Mr.Thompson

MrThompson– Almeno tre ore, vi dico!
– Non abbiamo tre ore! Mr. Thompson le dispiace far capire al nostro amico quanto le danno fastidio i ritardi?
Thompson si sistemò il tirapugni e colpì allo zigomo quel povero addetto portuale. Il rumore dell’osso che si scheggiava causò un ghigno divertito nel gorilla.

– D’accordo, sistemerò i vostri documenti!
Thompson uscì dall’ufficio seguendo Maiello sul molo e appuntò mentalmente che l’aria acre del porto gli dava la nausea. Aveva notato che gli riusciva piuttosto bene di essere rispettato, grazie alla sua stazza e alle sue mani, grandi almeno due volte quelle di Maiello.
Maiello era un omino basso, panciuto, con radi capelli neri. Aveva degli affari di famiglia alquanto complicati e voleva sempre vicino a sé Thompson.
Thompson doveva tutto a Maiello, perché al suo risveglio in un letto di ospedale un paio di mesi prima, era stato l’unica persona che aveva visto e quindi il primo ricordo inserito nella sua mente vuota. Sì, perché, a seguito di un incidente, non ricordava molto prima di quel momento. Gli avevano riferito che prima di allora lavorava per un concorrente di Maiello ma, temendo che non tornasse più l’uomo di prima, questo aveva deciso che non voleva più saperne di lui e non aveva più bisogno dei suoi servizi.
Thompson era un uomo di poche parole, preferiva i fatti e, grazie al suo aiuto, Maiello risolveva velocemente molti problemi, soprattutto quando i suoi metodi erano poco ortodossi. Era felice di aiutarlo e inoltre, nella maggior parte dei casi, ciò non gli causava alcun fastidio e raramente dolore, come notò in quel momento, osservando la sua mano. Lo stesso non si poteva dire dell’addetto portuale che, uscendo dal suo ufficio sventolando il documento di autorizzazione per la merce, sanguinava ancora. Mise il foglio in mano a Maiello e ritornò subito dentro al suo ufficio.
Dopo aver aiutato con le operazioni di carico della merce da spedire oltreoceano, Thompson chiese se il lavoro era terminato e potevano tornare alla villa. Doveva avere il tempo di prepararsi per la serata al locale di Maiello a tenere a bada i soliti clienti che si avvicinavano troppo alle ragazze.
Mentre apriva la portiera dell’auto, si sentì pungere sul fianco e guardando in basso vide la punta di un coltello che gli premeva sulla giacca. Il pensiero di rovinare il suo completo preferito, di pregiato tessuto italiano, cucito su misura per lui dal sarto di Maiello, lo irritò più della paura di un attentato alla sua vita. Si girò di scatto, torcendo il polso al malcapitato che fece cadere a terra il coltello e spingendolo contro l’auto disse – E tu chi diavolo sei?
– La prego, volevo solo dei soldi per mangiare, non mangio da giorni. Non mi faccia del male… –balbettò la ragazza.
– E pensavi di poterli estorcere a me? – disse Thompson ridendo. – Sali in auto, ragazzina! – aggiunse poi, trascinandola verso la portiera del passeggero.
– Mi lasci, la prego! Ho imparato la lezione, non mi porti alla polizia.
La ragazza cercò, invano, di divincolarsi dalla stretta di Thompson che, dopo averle legato i polsi dietro la schiena, la guardò. Una lacrima le tracciava una linea sulla guancia sporca, lasciando intravedere il colore roseo della pelle. I capelli erano raccolti sotto un cappello logoro almeno quanto i vestiti che indossava e i pantaloni erano larghi e strappati in più punti.
La fece salire in auto, si affrettò a raggiungere la sua postazione alla guida, avviò il motore e si immise sulla strada che portava in città. Rallentò e accostò l’auto alla postazione del take-away ordinando una gran quantità di cibo, pagò e poco dopo l’inserviente gli passò il sacchetto di carta attraverso il finestrino. Thompson lo posò sulle gambe della ragazza, le liberò i polsi dicendo solo “mangia”. Lei lo guardò stupita e divorò tutto il contenuto mentre Thompson la osservava.
– Eri davvero molto affamata. Bene, ora che hai mangiato possiamo andare. – Le disse Thompson.
– Dove? No, ti prego lasciami andare!
Ma Thompson non le rispose e rimise l’auto in strada facendo stridere le ruote. Sapeva esattamente cosa farne di lei. Per il momento aveva deciso di portarla a casa sua e darle una bella ripulita, così da scoprire se effettivamente la ragazza aveva tutte le carte in regola per lavorare nel locale di Maiello.
Doveva guadagnarsi la sua fiducia, continuando quello che aveva fatto offrendole il cibo.
Durante il viaggio si voltò a guardarla e, incrociando il suo sguardo, forzò un sorriso rassicurante al quale lei rispose con un sorriso appena accennato, ma decisamente più sincero.
Arrivati alla villa di Maiello, aprì il cancello e portò l’auto fino all’ingresso del suo appartamento.
– Questa è casa mia. Qui sarai al sicuro e potrai rimanere finché non ti sistemerai. Non voglio che tu viva di espedienti per strada. – le disse, cercando di sembrare il più sincero e rassicurante possibile.
La ragazza non disse niente, sembrava fidarsi di lui. Lo sguardo impaurito e disperato che le aveva visto al loro incontro, era pieno di gratitudine e incredulità. Perfetto. Pensò Thompson.
La fece entrare in casa e chiuse la porta, le sciolse i polsi e la portò in bagno dicendole – Fai una doccia e mettiti a tuo agio, nel frattempo cerco qualche vestito che possa andarti bene.
– Grazie! Io non so proprio come ringraziarti. Tu mi hai salvata, sei davvero una brava persona.
Infatti. Pensò tra sé Thompson con un ghigno divertito, mentre chiudeva a chiave la porta del bagno.

Serena Pavan

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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5 risposte a Mr.Thompson

  1. Elisa Girotto ha detto:

    Stupendo!!! Vien voglia di scoprire il seguito🙂

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  2. dino geromel ha detto:

    Brava Serena. Ne può venir fuori proprio una bella storia.
    E i 5 avverbi di modo scorrono che è un piacere !!!

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