Un bacio dell’altro mondo

bacioIl pacchetto era bianco, chiaramente arrivava da una di quelle app di e-commerce che Delia frequentava spesso ma era un po’ che non faceva acquisti; lo aprì, dentro un completino intimo molto sensuale! Non sapeva proprio come mai fosse arrivato a lei.

Doveva esserci stato un errore, ma sul pacco c’era proprio il suo nome. Non aveva amici e tanto meno un compagno di vita. Da quando era stata sbattuta sulla Terra come una delinquente non aveva stretto alcun rapporto con quegli esseri inferiori. Bastava vedere quel volgare regalo che aveva ricevuto per capire che razza di esseri fossero.
Era sempre più convinta delle sue idee. Suo padre l’aveva costretta a lasciare il suo amato pianeta per “maturare e capire che la Terra e gli umani non sono come credi”. Ridicolo. Era proprio vivendo fra loro che aveva avuto la certezza che i suoi pensieri non fossero sbagliati. Per niente. Meritavano solo di essere annientati, prima che distruggessero quel mondo, che era già con un piede nella fossa. Non c’era niente di bello e gentile in loro. Le bastava accendere la televisione, i programmi erano pieni di immagini di uomini che si ammazzavano gli uni con gli altri o eventi climatici catastrofici causati dalla loro noncuranza per l’ambiente. Era stato suo padre, Re Amo Ned, a sbagliarsi su quel mondo, su quel popolo. Perfino al lavoro l’ambiente era gelido. Non facevano altro che farsi le scarpe gli uni con gli altri, competitivi fino alla morte. Tirai il pacco vicino alla tv e infilai la giacca, dovevo tornare a lavoro, la mia pausa pranzo stava finendo.

“Ciao Delia!” il mio vicino era un tipo strano, sempre chiuso in casa, sembrava uscire quando lo facevo io.
“Ciao Andrea” chiusi la porta del mio appartamento e mi infilai nell’ascensore. Lui mi seguì, per mia sfortuna.
“Come va?” invadente.
“Bene” risposi. Starei meglio se mio padre mi lasciasse tornare sul mio pianeta.
“Senti ma…” era così imbranato.
“Devo andare” le porte dell’ascensore si erano aperte e io ero scappata via. Lo sentii sospirare mentre chiudevo il portone.

Il lavoro in quell’ufficio era così noioso e macchinoso, la loro intelligenza era inferiore e la tecnologia obsoleta. Per non farmi scoprire dovetti adeguarmi i loro standard. Quel pomeriggio i loro programmi mi fecero perdere un sacco di tempo, un lavoro che su Monmod avrebbe necessitato solo dieci minuti, mi fece fare tardi. Arrivai a casa solo alle otto passate e trovai Andrea che apriva il portone con una busta che penzolava da una mano.
“Ciao Delia” sorrise.
“Ciao Andrea” risposi scocciata.
“Fatto tardi al lavoro?” invadente. Di nuovo.
“Mm mm” annuii.
“Ho preso un sacco di cibo dal cinese all’angolo, vuoi mangiarlo con me?”.
“Scusami, ho da fare” scappai per le scale. Arrivata a casa gettai le mie cose a terra. Quell’appartamento era una discarica, ma nessuno doveva vederlo e a me stava bene così. Aprii il frigo, vuoto. Poi la dispensa, vuota. Diamine dovevo fare la spesa quella sera, maledetto lavoro! Mi sdraiai sul divano, fissando il soffitto. Lo stomaco si fece sentire e a malincuore andai a bussare ad Andrea.
“Cambiato idea?” si illuminò riconoscendomi sulla soglia.
“Si” cercai di sorridere. Dovevo fingere gentilezza con quell’uomo, in fondo stava spegnendo la mia fame.
Quell’abitazione era più disordinata della mia, ma nel disordine leggevo uno schema mentale. Tolse dal tavolo un portatile e dei fogli.
“Scusa, stavo lavorando. Ho delle scadenze da rispettare” si giustificò.
“Che lavoro fai?”.
“Programmatore informatico”.
Parlammo tanto quella sera. Mi raccontò della sua infanzia, della scuola, dell’università, dei suoi amici. Era come se vivesse in un altro mondo, come se io non avessi mai vissuto. Non avevo ben compreso cos’era la vita umana fino a quel momento. Gli feci tante domande e lui era ben felice di rispondere, mi parlò anche del suo lavoro, non era male. Era molto intelligente per essere un umano, mi fece anche ridere, cosa che avevo fatto poco in vita mia.
“Grazie per la cena, meglio che vada a dormire” il tempo era volato, si era fatto molto tardi.
“Aspetta” mi prese la mano e mi tirò verso di lui. Posò le sue labbra sulle mie e mi baciò. Una strana emozione, mai provata prima, mi colse di sorpresa. Mai avrei immaginato che il mio corpo, mutato in quello strano fisico, potesse provare qualcosa di così profondo e importante. Ci staccammo dopo poco, sorrisi beandomi della reazione chimica che avveniva in me e andai a casa.

Mentre mi specchiavo, prima di dormire, mi guardai. Senza rendermene conto mi passai il pollice sulle labbra. Sembravo una di loro, ma non lo ero. Andrea mi aveva parlato di tante cose, cose che non conoscevo. Aveva delle emozioni negli occhi che non avevo mai incontrato. Amore, felicità, gioia. Forse anche gli umani non erano ciò che sembravano.

Sara Fiore

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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