonato la propria terra in cerca di un luogo desolato in cui vivere quelle poche ore che gli rimanevano.
Si nascose nella foresta di Tenmen. Alberi antichi lo circondavano, le loro folte fronde ricoprivano quasi del tutto la vista del cielo e il vento ululava sussurri ingannevoli. Tutto, comprese le vicende terrificanti che si narravano in giro, lo avrebbero convinto a fuggire da quel posto maledetto, ma quel giorno si sentiva come se ne appartenesse da sempre.
Tirò fuori dallo zaino gli ultimi avanzi di cibo. Era rimasta un’unica mela rossa. Un sorriso aspro spuntò sul suo viso, segnato dalla tristezza, conscio di non poter fuggire dal proprio destino.
Strinse tra le mani la mela, era il suo ultimo pasto e se lo sarebbe goduto fino in fondo. A ogni boccone i muscoli dolevano nello stendersi e fitte lancinanti si espandevano per tutte le gengive. Più deglutiva, più la gola gli bruciava; spasmi improvvisi allo stomaco lo colsero di sorpresa. Crollò, rigettando tutto.
Non furono i frammenti di mela marci che gli indussero un grido soffocato, ma il liquido nero oleoso che amalgamava il tutto e che stava ancora colando ai lati della sua bocca. La terra intorno a quella chiazza scura bruciò, perse ogni colore, propagandosi lenta.
Si trascino lontano dal suo misfatto fino a scontrarsi contro il tronco di una quercia. Lì la paura accumulata nei giorni precedenti lo assalì, si abbandonò alla stanchezza e chiuse gli occhi, gettandosi in un oscurità che diventava sempre più familiare.
Sognò casa, dalle verdi praterie di Valor, alle fredde mura del castello di Kalen. I contorni e i colori vividi di quelle illusioni lo convinsero dell’autenticità della visione, quasi gli pareva di sentire sulla propria pelle il calore del sole. Tutto risplendeva, ma nulla come il ricordo della principessa Celia. Rivisse il loro viaggio di ritorno a palazzo e tutte le emozioni provate, dal tormento di giungere alla fine di quei momenti al tocco delle loro dita che si sfioravano timidamente.
– Xen. – La voce cristallina di Celia gli ricordò quanto amasse sentirla pronunciare il suo nome.
– Xen! – Il tono mutò dall’euforia alla paura, perse la gioia che dominava quei lineamenti dolci. I confini del suo sogno s’incresparono, i colori vennero rimpiazzati da una tavolozza di grigi e neri risvegliando il cacciatore dal suo sonno.
Spalancò gli occhi, asciugò il sudore della fronte col dorso della mano e si rialzò a fatica. Pensò che fosse finita ma la realtà si rivelò meschina. Il mondo intorno a sé aveva cambiato forma, ma non i propri toni cupi. Gli alberi che prima gareggiavano per chi raggiungesse prima il cielo si rivolgevano alla terra. Privi di foglie e della loro maestosità, si reggevano su un terreno ormai morto, irriconoscibile. Tra i sospiri del vento, divenuti lugubri, dei singhiozzi attirarono la sua attenzione. Dinanzi a sé vide la sua principessa.
Le esili mani tremanti reggevano l’arco di Xen, la freccia incoccata puntata verso di lui traballava a ogni respiro. Pensò che stava ancora sognando, anche se rappresentava una visione distorta di ciò che desiderava sussultò dalla gioia, quel sentimento non fece in tempo a sbocciare che la freccia partì. Giunse al suo petto con un impatto che lo fece indietreggiare, dalla ferita fuoriuscì sangue nero ma non sentì nessuna traccia di dolore, solo fitte strazianti a ciò che rimaneva del suo cuore. Cieca rabbia lo travolse, amplificata dai risentimenti di coloro che la maledizione aveva legato a sé. Non è Celia! Lei è di buon cuore, non farebbe del male a nessuno! E’ la maledizione che gioca con la mia mente. Confuso e ignaro di quanto il suo aspetto fosse mutato, spalancò le fauci, rivelando zanne acuminate che brillarono al chiarore di luna.
Un balzo fu sufficiente a raggiungerla, la travolse con tutto il suo peso schiacciandola al suolo.
Fu questione di secondi, attimi che per Xen furono troppo brevi nella gioia di distruggere e sfogare la propria ira e quella di tutte le anime tormentate rinchiuse nel suo nuovo corpo. L’odore del sangue e il gusto delle viscere tra i suoi denti placarono la sua fame, la coscienza frammentata di Xen riaffiorò. Si fermò ad osservare ciò che rimaneva del suo passato, immerso in un vortice di malinconia e tristezza. Quando i loro sguardi s’incrociarono tutto divenne più chiaro. Celia ritrovò quegli occhi color dell’erba d’estate che fin da piccola la proteggevano da lontano, allungò la mano, gli toccò il muso e sorrise tristemente.
– Mi dispiace. – esalò, nel suo ultimo respiro. Dagli angoli degli occhi di lei si liberarono piccole gocce salmastre che da tempo aspettavano di essere versate. Xen raccolse ciò che rimaneva di Celia. La schiena produsse un sonoro scricchiolio ma non si curò di constatare se la spina dorsale, unica cosa che ancora teneva unito il corpo, si era spezzata.
La strinse per la prima volta tra le sue braccia e in qualche perverso modo fu bellissimo. Osservò il viso candido imbrattato dal colore rosso del suo sangue. Premette le sue labbra su quelle di lei, non fu come se lo era sempre immaginato. Trovò solo gelo, non erano morbide, sapevano di ruggine e ferro. Non riuscì a dirle addio, le fauci acuminate gli impedivano di produrre parole. Non fu neanche capace di piangerne la morte, i suoi occhi non producevano più lacrime. Urlò.
Maledisse quel fato crudele che lo aveva portato a tale follia, maledisse tutti. Il suo cuore, ormai in frantumi, accolse completamente l’oscurità. Il Sangue Nero, libero da ogni vincolo morale, cominciò a fluire all’impazzata nelle vene impossessandosi di ciò che restava del cacciatore.

Giuls Nova

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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Una risposta a Lacrime nere

  1. Fabio Piovesan ha detto:

    Bentrovato fantasy!

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