Un paio di sfumature di vino

Un paio di sfumature di vino...Apro la porta diffidente. La stanza che c’è dietro è totalmente diversa rispetto da quella cui arrivo, come se fosse un altro mondo. Lei è seduta dietro a un tavolo, illuminata dalla fioca luce di una lampada. Negli anni sono stati chiamati in vari modi, profeti, sibille, veggenti, indovini. Noi li definiamo oracoli.

Mi guarda dal basso e mi indica una poltrona malconcia all’angolo della stanza. È un essere più rughe che pelle, accartocciata su se stessa, piccola, ristretta, come un maglioncino di lana lavato male in lavatrice. Respira a fondo e con calma mentre due negri le fanno aria con rami di palma.
– Gesualdo Cristicchi – mi dice.
– È il mio nome – rispondo.
La stanza è angusta e la vecchia puzza di olio e di anni. Prima di riaprire bocca muove lentamente le braccia verso un cassetto della scrivania. Lì cerca con le mani senza mai distogliere lo sguardo da me.
– Gesualdo Cristicchi, non finiscono bene quelli come te sai?
– Quelli come me? Che intende?
E mentre balbetto estrae dal cassetto una scatola di fiammiferi marrone e si accende una sorta di pipa, un oggetto lunghissimo, scuro, che fa più fumo di quanto ti aspetteresti. In pochi attimi siamo in una nebbia soffocante. La tossisco via. L’oracolo sorride.
– Sai chi sono?
– Un oracolo, credo…
– Sai perché sei qui?
Ogni cosa nella stanza è ormai nascosta nel dubbio del fumo, solo la sua immagine è nitida, salvata dai negri che incuranti continuano a sventolare le loro palme.
– No. Non ne ho idea, stavo dormendo e poi…
– Quando sei nato ti è stato dato un dono…
– Oh sì, cazzo! Mi spiace non aver mai pregato per ringraziarvi, non è che sono ingrato, solo che quando mi inginocchio mi viene da vomitare, non posso proprio farne a meno.
– Non ti biasimo Gesualdo Cristicchi, non siamo divinità capricciose che bramano adorazione.
La vecchia si passa la mano tra i capelli radi, più rospo che femmina. Lascia cadere a terra la pipa e prima ancora che questa possa far rumore un tizio col turbante esce fuori dal buio alle sue spalle ed inizia a pulire frettolosamente.
– Sai perché te lo abbiamo dato?
– No, non saprei, non me lo sono mai chiesto. Da quando ho scoperto di averlo non faccio altro che usarlo, non sono mai andato oltre. È un po’ come il telecomando, tutti lo usano, ma nessuno sa perché e come funziona.
Il tizio col turbante scompare nel fumo che comincia a diradarsi. Solo ora noto che i due negri non ci sono più. Siamo rimasti soli, io e il rospo, a parlare di telecomandi.
– Sono pochi quelli a cui concediamo doni. Ma esistono. A Noi piace mischiare le carte, vedere che succede. Noi non possiamo interferire con la vostra vita. Ingiusti sono gli insulti che ci rivolgete quando le cose non vi vanno come volete! Possiamo interferire solo alla nascita. Possiamo cambiarvi la genetica prima che veniate alla luce per rendervi speciali. Questo è il nostro unico potere. Tu hai avuto un dono…
– Non si sa molto di Voi al piano di sotto, non potete prendervela se fraintend
– Non interrompere! – Grida con voce polifonica, facendomi svolazzare i capelli lunghi fino a dietro le orecchie e riempiendomi la barba di schizzi di saliva.
– Tu hai avuto un dono. Ti è stato dato perché dovevi divertirci.
La nebbia ormai nasconde solo i contorni.
La stanza è cambiata, una luce soffusa rivela oggetti incerti sparsi e da lontano arriva un rumore di ferri che sbattono che si fa sempre più forte.
– Non so voi, ma io mi ci sono divertito un sacco.
– No! – di nuovo la voce polifonica. L’oracolo si alza sulla sedia, si gonfia di ira – Hai passato la vita a sprecare. Potevi creare mondi, avresti potuto cambiare vite, invece nulla, la tua esistenza è andata avanti tra un bicchiere e un altro, senza far nulla. Solo trasformavi ogni goccia d’acqua in vino e ti accontentavi, non hai reso reale neanche una barzelletta.
– Barzelletta?
– Sì sai – ammette calmandosi, – ho insistito io per darti il potere, non ne vedevano l’utilità gli altri, ma ti immaginavo trasformare tutte le bottiglie di acqua dei maratoneti di New York, ti vedevo mentre rendevi vino il contenuto della borraccia di professori universitari o ancora di più il mare. Immagina cosa avresti potuto fare… il mare pieno di gente ubriaca che annega nel Montepulciano. – Ora ricomincia a gonfiarsi, sempre di più.
– Immagina le cene con i salutisti che buttano giù solo acqua che un attimo prima di essere bevuta… Tac! Pignoletto! Sognavo questo per te! Orde di astemi ubriachi, cani e gatti abbracciati e singhiozzanti con le ciotole rovesciate tristi in mezzo a chiazze di chianti, parchi acquatici silenziosi con bambini addormentati per la sbornia… e invece niente. –
Il rospo ora è enorme. Sarà due metri. Urla con più voci, incapace di fermarsi. – Niente di niente. Devi pagare. Devi pagare… – Mi guarda con odio, mi afferra, inspira la nebbia e alle mie spalle appare un letto senza materasso con manette e altri strumenti poco rassicuranti attaccati ad ogni angolo…
– Non mi hai fatto divertire, lo farai adesso!
Grido, ma arrivano i due negri nascosti chissà dove alle mie spalle, mi mettono un bavaglio, uno di quelli con una palla al centro che non mi era mai sembrato un oggetto comodo da indossare. Mi divincolo. Mi ammanettano i polsi alla testata del letto. Mi rassegno. Mi spogliano. Mi dispero.
Per carità ti prego no.
Mi legano le caviglie insieme, strette, serrate.
Una brocca di acqua sul comodino alla mia sinistra si riempie di Bardolino, il rosato mi è sempre uscito così, d’istinto, nei momenti di terrore.
– Ora mi farai divertire. – Dicono le voci, mentre qualcosa di lungo e viscido mi passa sopra la schiena.
I negri sollevano il letto, lo mettono in verticale, resto appeso dai polsi. Fa male.
Uno di loro mi guarda e sorride – benvenuto in paradiso, – dice.
Poi i passi del rospo si fanno più vicini ed è solo dolore.
Chiudo gli occhi e immagino il vino, un mare di vino. Immagino l’Adriatico trasformato in una enorme vasca di Montepulciano.
Eppure non sarebbe stata una pessima idea…

Damiano Lenaz

Annunci

Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
Questa voce è stata pubblicata in Damiano Lenaz, Incipit, Scrittori in Corso e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Un paio di sfumature di vino

  1. Fabio Piovesan ha detto:

    “E adesso… ora ti dico adesso cosa: chiamerò qualche scagnozzo strafatto di crack per fare un lavoretto in questo cesso, con un paio di pinze e una buona saldatrice.” (Marsellus, Pulp Fiction)

    Mi piace

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...