Auto in panne

20130203_171351Al tramonto l’auto lo abbandonò, tra le nevi di un paese diroccato in mezzo all’aquilano, lui solo tra il freddo e la notte che lentamente usciva dall’Appennino. La prima cosa che fece Franco fu prendere il telefono con la certezza del professionista a cui non si può dir di no: il segnale era assente, si trovava in un paese dimenticato da Dio e dagli uomini. La sicurezza dentro di lui cominciò a incrinarsi, alzando la leva del cofano, voleva provare a sistemarla da solo, ma lui di motori non ne sapeva nulla, lui era abituato a telefonare: con una telefonata sapeva risolvere qualsiasi problema in ogni parte del mondo, ma per il fai da te non aveva mai avuto né tempo né voglia.
“Maledetto viaggio di piacere!” pensò. Mirella aveva insistito tanto, voleva a tutti i costi fare un fine settimana in una SPA, per rilassarsi, diceva lei, e così dopo mesi e mesi Franco aveva accettato, ma lui sarebbe arrivato solo il venerdì in serata, perché prima aveva degli appuntamenti di lavoro.
Lì in quella strada deserta, ai piedi di un paese abbandonato, l’uomo d’affari aveva solo due possibilità: aspettare nell’auto fredda il passaggio di qualcuno oppure incamminarsi alla ricerca di un segno di vita che per ora non vedeva.
Decise di star lì fermo in attesa ma dopo mezz’ora non era cambiato nulla, tranne che la notte si era completamente impossessata della strada, solo la luna, alta in quel cielo freddo illuminava l’intorno. Franco scese dall’auto, prese da sotto il sedile il gilet e ringraziò la moglie che glielo aveva comprato e sistemato in auto, raccolse la ventiquattrore, chiuse l’auto e cominciò a vagare per quell’unica strada di fronte a sé.
La solitudine e il silenzio non facevano parte del suo essere, lui viaggiava tra appuntamenti di lavoro, intervallati da telefonate lunghissime, mail, messaggi: una vita sempre connessa e sempre organizzata nel dettaglio da Silvia, la sua segretaria. Mai un imprevisto, mai un momento di ritardo. Che strana sensazione essere improvvisamente solo con se stesso, cominciò a pensare alla settimana successiva, a tutto ciò che lo aspettava, ma dopo 20 minuti aveva già ripassato il suo planning ed era riuscito a incastrare anche una telefonata alla figlia a Londra e ora su cosa poteva concentrarsi? Dentro di lui sentì una stretta allo stomaco, una sorta di ansia che lo pervadeva: oltre al lavoro cosa aveva? Cosa sapeva di sua figlia Rebecca? Lavorava a Londra, in una galleria d’arte, ma oltre a ciò? Aveva forse un fidanzato? Viveva con qualcuno? Sì, sua moglie sapeva tutto, aveva delegato a lei il compito di badare alla figlia fin dalla nascita, quante cose aveva perso. Lui non c’era mai, era in viaggio di lavoro, a una riunione importante e lì in quella solitudine capiva che non poteva pensare a sua figlia perchè la conosceva meno della sua segretaria. La stretta allo stomaco peggiorò e decise di cambiare pensieri, si concentrò su sua moglie: Mirella, era una parte di lui, fuori dall’ufficio era lei a far sì che tutto fosse sempre perfetto: la casa, le uscite ufficiali e quelle con gli amici, le cene, gli abiti. Tutto sempre egregiamente pronto. Ma neanche di lei sapeva molto, cosa faceva durante il giorno? In tutte quelle ore in cui era sola? Forse andava in palestra o al bar con le amiche, o rimaneva chiusa in casa? Non si ricordava neanche se avevano una signora per le pulizie o meno eppure senza Mirella non avrebbe mai potuto vivere.
Quella solitudine, quel silenzio gli facevano male, stavano scavando dentro di lui come non era mai accaduto, non aveva mai provato quel senso di angoscia che ora stava vivendo e che lo portava in un limbo di instabilità, quei pensieri lo avevano colpito come un pugile che ha abbassato la guardia, quel destro l’aveva preso in pieno e lo aveva messo K.O.
«Ehi! Hai bisogno di un passaggio, vecchio?» Quella voce giovane lo fece sobbalzare, non si era accorto dell’auto che era sopraggiunta, non riusciva a rispondere.
«Va tutto bene?» Continuò il ragazzo, un po’ preoccupato da quell’uomo ben vestito, che sembrava totalmente stranito «Ti serve un passaggio?»
«Sì, scusa, la mia macchina è in panne!» Franco salì nel posto del passeggero, spiegò dove doveva andare, il ragazzo lo rassicurò e gli diede il numero di un meccanico; finalmente si rilassò. Non vedeva l’ora di abbracciare sua moglie e di sentire sua figlia, aveva bisogno di loro, delle loro voci, delle loro storie, della loro e della sua vita. Pensò che forse stava solo diventando vecchio o che forse era colpa del luogo ma che qualsiasi fosse stata la motivazione ora si sentiva felice, sapeva cosa fare e come farlo.

Erika Franceschini

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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2 risposte a Auto in panne

  1. Fabio Piovesan ha detto:

    La parte centrale (“Dentro di lui […] mai potuto vivere”) mi sembrava un po’ troppo rapida, ma poi l’immagine del pugile ha messo tutto a posto!
    Segnalo un “perchè” con l’accento sbagliato.

    Mi piace

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