Io questo paese non lo capisco

SensualitySuona la campana. L’uomo grugnisce, si ritrae e lo rimette nei pantaloni con uno sguardo vuoto, mentre io mi risistemo il perizoma. Non mi guarda neanche, i soldi verranno consegnati fuori. Suona la campana di nuovo.
Un altro uomo entra si slaccia la cinta dei pantaloni e tira giù le braghe. Si riparte.

Lo guardo e capisco subito che è nuovo, non è mai stato in un bordello: gli occhi bassi, le guance rosse, si vergogna e forse si sta chiedendo che ci fa qui, ma visto che c’è ha già cominciato ad armeggiare dentro alle mutande.
Mi tolgo il perizoma, slaccio il reggiseno e lo lascio scivolare a terra. I suoi occhi sono posati sul mio sedere, l’eccitazione è già iniziata. Bene, sarà tutto più facile.
Mi avvicino, – continua tu! – Mi dice.
Le sue mani si allungano sulla mia schiena, mi cingono, sono grandi e ruvide, il dito medio della sinistra è più corto, forse una malformazione o un incidente sul lavoro. Mi avvinghio a lui: la sua presa è forte, decisa e comincia così una danza lenta e monotona. È la parte migliore del mio lavoro, posso pensare completamente ad altro, isolarmi da quello squallore; quando sono nuovi poi, mi diverto ad immaginarmeli fuori da qui. Questo, per esempio, fa il muratore, si chiama Antonio, è sposato, ma ha tolto la fede prima di entrare, avrà una marea di figli e la moglie, ingrassata dai parti e isterica a causa delle faccende domestiche avrà deciso di chiudere baracca e burattini e a quest’omino dal viso poco armonico saranno rimaste solo le mani. Incapace di farsi un’amante perché ormai disabituato alla seduzione, avrà capito da qualche amico l’esistenza di questo centro massaggi e avrà chiamato. Non ho mai capito perché le puttane a pagamento facciano sentire meno in colpa di un’amante gratuita.
Sta già grugnendo. Giusto. La prima volta è sempre tutto velocissimo, come un ragazzino alle prime armi, questi ometti insoddisfatti diventano felici con poco.
Mi alzo, la campana non è ancora suonata.
– Vuoi un massaggio? E’ compreso nel prezzo! – Gli dico. Risponde con un cenno del capo e io gli faccio segno di sdraiarsi sul lettino. Si toglie la maglia e sotto emergono dei muscoli tonici, senza un filo di grasso. Peccato per sua moglie, insomma dal collo in giù è ancora un ottimo spettacolo. Mentre verso l’olio sulle mani e comincio a muoverle lungo il collo comincia a parlare. – Mi ha mandato qui mia moglie.
Ecco, questa non mi era mai capitata.
– Il marito di una sua amica, dopo alcune sedute da voi, è cambiato e il loro matrimonio è rinato.
Non ci posso credere, questi hanno le mogli che li mandano in un bordello per far ripartire il matrimonio, in effetti costa molto meno di un consulente ma non fa un po’ schifo pensare al proprio marito con un’altra? Io non lo vorrei, mi darebbe fastidio.
– Davvero? – Gli chiedo, – ma lei sa cosa facciamo qui o pensa siano solo massaggi? – Ho sperato che la moglie pensasse veramente al centro benessere thailandese.
– Sa che cos’è. Me l’ha fatto capire subito e io ero contrario ma ha insistito tanto.
– Io voi italiani non vi capisco proprio. – Gli rispondo e rido. Anche lui ride, stemperando un po’ la tensione che aveva dentro. Il massaggio continua nel silenzio fino al suono della campana. Mi allontano, si alza e si riveste.
– A venerdì!
Mi chiedo se sia sua moglie ad avergli detto quante volte venire e se quando torna gli chiederà com’è andata, magari sarà l’argomento durante la cena, oppure prima di dormire. Me la vedo lei, seduta sul letto con un giornale in mano che gli chiede “Allora amore cosa ti ha fatto la puttana?” No non direbbe una così brutta parola, direbbe signorina o massaggiatrice! E lui che risponde usando circonlocuzioni assurde per non dire che semplicemente che abbiamo fatto sesso e che gli è pure piaciuto. Io questo paese proprio non lo capisco, penso, mentre entra un altro cliente.

Erika Franceschini

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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Una risposta a Io questo paese non lo capisco

  1. Fabio Piovesan ha detto:

    Racconto originale e ritmato… però l’apostrofo usato come accento è il male 😦

    Mi piace

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