Smettere

SmettereNon era un buongiorno. Un buongiorno inizia con il naso in una quarta di reggiseno e un caffè fatto bene, non con un merlo idiota alla finestra e il pacchetto di sigarette vuoto a raccontarti di un’altra notte che ti ha accorciato la vita di un giorno.

Si alzò con un colpo di reni, lanciando il pacchetto vuoto fuori dalla finestra con l’intenzione di colpire il maledetto e imprecò quando il proiettile improvvisato mancò il bersaglio.
Incurante passò in cucina, i pantaloni del giorno prima gettati sulla spalla sinistra. Afferrò il pacchetto di riserva, anche quello vuoto. La riserva si chiamava così perché quando non c’erano più sigarette nei pantaloni le cercava nel ripiano della cucina. Smettere fa schifo! Si disse con uno sbadiglio.
Aveva bisogno di caffè, l’unico vizio ammissibile. Ne scaldò mezza brocca e ne mandò giù un quarto lasciando colare ai lati della bocca un paio di rivoli bruni, solo per fermarli prima che arrivassero al mento. Si asciugò con un canovaccio e fece un sospiro rumoroso, era frustrante. Aveva bisogno di quella sigaretta, o di prendere una squinzia per i fianchi e giocare al dottore per un po’. Era una droga anche quella, ma i medici dicevano che non c’era bisogno di essere così drastici: la dipendenza dal sesso non era mai permanente e poteva essere curata con molta buona volontà. E castità.
C’era dell’ironia nella sua situazione. Aveva avuto un’infinità di donne per tutta la vita, da quando aveva scoperto l’attrazione fisica e non c’era mai stato un rifiuto, tutte assecondavano la sua voglia, la nutrivano come un maiale all’ingrasso e finché l’industria del porno aveva pagato, non aveva mai avuto il dubbio che qualcosa nella sua testa fosse marcio.
Insieme al successo, però, erano arrivati i problemi, le denunce, gli arresti. Tutto quello faceva chiacchierare i tabloid, anche se alcuni ci andavano pesanti, non erano neanche lontanamente spregevoli quanto i suoi genitori. Jamie aveva subito le ire di sua madre e di suo padre, i quali non pronunciavano più il suo nome, anzi si limitavano a evitare di parlarne anche quando qualcuno s’interessava alla sua condizione.
Prese un toast e ci spalmò sopra della salsa bacon. Il colore di quella roba riportò alla mente una crema per il corpo che usava la sua ultima conquista. Ne sentì l’odore e cercò d’ignorarlo, addentando il toast. Chiuse gli occhi per scacciare una vampata di lussuria, la sensazione fu tanto travolgente da far cadere il toast sulla maglietta che usava per dormire. Imprecò a bocca piena, scacciando il ricordo di un corpo vibrante di eccitazione che si strofinava contro il suo e lanciò quello che rimaneva della colazione contro il ripiano, pulendosi maldestramente. Basta, è inutile resistere. Una battona qualsiasi andrà bene!
Voleva rivivere quelle sensazioni, il suo corpo lo esigeva, la mente gli andava dietro e la sua vista divenne sfocata. Le orecchie fischiavano e per un attimo la testa divenne così confusa da mandare in paranoia l’ultimo barlume di sanità mentale che si aggrappava alla cucina. Sentiva l’odore del suo eccitamento, la voglia di piacere fisico aveva cancellato ogni altra cosa. Gridò scacciando le ondate di lussuria e di desiderio, abbracciando l’odio che sentiva verso il mondo. Vomitò il caffè e quel mezzo toast, accasciandosi a terra, con le ginocchia nude a contatto con il liquido viscoso e puzzolente.
Scoppiò a piangere, avrebbe voluto smetterla e lasciarsi andare, toccarsi magari e cercare di sfuggire alla morsa che sentiva allo stomaco; imprecò e prese a schiaffeggiarsi. Sapeva di essere allo stremo, che senza un’altra ossessione, il bisogno di sentire la lussuria sua e di un altro essere vivente avrebbe distrutto quel poco che rimaneva della sua ragione, eppure non voleva arrendersi.
Il suono del campanello spezzò il silenzio fatto di tremori e singhiozzi.
Si alzò a fatica, pulendosi dal vomito con il canovaccio e arrancando fino alla porta gridò – andate via!
– Stai bene? Sono la nuova vicina, ho sentito un grido! – Era una voce bella, piena, da contralto. Avrebbe voluto sentire quanto in alto sarebbe potuta arrivare. Scacciò l’idea con uno schiaffo.
– Vattene! – Latrò, battendo una mano sulla porta.
– Ma stai bene? C’è qualcuno con te? Vuoi che chiami la polizia?
Jamie sospirò, ma qualcosa si mosse senza ascoltare la sua volontà ordinando di aprire la porta.
Una brunetta alta poco più di uno e settanta era ferma davanti alla sua porta, indossava una maglietta aderente e un paio di pantaloni da jogging, era sudata e doveva essere già tornata dalla corsa. Possibile che non l’avesse mai incontrata o non avesse mai notato quelle forme?
– Sto bene, contenta?
La brunetta scosse il capo – Non stai bene. Sembri uscita da un lager, verdammt!
Jamie fece per richiuderle la porta in faccia, le mancava solo la vicina moralista. Per tutta risposta la brunetta le impedì di chiudere e la spinse di lato, entrando con prepotenza.
– Che diavolo fai?
– Sei in crisi d’astinenza, si vede a chilometri. Di cosa ti fai? Sorella ci siamo passati tutti. – L’intrusa si guardò in giro e storse il naso all’odore di vomito della cucina, ma non si fermò – Mio fratello ci è morto per l’eroina, perché i miei lo consideravano un fallito. Non…
– Vattene!
– Almeno lascia che ti dia una mano. Mi chiamo Ingrid.
Jamie scosse la testa, portando le mani alle tempie. Sentiva il suo odore e, come un predatore in cerca di preda, le fissò il corpo in cerca di un punto da afferrare e massaggiare per farla sciogliere. Era un modus operandi semplice, bastava capire come solleticare la libido della partner per averla in pugno e l’esperienza degli anni passati davanti alle telecamere le aveva dato un sesto senso nel comprendere le debolezze altrui.
– Cosa ti prende? – Ingrid sembrava preoccupata, forse aveva capito che l’ossessione di Jamie non era per una droga mainstream.
L’odore dell’altra, il corpo lucido per la corsa, il respiro accelerato e quello sguardo azzurro. Dovevano essere suoi, doveva possederli e quell’impicciona doveva implorarla di non smettere. Si avvicinò, afferrando Ingrid per le braccia e chinò la testa sul suo seno, per sfogarsi nel pianto.
– Su, calmati ora.
Jamie si arrese, il suo corpo si perse in quella tempesta di sensazioni, esplodendo in un’eccitazione che non aveva precedenti. Le sue labbra cercarono quelle di Ingrid e le mise le mani sul sedere. Incurante della raccomandazione dei medici di non fare sesso con sconosciute.
Ingrid si lasciò trasportare dall’eccitazione, indifesa, ma pronta a sostenerla anche con il proprio corpo, finirono a terra, Jamie le strappò di dosso la maglietta e il reggiseno contenitivo, appoggiando le mani su quei seni. Ti mancava questa sensazione, vero? Gridò a sé stessa, appoggiando le labbra sul petto della sua nuova amante. Non smettere, mai più! Proseguì, sovrastando gli ansiti di piacere della sua nuova vicina.

Davide Zampatori

Annunci

Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
Questa voce è stata pubblicata in Davide Zampatori, Incipit e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...