Mostro nell’armadio

Lo sentiva. Sentiva quel respiro affannato nel sottoscala. Era lì, nel buio, tra l’asciugatrice ed il muro. Il respiro profondo, interminabile di chi ha fame d’aria. Era sempre più forte. Incastrato in quello spazio angusto. Andy inghiottì deglutendo, la paura e l’incertezza, tirando indietro l’ultimo barlume di terrore, poi accese la torcia e lo vide.
Alto, dinoccolato e gli occhi bianchi privi di iridi. Al buio gli faceva sempre quell’effetto, eppure erano grandi amici, lui e Spike. Lo erano diventati dopo un bel po’ di problemi.
Spike non era il suo nome, ovviamente. Un essere così brutto e strano non poteva avere un nome tanto semplice, Andy se lo era detto nel momento in cui l’aveva sentito per la prima volta. Il vero nome del mostro era impronunciabile e per scriverlo ci sarebbe voluto un intero foglio di quaderno, come quegli esseri riuscissero a chiamarsi l’un l’altro Andy non l’aveva mai capito, ma non gli importava. Lui lo chiamava Spike, perché con tutti quegli spuntoni che uscivano dal suo corpo sembrava un porcospino troppo cresciuto.
Accese la luce del sottoscala e gli mostrò l’uscita – Devi smetterla, ho il sonno leggero e tutto questo casino mi mette i brividi! –
Spike lo guardò, ammesso che quelle due sfere completamente bianche potessero fissarsi su qualcosa, poi nella testa di Andy comparvero le immagini delle parole del mostro.
~ Ti faccio paura, piccolo Andy? ~
– Disturbi il mio sonno, vecchio puntaspilli! – scherzò Andy, battendo una mano sul suo petto.
~ Oh, il piccolo Andy ha paura dei mostri che gli s’infilano dentro l’asciugatrice? ~
Andy non era piccolo o gracile, la sua stazza era quella di un pugile e benché arrivasse appena al petto del mostro, era alto quasi due metri. Solo che Spike, quando si allungava completamente, arrivava anche ai cinque metri, come riuscisse a infilarsi nel sottoscala, Andy non lo capiva e neanche s’impegnava per riuscirci.
– Andiamo, sono appena le tre di notte. –
~ Sogni di paura, piccolo Andy? O terrore? Ah, il dolce sussurro delle membra tremanti scalda il cuore! ~
Anche i punti esclamativi uscivano fuori come testo, un carattere elegante, quasi che la bruttezza del mostro fosse solo fisica. Andy l’aveva sempre visto come un modo semplice e immediato per parlare, lui usava la voce, Spike le lettere. Anche perché tra gorgoglii gutturali, ringhi e il ticchettare dei denti, Spike emetteva suoni troppo strani, persino inascoltabili.
Eppure era un pezzo di pane quel mostro: aveva aiutato Andy a ricostruire la sua vita, gli aveva fatto compagnia per anni ed era il solo che lo comprendesse veramente.
Spike c’era sempre stato, da bambino un raschiare nell’armadio troppo leggero per essere ascoltato, ma via via sempre più forte e come aumentava il rumore aumentavano le dimensioni di Spike, da uno scricciolo che stava nel palmo della mano, alle dimensioni del gatto, a quelle di un uomo adulto e fino alla figura imponente fatta di aculei e spine che lo sovrastava.
– Vuoi dormire nel mio armadio anche stanotte? –
~ Posso raschiare e sbattere le ante? ~ come un cucciolo in attesa di conferma da parte del suo padrone Spike aveva preso a gongolare. Si divertiva un mondo a causargli quegli spaventi e ogni volta che Andy andava a controllare Spike era cresciuto, le sue zanne erano diventate più lunghe o le spine che ricoprivano il suo corpo più appuntite.
– Limitati a qualche rumore di poco conto. – gli consigliò Andy avviandosi per le scale che portavano al primo piano – Non vorrai svegliarmi di nuovo, vero? –
Spike gli balzò davanti, srotolando tutta la sua lunghissima coda e muovendosi come un serpente lungo il corridoio buio ammise ~ Se sai che sono io, non ti spaventi. ~
Andy sbadigliò – Certo, per questo ti nascondi nel sottoscala: vuoi svegliarmi! –
Un occhio bianco si fissò su di lui ~ Sei tu che ti spaventi, piccolo Andy! ~
– Già, vecchio puntaspilli! – del resto Spike era un burlone di prim’ordine: nelle notti che avevano passato insieme il mostro gli aveva raccontato tanti aneddoti sui mostri come lui, come quello che era finito a spaventare un avvocato minacciato dai gangsters o suo cugino Marv, a cui era capitato il Presidente. Si doveva essere bravi a fare il mostro, sennò si faceva diventare la vittima troppo strana e nessun mostro reagiva bene quando la sua vittima prendeva il prozac.
Andy si diceva sempre che lui e Spike erano fortunati: andavano d’accordo e più o meno riuscivano a convivere. Dopotutto era sempre un mostro spaventoso e come tale aveva bisogno di qualcosa in più che latte e biscotti, Andy lo accontentava con qualche palpitazione ogni tanto e tutto andava bene.
La loro amicizia era così radicata che il mostro usciva persino di giorno, riparandosi all’ombra con un elegantissimo ombrello nero e un paio di occhiali alla moda. Andy lo apprezzava e faceva di tutto per dargli il suo supporto, a volte si fingeva spaventato solo per compiacerlo, ma dopo tutti quegli anni entrambi sapevano che non ci sarebbe stato bisogno. Spike lo capiva e stava buono, per quanto potesse starsene buono un mostro come lui.
Arrivò alla sua stanza, voltandosi al mostro con un sorriso – Allora dentro l’armadio? Sei sicuro di riuscire a entrarci ancora? Sei ingrassato, vecchio mio. –
Spike ridacchio, un grido cavernoso che fece tremare le mura e quasi ruppe tutti i vetri, ma quando i suoi occhi senza iridi tornarono a fissare Andy confessò ~ Ci entrerò sempre, se me lo chiederai tu, piccolo Andy, dimentichi che il tuo terrore per me è delizioso come budino alla cioccolata? ~
– Budino? Bah, non preferisci una bella bistecca al sangue? –
~ Per domani a pranzo, magari? ~ propose il mostro indugiando tra Andy e l’armadio.
Andy sorrise – Va bene, hai mai pensato di mangiare un po’ di pesce? –
Spike ridacchiò ~ Piccolo Andy a te non è mai piaciuto il pesce, il tuo mostro immaginario non può avere gusti diversi, sono le regole, non lo ricordi? ~
– Hai ragione, vecchio puntaspilli. – ammise con un sospiro stanco – Andiamo, dentro l’armadio! – anche se nel tempo Spike era diventato un amico, c’era sempre la possibilità che finisse per mangiarsi Andy durante la notte.

Il menestrello lancia al prossimo autore la sfida con:

“Il proiettile lo colpì in pieno, sentì le gambe afflosciarsi e la vista scemò. Non ebbe neanche il tempo di pensare che l’avevano ucciso: Si era ritrovato morto senza neanche saperlo e prima ancora che il suo corpo cadesse sul marciapiede, era già un cadavere come tanti.”

Restate aggiornati con il prossimo appuntamento di Scrittori in corso!

Davide Zampatori

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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