Il paradiso

BraveSangue. Odore aspro di sangue. Color vivo di sangue. C’era un fiume di sangue.

Non riuscivo a muovermi, ero steso di schiena sull’asfalto e mentre sentivo il mio sangue caldo uscire, la vista era offuscata e il mio corpo pesante, immobile. Qualcuno mi aveva toccato il polso, riuscivo a percepirlo e ho pensato che fosse un buon segno. C’erano delle persone intorno a me che parlavano, ma non riuscivo a capire cosa dicevano, le loro voci mi giungevano come se fossero in lontananza, un sottofondo. Avevo gli occhi pesanti e faticavo a tenerli aperti, poi ho sentito la sua voce. In quel momento, nonostante la situazione fosse un po’ drammatica, penso di aver avuto un lieve sorriso sulle labbra. Ma non sono mai stato coraggioso e infatti mi ero arreso alla paura e avevo chiuso gli occhi.
Poi il buio.

Riapro gli occhi a fatica e vedo tutto offuscato. Non so quanto tempo sia passato. Ora sono in una stanza, ma non è casa mia. Sono disteso su un letto, la luce del sole si proietta sulla parete di fronte a me sotto forma di fasci luminosi paralleli. Tutto intorno a me è bianco. Bianco è il lenzuolo che mi copre, bianche le pareti e il soffitto della stanza, bianca la figura che si avvicina a me, mi tocca la mano e sistema l’ago che mi entra nel braccio.
Non riesco a parlare e la gola mi fa male. Mi sento molto stanco e gli occhi mi si chiudono al rallentatore. Fisso il soffitto ripensando a ciò che mi è successo.
Non sono mai stato un figo ma neanche uno sfigato totale. Tuttavia questo non basta per far parte del gruppo a cui ambisco, composto dai ragazzi più carini dell’intera scuola che, ovviamente, per mia sfortuna, fanno parte della mia classe. Tra di loro c’è anche Chiara. La amo dal primo istante in cui ho posato lo sguardo su di lei, il primo giorno di scuola. E’ bellissima, lunghi capelli castani e lisci, occhi scuri e luminosi, labbra grandi e morbide, come la sua pelle. Posso solo immaginarlo, ovviamente, perché non ho mai avuto la fortuna di toccarla, e forse mai l’avrò.
Di certo non sono carino come Luca, il suo ragazzo. Tanto alto, bello e strafottente lui, quanto basso e timido io. La mia timidezza spesso è imbarazzante. Spero un giorno di poter ripensare alla mia adolescenza come uno spiacevole ricordo. Non sono un ragazzo popolare ma neanche come Tacchia, deriso e odiato da tutta la classe, perché oltre ad essere secchione è pure stronzo e non passa mai un compito neanche a pagarlo. Io a scuola me la cavo bene e spesso aiuto chi posso nella vana speranza che questo mio atteggiamento mi apra le porte del magnifico mondo di Chiara e di farmi notare da lei. Luca di certo non potrebbe aiutarla perché è una capra e non capisco proprio cosa ci trovi in lui. Saranno i muscoli e i riccioli che gli cadono scomposti sulla fronte coprendo parzialmente gli occhi azzurri? Se avessi saputo che la pallavolo poteva trasformarmi in un Dio Greco forse ci avrei fatto un pensierino. Ma purtroppo io sono più il tipo da cinema, serie tv, libri, fumetti e divano.
Ma come ci sono finito qui? Devo concentrarmi…I ricordi pian piano riaffiorano.
Eravamo nell’autobus e Chiara era seduta, come sempre, in braccio a Luca. Guardandoli non potevo fare a meno di pensare a come mi sarei sentito se avessi potuto tenerla sulle mie gambe e tra le mie braccia. Ho distolto subito lo sguardo perché era troppo doloroso vederli insieme. Avevamo avuto l’orario prolungato al pomeriggio e quindi, usciti tardi da scuola, ormai era buio.
Arrivati alla stazione mi ero infilato in biglietteria per rinnovare l’abbonamento, così almeno mi risparmiavo di vederli mentre si salutavano. Quando mi sono avvicinato alla fermata ho visto dei ragazzi che circondavano Chiara in un angolo buio. Mi si era gelato il sangue, non so cosa mi abbia dato la forza ma, senza pensarci troppo, sono corso da lei mentre urlavo nella loro direzione di lasciarla andare. Uno di loro si è girato e mi ha colpito con un pugno e poi tutti si sono fiondati su di me colpendomi con violenza ovunque con calci e pugni, non riuscivo nemmeno a capire dove. Poi ho sentito un dolore al fianco e il mio sangue caldo uscire. Mi sono accasciato a terra e il gruppo si è allontanato da me. Le urla di Chiara avevano attirato altre persone, mi dicevano di stare fermo e di non muovermi. Tra le tante voci che aumentavano intorno a me ho distinto la parola “ambulanza” urlata da Chiara con disperazione.
Dopo un tempo che mi è sembrato lunghissimo, steso sull’asfalto, ho sentito la sirena dell’ambulanza e ricordo che quel suono, che normalmente trovavo fastidioso, in quel momento mi aveva dato sollievo.
– Sono arrivati Carlo, adesso ti porteranno in ospedale, andrà tutto bene.
Guardando Chiara avrei voluto dirle mille cose ma niente, nessuna parola usciva dalla mia bocca e sono quasi certo che non fosse colpa del sangue che stava lasciando il mio corpo, ma della maledetta timidezza traditrice.

Mentre fisso il soffitto, una mano calda che accarezza la mia mi riporta alla realtà, destandomi dai miei ricordi. Abbasso gli occhi sulla ragazza che siede di fianco al mio letto e riconosco Chiara. Finalmente le parole escono dalla mia bocca e fatico a riconoscere la mia stessa voce mentre sussurro – Sono morto e sono in Paradiso?
Lei mi guarda con gli occhi pieni di lacrime e sorridendo mi stringe la mano – Cretino! Che paura, Carlo! Meno male che stai bene, non me lo sarei mai perdonata…
Mentre le sorrido entra l’infermiera, che tempismo perfetto, deve entrare proprio ora? Penso. Chiara si alza per farle posto, ma prima di andarsene mi sfiora la guancia con le sue labbra calde. Come immaginavo, sono morbide. È una delle sensazioni più belle che abbia provato in vita mia.

Serena Pavan

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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Una risposta a Il paradiso

  1. Fabio Piovesan ha detto:

    Carlo! Carlo! Carlo!
    Bel pezzo Sere ^_^
    Però l’apostrofo usato come accento…

    Mi piace

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