Una storia semplice

Una storia sempliceIllusa. Istintiva. Incerta. Ipnotizzata in improbabili imprevisti. Immaginando irreali intenzioni. Illuminanti iridi. Inquiete idee. Irriverenti inscrizioni. Invenzioni. Invenzioni isolate.

Sorrido rileggendo questi appunti, scritti su un quaderno dimenticato.
Erano pensati per un personaggio di un libro mai scritto. Ma in verità, parlano di me.
Portavo sempre con me questo piccolo quaderno con la copertina decorata in stile retrò a cui era attaccata una penna nera. Rivedo un’immagine di me molto bohemien, da artista consumata. Allora ci credevo molto, era il mio sogno e nonostante mi rendessi conto che poteva essere molto difficile da realizzare, non mi impaurivano le difficoltà. Ero convinta di farcela. Immaginando irreali intenzioni.
Su quel quaderno erano riportati tanti appunti su personaggi, luoghi, fatti realmente accaduti, tutti rivisti con un po’ di fantasia. Inquiete idee. Irriverenti inscrizioni. Sembravano tutte cose apparentemente non collegate tra loro, ma nella mia mente avevano un senso logico. Invenzioni. Invenzioni isolate.
Le illuminanti iridi, che mi avevano ispirato il personaggio maschile, le rivedo ogni settimana, quando, finita la messa, poso una rosa rossa davanti alla sua foto, incastrata sul marmo chiaro, scolorita dal sole e dalla pioggia. Sono le stesse che illuminano i miei sogni durante la notte e di giorno; quando la mia fervida immaginazione rielabora la nostra vita in un’altra storia, ogni volta diversa, ma con lo stesso finale. Quello che non abbiamo potuto avere.
Sono sempre stata dotata di una grande fantasia e di una vivace immaginazione che mi hanno aiutata ad affrontare varie situazioni, salvandomi in molti casi dalla dura realtà e dalla mia impossibilità a reagire alle avversità della vita. Ipnotizzata in improbabili imprevisti.
Il più improbabile degli imprevisti era stato l’incontro con lui e i suoi occhi luminosi. Ancora più improbabile innamorarmi e che lui ricambiasse il sentimento.
Bello, forte, rivoluzionario e convinto di poter cambiare il mondo; girava il paese con la sua vespa rossa. Mia madre mi aveva proibito di frequentarlo, ma su quella vespa ricordo di essermi persa nei suoi occhi verdi e anche nelle sue labbra.
Istintiva.
Sentivo che era l’uomo giusto. Le ore passate insieme erano come aria fresca. Parlavamo di tutto, confrontandoci su qualunque tema: futuro, speranze, sogni. Gli avevo confidato di voler scrivere un romanzo; lui ne era entusiasta e insisteva perché inseguissi il mio sogno e lo realizzassi. Quando eravamo insieme mi sentivo sicura, protetta e amata.
Ma poi l’ho perso.
Mi ha lasciata sola con i miei sogni infranti e il cuore a pezzi. Incerta. Non sono riuscita a reagire a quel dolore così grande per una ragazza di diciannove anni. Ho cominciato ad insegnare alla scuola elementare del paese, ma avevo perso l’entusiasmo che mi aveva spinta a questa scelta. Il destino mi aveva disorientata, mi sentivo smarrita e solo un lavoro così concreto mi teneva a galla. La mia fantasia, però, era svanita insieme a lui e il quaderno era rimasto per lungo tempo in un cassetto in camera mia.
Quando mia madre lo aveva trovato, preparando le mie cose per il trasloco a casa di Mario pochi giorni prima del nostro matrimonio, la sua intenzione era quella di buttarlo nella stufa. Sono riuscita a bloccarla prima che lo facesse. Non potevo permetterle di bruciare quel quaderno e tutto ciò che rappresentava per me. Mi ha detto solo una parola, che distrusse definitivamente le mie velleità artistiche già molto compromesse. Illusa.
Mi sono convinta che forse aveva ragione; a quei tempi, chi poteva voler leggere un libro scritto da una donna di provincia? Ho parlato con Mario del quaderno e del periodo in cui pensavo di scrivere il mio romanzo. Per un uomo così concreto, realista e pratico come mio marito, il sogno ideale e astratto di una giovane che si voleva cimentare con la scrittura era davvero assurdo e impensabile.
Il quaderno è rimasto con me anche se, tra le varie incombenze della mia nuova vita, ho finito per dimenticarmene.
L’ho ritrovato pochi giorni fa, sotto la biancheria nuova riservata alle emergenze.
Mi sono emozionata a rivederlo, ma non ho avuto il coraggio di aprirlo. Ora, sola in casa e avvolta nel silenzio, lo tengo stretto tra le mani seduta sul letto.
Sfoglio veloce le pagine del quaderno ingiallito dal tempo, che odora di naftalina. L’inchiostro è sbiadito come il colore dei miei capelli, le pagine stropicciate e sgualcite come la pelle delle mie mani e del mio viso.
Ora sono una maestra elementare in pensione, ma non è troppo tardi per far rivivere quei due ragazzi innamorati sopra una vespa rossa, per raccontare la loro storia. Una storia semplice. Chissà se qualcuno vorrà leggerla. Ma una cosa è sicura: solo io posso scriverla. E lo farò.

Serena Pavan

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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Una risposta a Una storia semplice

  1. Fabio Piovesan ha detto:

    Mi piace come hai spezzettato l’incipit e lo hai sparso qua e là lungo il racconto: bella idea!

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