Ritratti

finestra“«Il proiettile lo colpì in pieno, sentì le gambe afflosciarsi e la vista scemò. Non ebbe neanche il tempo di pensare che l’avevano ucciso: si era ritrovato morto senza neanche saperlo e prima ancora che il suo corpo cadesse sul marciapiede, era già un cadavere come tanti.
Logicamente è impossibile morire al 100% sul colpo, ma il suddetto proiettile era riuscito a centrare il cervelletto. Ah, non so cosa c’entri, non son mai stato ferrato in biologia.
I primi spari sembravano quasi prodotti da armi giocattolo, forse per la lontananza. In realtà la colpa potrebbe essere dei film, che nel corso dei decenni hanno standardizzato l’audio di qualsiasi rumore. Dannati western e poliziotteschi.
Una morte davvero veloce.
E quella leggenda della vita che ti scorre davanti agli occhi come un film, durante gli ultimi momenti di esistenza? Niente. Col cervelletto spappolato sarebbe stato impensabile, giusto il tempo di poche declinazioni di scale cromatiche, senza neanche arrivare a qualche forma di finitezza stile Composizione 1920.
Chissà poi da quale distanza era partito quel colpo. Ah, non ne ho idea, non sono mai stato ferrato in fisica.
In matematica invece ero una forza: sulla strada ci sono tredici morti.»

Appunti:
Qualcuno disse che il modo migliore per avere una storia da raccontare è guardare fuori la finestra.
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E se lo sguardo al mondo, in quel momento ti offre un pazzo uscito dal palazzo di fronte con due fucili in mano? Era il postino della nostra zona. Sarà un caso il fatto che in inglese <impazzire> si può dire anche <going postal>?
| Questa puoi usarla eventualmente alla dissertazione di lunedì, all’Università |
Domani mattina presto devo chiedere alla signora del pizzicagnolo all’angolo se sa qualcosa in più, sperando non si limiti a dire che nessuno se l’aspettava e che era tanto una brava persona.
E pensare che avevo deciso di guardare cosa poteva offrirmi la visuale dal mio studio proprio dopo aver spento la televisione, dove si parlava di una strage dall’altro lato della città. Non è stato quel macello a spaventarmi, ma ben altro: come hanno fatto tutti quegli opinionisti (sempre ammesso che sia una professione) a farsi un’opinione in così pochi minuti? E parlavano come se fossero i soli ad aver capito tutto quello che c’era dietro e che significava e che avrebbe portato e che niente. Passati i settant’anni senza trovare certezze (trovando, anzi, sempre più interrogativi), si tende a evitare gente così sicura.
| Domani passare in lavanderia a ritirare il vestito buono |
Aveva ragione il professor Bellavista, quando diceva che nel dubbio c’è il bene. Chi è pieno di punti interrogativi sarà sempre aperto al dialogo, pronto a capire e a far capire, pronto a tutto. Aveva ragione anche su chi ha sole certezze: chi sente dalla sua parte l’incrollabile certezza sa solo sentire le proprie ragioni (ragioni senza ragionamenti di confronto).
| o forse no? Controllare, potrebbe essere una stronzata |
| Forse la citazione era della Wertmuller |
| Per domenica scrivere un bel racconto felice. È sempre il momento di una commedia. |”

La Gazzetta metropolitana si unisce al cordoglio del paese non solo per i fatti avvenuti nella capitale, con oltre duecento perdite, ma anche alla scomparsa di un grandissimo intellettuale, Ardengo Barilli (74 anni). Il pensatore era stato più volte in lizza per il premio Nobel, mai ricevuto. Lui stesso ha scherzato più volte a riguardo, dichiarando cinque anni fa sulla nostra testata: «Ah, ma a me basta aver vinto il premio Bancarella la scorsa decade». Tra quindici giorni avrebbe dovuto ritirare un premio alla sede centrale della Federico II di Napoli, dove era programmata una sua lectio magistralis.
Per una bomba piazzata al palazzo retrostante la sua abitazione, lo scrittore ha perso la vita nel corso della notte, schiacciato dalle macerie. Nonostante l’età, la sua mente era ancora fresca e piena di cose da raccontare. La redazione ha deciso di dare l’estremo saluto non con un banale coccodrillo, ma con il suo ultimo scritto, trovato stamattina sul suo portatile rimasto illeso dall’esplosione e (ancora più incredibilmente) ancora acceso. L’abbiamo preso come un segno: un uomo può abbandonarci, ma le sue parole rimarranno sempre con noi. Questo testo si chiude con un messaggio positivo, contrapposto alla realtà, esattamente come è sempre stata la sua personalità.
Grazie, Ardengo.

La redazione

Aniello Di Maio

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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