Goccia a goccia

Goccia“PLIN!” “PLIN!” “PLIN” Alle tre di notte di un giovedì di marzo si chiese il motivo per cui aveva accettato quella stanza. Gli spifferi entravano da ovunque, i lucernari opachi non facevano filtrare nulla, neanche quando il sole era alto e si sentiva qualcosa grattare dentro i muri. E poi, quella perdita nel soffitto. “PLIN!” “PLIN!” “PLIN!” Lì dentro sarebbe impazzita.

Prima aveva una vita comoda in una casa comoda. Soprattutto una casa comoda. Viveva con i genitori, una madre che la mattina usciva senza far rumore per non svegliarla e un padre che andava a comprarle un cornetto integrale con marmellata ai frutti di bosco per un risveglio dolce (ma non troppo grasso).
Faceva una vita da universitaria rilassata, con un esame a sessione se andava male, due se andava bene. Una volta era andata benissimo: due esami e l’idoneità di lingua. Prima del passaggio da un’università a un’altra, era agli sgoccioli. “PLIN!” “PLIN!” “PLIN!” Ora, passando da Campobasso a Bologna, aveva ben altri problemi, che un’idoneità con più libri di un esame da 9 crediti formativi.
Si era spostata solo per seguire il suo ragazzo. Lo stesso che si era spostato solo per seguire la sua vera amata. Sì, non quella che per lui aveva fatto di tutto, ma quella con gli occhiali da porca che fanno tanto impazzire gli amanti di Selen. Sì, non lei che lo aveva coperto coi suoi genitori 7 anni prima mentre vomitava nel suo zainetto, rovinando per sempre il pigiama stellato che aveva comprato per stare accoccolata a lui quella notte, ma l’altra che si era fatta quelle treccine da troia, un mix tra Harley Quinn e la Britney Spears di “Baby one more time”. Ecco, era la versione nerd della tizia sulla copertina di “Enema of the State” dei Blink 182.
Quante cose avrà scritto in quella lettera…
“PLIN!” “PLIN!” La televisione stava passando ancora quella stupida e odiosa pubblicità.
La ragazza non vedeva l’ora di mettersi nella vasca per rilassarsi e cancellare tutti i pensieri dalla testa. “PLIN!” “PLIN!” “PLIN!” L’acqua stava uscendo dalla vasca da bagno, strabordava come i sentimenti negativi dal suo cuore. Non le rimaneva che fare il solito rito prima di ogni suo bagno caldo: controllò che la porta fosse chiusa a chiave, verificò che la porta del frigo fosse chiusa, spizzicò un paio di biscotti dalla credenza, piazzò la radio.
Linus e Matteo Curti stavano parlando di chissà quale anniversario nella carriera di John Travolta. Eccola lì, “How deep is your love” dei Bee Gees, scelta scontatissima ma dolorosa. Lei il suo ragazzo si erano conosciuti a una festa noiosissima di Carnevale, con tema 70/80. Lei era vestita come la cugina Daisy di Hazzard, la serie che guardava sempre suo padre, lui aveva una divisa bianca, bellissima. All’inizio pensava provenisse da “Ufficiale e gentiluomo”, solo dopo scoprì che si era vestito da capitano di “Love Boat”.
Ballarono proprio quella canzone, e lui gliela dedicò. Lei non sapeva l’inglese, ma le bastava la parola love nel titolo.
Inizio e fine, sotto le stesse identiche note.
Si stese nella vasca, guardò le enormi macchie di muffa sul soffitto.
Prese il coltello preparato lì affianco una mezz’oretta prima. Su internet aveva letto che era il modo migliore per ciò che stava facendo, e in più tanti personaggi noti avevano concluso così la loro carriera. In fin dei conti era anche una cosa romantico-filosofica: dare in senso reale un taglio alla propria vita, un taglio netto.
L’acqua iniziava a tingersi di rosso, quando mise i polsi verso il pavimento, per aiutare il deflusso. Le gocce scendevano a terra, velocemente.
“PLIN!” “PLIN!” “PLIN!”

Aniello Di Maio

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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Una risposta a Goccia a goccia

  1. Fabio Piovesan ha detto:

    “Una volta era andata benissimo: due esami e l’idoneità di lingua.” 😀 😀 😀

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