La cena

LaCena.jpgErano le 7 di sera, nessuna voglia di alzarsi dal divano per preparare qualcosa per cena, tanto meno di uscire. Dopo una settimana sempre di corsa, Chiara aveva solo voglia di riposare, ma il telefono squillò: quando vide il nome sullo schermo, capì subito che non si sarebbe potuta rilassare.
Era quella rompiballe di Elisa. La tipica amica non amica che ognuno ha la sfiga di avere nella propria vita.
Ma chi la sopportava quella!
Prese il telefono, guardò lo schermo e decise di non rispondere.
Si alzò e aprì il frigo. Mentre cercava di assemblare una cena degna con i miseri ingredienti che vedeva, il telefono squillò di nuovo.
Sentì le gambe molli e il petto pesante: era un messaggio, non rispondere, forse, non sarebbe servito!
Andò a leggere.
“Ciaoooo! Che ne pensi se mi fermassi da te per cena?”
Chiara sentì il viso incendiarsi. Cena? Autoinvitarsi? Quella lì era proprio senza speranze! Insulsa e antipatica.
Tutte quelle -ooo nel “ciao” rivelavano già molte cose di lei e molto brutte.
Sbuffò. Stava per scrivere un qualche tipo di rifiuto quando si accorse del verbo “fermassi”. Sentì di nuovo caldo, aveva un terribile dubbio. Scostò appena la tenda del soggiorno e si accorse di una figura ferma davanti al suo cancello.
Strinse le labbra bloccando un’imprecazione.
Come faceva a nascondersi? Era evidente che fosse a casa. Avrebbe dovuto inventarsi un finto impegno, ma le costava troppa fatica. Tanto più che non ricordava se avesse accennato al fatto che quel venerdì sera era a casa, senza far nulla.
Aveva due scelte: farla entrare e cenare insieme o dirle chiaramente che non apprezzava la sua compagnia.
Era così infastidita che decise per la seconda.
Prese la giacca, uscì di casa con cipiglio assassino e percorse il vialetto fino al cancello.
Elisa la accolse con un sorriso radioso. Chiara perse un po’ della sua ostilità davanti a quell’inaspettato saluto.
«Ti disturbo?»
Chiara piegò appena la testa di lato, senza rispondere. Osservò la sua presunta amica e pensò che fosse davvero bella. Non aveva niente di particolare, ma il trucco leggero e i capelli sciolti la facevano sembrare spensierata, particolarmente attraente.
«Mi pareva non avessi nulla da fare stasera.» continuò, aspettando una risposta.
Chiara sospirò appena. Maledetta abitudine di raccontare i fatti propri.
Aprì il cancello. «Come mai da queste parti?»
Elisa si schiarì la voce. «Eh, tu sei sola stasera… sono sola anche io e ho pensato…»
Sembrava stranamente imbarazzata: Chiara da lei si sarebbe aspettata una risposta svanita, petulante, ma non imbarazzata.
«Non ho preparato ancora nulla.» disse alla fine. Ormai non poteva più togliersi dall’impiccio.
Elisa sorrise. «Ah, meglio! Così facciamo qualcosa insieme.»
Chiara non rispose: pensò al suo frigo e non le venne in mente proprio nulla per cui sorridere. Poi si accorse che Elisa aveva una borsa con sé.
«Cos’hai portato?»
«Ho pensato che non avresti avuto molto in frigo il venerdì sera.»
Wow: la capiva meglio del previsto.
In casa, Chiara capì perché Elisa le sembrava più bella del solito. Era semplice. Aveva i jeans, le ballerine e un maglione blu che le faceva risaltare gli occhi. Di solito era esagerata. Vestiti attillati, trucco eccessivo, risata stridula. Finalmente le sembrava una persona normale.
Senza perdere tempo, Elisa cominciò a chiacchierare, a chiedere cosa potevano preparare, a raccontare di quanto le piacesse cucinare. Era educata. Allegra, serena e rassicurante. Chiara non la conosceva così. Evidentemente non la conosceva proprio.
Pian piano si lasciò trasportare dal suo entusiasmo e si trovò con le mani nella farina per preparare, dal nulla, la base per una torta salata. Per lei certe cose si compravano solo al supermercato.
Invece in pochi minuti e senza troppi sforzi, aveva ottenuto una palla d’impasto.
Elisa nel frattempo tagliava cipolla e verdure. Chiacchierava del più e del meno senza essere fastidiosa. Era veloce e organizzata.
In quaranta minuti buona parte del lavoro era finito. C’era da attendere la cottura.
Una torta salata con verdure era in forno. Pronti sul tavolo c’erano dei crostini con una salsa al formaggio e prosciutto, attendevano la compagnia di un buon bicchiere.
«Hai del vino?» chiese Elisa.
Chiara non era una gran bevitrice, ma qualcosa doveva pur esserci in cantina. Trovò un prosecco polveroso, certamente un regalo dimenticato di suo zio.
Era incredibile come una serata indolente fosse diventata all’improvviso interessante e piacevole.
Si ritrovò seduta sul divano, a bere vino insieme a quella che non aveva mai considerato un’amica.
Il vino e le tartine finirono, ma non le risate.
All’improvviso Elisa si fece seria, Chiara invece sentiva la testa leggera e non riusciva a smettere di sorridere.
«Il timer suona.» disse allegramente, cominciando ad alzarsi.
Elisa la trattenne piano, posandole una mano sulla gamba. Chiara smise di sorridere. La guardò, senza capire.
Poi Elisa le si avvicinò piano, insicura.
Chiara non si spostò. Non capiva.
Elisa la guardò negli occhi, le si avvicinò ancora.
Chiara non capiva, ma non si spostava.
Elisa arrivò a sfiorarle le labbra. Con delicatezza.
Fu allora che Chiara capì e la sua calma scomparve.
Si scostò sconvolta.
Si portò la mano sulla bocca.
Non era lesbica! Come poteva Elisa pensare una cosa del genere?
Sentiva caldo, non sapeva che dire. Guardava fissa la ragazza senza fare nulla.
Fu allora che Elisa sorrise.
Chiara fu presa alla sprovvista. Come poteva sorridere se aveva appena rifiutato il suo bacio?
La osservò così, sorridente, e pensò ancora a quanto fosse bella.
Elisa le accarezzò i capelli. Chiara sentì un brivido di fastidio, ma non seppe cosa fare. Si irrigidì: si sentiva imbarazzata.
Distolse lo sguardo e Elisa tolse la mano.
Quando trovò il coraggio di guardarla di nuovo, cercò di dirle che si sbagliava, che a lei piacevano gli uomini.
Ma Elisa era ancora lì, sorridente.
Non riuscì a dire nulla.
Al nuovo bacio non si rifiutò.
Decise di provare, di non pensare a nulla, di godersi il momento, la compagnia e la torta salata un po’ bruciacchiata.
Non parlarono dei baci quella sera, né di essere lesbica o no.
Per Chiara era strano, ma per una sera, solo per quella sera, si lasciò condurre. Lasciò che a trasportarla fosse quel sorriso così bello, dedicato unicamente a lei.

Monica Spigariol

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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2 risposte a La cena

  1. lisbethpfaff ha detto:

    Bello e delicato! Brava Monica!

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  2. Fabio Piovesan ha detto:

    Che colpo di scena!

    This was never the way I planned
    Not my intention
    I got so brave, drink in hand
    Lost my discretion
    It’s not what, I’m used to
    Just wanna try you on
    I’m curious for you
    Caught my attention

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