Buchi in bocca – Parte prima

denti«Vizietto? Sei passato all’altra sponda? Non avrei mai immaginato! Eheheh…»
«No, guarda, hai frainteso»
«Cocaina? Certo che Milano ti ha cambiato.»
«Mi piacciono le bambine.»
«…»

Giacomo detto “il Beccamorto” tirò indietro i capelli corvini che gli scendevano davanti agli occhi, bassi sul pavimento dopo la dura confessione.
Di fronte a lui con la pancia prominente e gli occhi spalancati Christian, detto “il Tondo” per evidenti problemi di peso, scuoteva la testa sussurrando come una litania parole incomprensibili:

«No cazzo, no… non puoi venire qui a dirmi che… no cazzo no… non puoi farlo amico… merda, hai un bel problema. Un problema grosso, un fottutissimo problema grosso come la mia pancia.»
«Lo so» sospirò il beccamorto dopo aver bevuto un sorso dalla seconda pinta.
«No cazzo. Non puoi venire qui con queste menate. Io ho una bambina di sette anni.»
Rispose un lunghissimo attimo di silenzio. L’atmosfera fluttuava intorno al tavolo di legno, pieno di scritte e incisioni e birre rovesciate e “piacere” e “addio”.

L’unico pub del paese, sempre pieno di gente, sempre pieno di voci.
«Lo so» fece di nuovo il Beccamorto, inceppato in quella frase, bloccato, in attesa che lo stupore e la rabbia venissero meno per poter parlare davvero.
«Fai il bidello cazzo, fai il bidello in una scuola elementa–»
«Facevo, mi sono licenziato la settimana scorsa.»
«Merda fratello, fai schifo. Pensavo che andando al nord saresti cambiato, avrei capito tutto, me lo aspettavo… mi aspettavo che appena tornato mi dicessi “ehi! La sai l’ultima? Sono frocio” o che te ne uscissi con strane storie di sesso e droga, o che ne so, che sei diventato fan di Gigi D’Alessio, ma questo, questo non me lo aspettavo amico, ti piacciono le bambine!?»

L’ultima frase uscì a voce troppo alta, si girò in fretta, quasi mortificato per vedere se qualcuno lo avesse sentito, ma tutti continuavano a farsi i fatti loro:
«Hai un bel problema amico… perché lo vieni a dire a me?»
«Beh sai, il segreto professionale. So che non puoi dirlo a nessuno.»
«Ma non sono queste le cose che faccio. Merda sono tutte puttanate le cose che faccio io… E poi non sei mio cliente, non c’è nessun vincolo tra noi.»
«Ti ho offerto le birre, c’è chi si accontenta di meno.»
«Merda amico… io non so come aiutarti, hai già fatto qualche danno?»
«Per fortuna no.» e la seconda pinta scese giù, lasciando solo la schiuma sul fondo a ricordarne l’essenza «Ma non è stato semplice, ho solo preso in prestito un po’ di mutandine…»
«Cazzo! Cazzo! Cazzo! Cosa diavolo ci hai fatto, dove le hai prese?»
«Niente, niente… mi piace il loro odore… primavera ed innocenza sai, sanno di questo, di fiori rosa, di buongiorno.»
«Merda, amico. Fai schifo.»
«Ma il mio problema è un altro.» continuò incurante «Mia sorella ha insistito perché gli tenga la figlia.»
«Oh merda! Perché hai accettato?»
«Ho provato a dire no, ma quella ha insistito… non sono sicuro di resistere.»
«Ma è tua nipote! Come puoi fare una cosa del genere?»
«Non dipende da me, c’è qualcosa dentro che si smuove, mi chiama, mi dice che a loro piaccio, che lo vogliono. E poi le vedo lì, con quelle manine, quei sorrisi. I buchi trai denti mi fanno un effetto orrendo. Mi tengo sempre meno, è sempre più difficile. Non ce la posso fare. Quella bambina poi mi provoca.»
«Ma cosa ti provoca una bambina di nove anni? Smettila di dire cazzate!»
«A Natale ha disegnato un pisello rosa con le ali, me lo ha messo sotto il naso, faceva “guarda, il mio papà ce l’ha così” e continuava a sbattermelo sotto gli occhi. Un pisello con le ali, rosa… diceva “tu ce l’hai? Eh, zio? Ce l’hai?” e insisteva, insisteva, insisteva. Non la finiva più!»
«Cazzo e tu?»
«Io niente. Sudavo freddo, sudavo sempre più… ho preso il foglio e sono scappato in camera. Ho cercato nelle valigie un paio delle sue mutandine e… sono rimasto lì.»
Di nuovo un silenzio imbarazzante gonfiò l’aria.
Il Beccamorto, scuro, smilzo, capelli lunghi e trent’anni portati male, cercava per terra una soluzione al suo imbarazzo.
Con aria spaesata il Tondo lo guardava, incapace di dire altro, sfiorandosi la pancia delicatamente con i polpastrelli, lo fissava come si fissa un cane che si accoppia con un leone in uno zoo.
La serata proseguiva senza altri rumori, nella loro bolla i due pensavano alla cosa giusta da dire. Invano scavavano, frugavano nei cervelli, trovando solo qualche sospiro e pochi gesti.
«Senti io non so come aiutarti, conosco uno, un coglione. Facevamo l’università insieme, pare sia uno dei migliori in giro. Domani lo chiamo e gli chiedo se può–»
«No, non voglio farmi psicanalizzare da un cane qualunque che ha letto tre pagine di Jung.»
«Merda e cosa vuoi che faccia?»
«Non ne ho idea.»
«Sei un uomo di merda.»
«Lo so.»
E di nuovo trai due rimase sospeso il tempo.
«Senti facciamo così» fece il Tondo, alzandosi «Quando ti portano tua nipote?»
«Domani alle 19.30. La madre vuole andare al cinema e me la vuole lasciare fino a mezzanotte, dice.»
«Bene, alle 19.00 ti porto due birre e sto con te tutta la serata, almeno evitiamo guai.»
«Mi sembra una buona idea.»
«Bene, allora è deciso, poi vedremo cosa fare.»
«Dovrei anche cercarmi un nuovo lavoro, sai…»

Ma il Tondo era già andato, prese la giacca da dietro la sedia e si levò dai piedi, senza dire ciao, si dissolse nel pub, si dissolse nel paese, si dissolse nella notte.

Damiano Lenaz

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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