Oltre il risveglio

11213849485_951b543492_bEra una giornata importante per Claudio, il giorno della sua laurea ma quella mattina la sveglia non ha suonato.
Aprì gli occhi alla nuova alba quando era semplicemente tardi, con la vaga sensazione di aver qualcosa da fare tipica della confusione del risveglio.
Pensò subito di aver anticipato la suoneria del cellulare.
Cercò sul comodino l’infernale apparecchio. Tastò più volte con le dita sul mobile, distrattamente, non trovando null’altro che il lucido legno.
Spostò i pensieri sulla laurea. Non era mai stato un tipo ansioso, ma questa volta sentiva la pressione sulle spalle, accovacciata con le gambe penzoloni, sempre più pesante man mano che questo giorno si avvicinava.
Accese la abat-jour arancione, protagonista di una strana cacofonia cromatica con le pareti rosa, la lampadina non diede segnali di vita.
Sbadigliò, sforzando gli occhi nella totale oscurità. Da quando era piccolo era abituato a dormire con le tapparelle abbassate. Anche d’estate, quando l’aria stessa bramava uno spiraglio per uscire dalla stanza.
La tapparella era a un paio di metri dal letto. Si strinse nel pigiama, alzò le coperte, vi si diresse col passo incerto di chi poco prima sognava.
Capì dal sole, che illuminò spietatamente il suo antro, che qualcosa non andava.
Vide il cellulare in pezzi accanto al comodino e sentì le gambe cedere sotto il tremolio delle ginocchia.
Raccolse la batteria, pregando di non essersi svegliato in un incubo.
Corse in cucina.
L’orologio segnava le 10:37 da quando suo cugino ci rovesciò sopra una vodka alla pesca.
Accese la TV e premette sul pulsante del televideo.
11:35.
La sessione iniziava alle 9.00.
A quell’ora sarebbe già dovuto essere dottore. Invece era davanti al televideo. In sottofondo la voce di Michael Knight. Addosso un pigiama azzurro.
Si predicò calma nei pensieri.
La sessione iniziava alle 9:00.
Erano in 12.
11:35.
Con i ritardi, le pause…
Lui era l’ultimo.
Non era mai stato così contento del suo cognome: Zoccola, chi avrebbe mai detto che un giorno gli avrebbe potuto salvare il culo?
Si preparò in fretta, tralasciando doccia, barba, nodo della cravatta. Per la pettinatura non c’erano problemi da ormai quattro anni, da quando smise di trovare capelli sulla federa del cuscino, non essendoci più capelli in testa da lasciare sulla federa del cuscino.
In sette minuti fu in strada. Proprio in quel momento dall’angolo in fondo alla via vide avvicinarsi l’autobus. Un lieve sorriso gli si stampò sul volto, forse davvero ce l’avrebbe fatta.
L’attimo di sollievo finì presto, sommerso in un mare di rabbia e incredulità.
Rimase a bocca aperta e col pollice all’insù mentre l’autobus si faceva sempre più piccolo e lontano, l’autobus che gli aveva dato la prima notizia buona di giornata e che lo aveva appena ignorato, tirando dritto nonostante il suo pollice.
Non c’era spazio per lo stupore, prese cartella, frustrazione e ira e si incamminò con passo rapido.
Arrivò in dodici minuti.
La folla del giorno di laurea invadeva la piazza davanti l’aula magna. La vide da lontano pensando che lì in mezzo c’erano i suoi parenti e amici, quantomeno preoccupati per l’assoluta assenza. Si pentì della telefonata della sera prima, quando disse alla madre che non voleva vedere nessuno prima della discussione, di non chiamarlo né cercarlo e che si sarebbero visti direttamente in università.
Con lo stesso passo rabbioso puntò quella masnada messa in tiro, marmaglia di vociare e profumi, di cosce, scollature e giacche di marca, boccheggiando tra spumanti stappati, coriandoli rossi e “Dottore, Dottore, Dottore del buco del cul!”.
Sulle pareti campeggiavano orgogliosi i fotomontaggi dei laureandi. Il più grande mostrava Perinetti, studente fuori corso da tempo immemorabile, di lui si diceva gli avessero costruito l’università intorno:
“Congratulazioni disoccupato!”, con il refuso tronfio a campeggiare sotto un sorriso squallido da giovane sbronzo.
Ce n’erano anche per lui. Ma non aveva tempo per guardarli. Tirò dritto sbattendo continuamente tra spalle e complimenti.
All’ingresso un metallaro stonava con il resto della ridda. Maglietta dei Kiss e troppi chili addosso. Gli andò incontro, dovette spostarsi per non farsi investire. Gli lanciò un vaffanculo tra i denti.
Quando fu nell’atrio l’agitazione crebbe. Anche lì erano disseminati volti truccati e sorrisi. In ogni angolo, sopra ogni mattonella.
Li superò con estrema difficoltà, prima di arrivare alle porte dell’aula ormai deserta.
Solo un custode raccoglieva i microfoni, bestemmiando in sottofondo per gli eccessi dei festeggiamenti.
Una strana sensazione gli crebbe dentro. Quasi sollievo.
Bussò contro la porta a vetro della stanza per richiamare l’attenzione dell’uomo vestito in azzurro. Quello neanche lo guardò, prese i suoi cavi e li portò via, insieme alle bestemmie, nel retro.
Ormai rassegnato iniziò a pensare alle possibili soluzioni. L’iter di carte e documenti per potersi iscrivere alla sessione successiva. Le caparre dei locali. La pessima figura con i parenti…
Con gli amici ne aveva fatte di peggio. Come quella volta che in preda al Jack Daniel’s cercò di rimorchiare una bionda che si faceva chiamare Asia, ma battezzata Corrado.
Invece i parenti…
Se li vedeva tutti davanti, perplessi. La loro finta preoccupazione e la rabbia per la giornata persa nascosta dietro una maschera di stupore.
All’esterno la folla si era diradata, ma ancora non vedeva nessuno dei suoi.
Passò di fronte agli ultimi sorrisi, alle foto imbarazzanti, al metallaro che baciava una biondina niente male.
Incrociò un suo fotomontaggio. Era della sera di Asia, lui e il biondo transessuale sorridenti e ignari. Gli sembrò un giorno felice.
La strada si chiudeva sotto una statua, una sorta di trono in cui pavoneggiarsi alla fine del percorso accademico. La folla si era spostata lì, per far foto e brindare con spumanti scadenti.
Li vide e li invidiò tutti.
Si sedette su una panchina, spettatore e non protagonista di quello che sarebbe dovuto essere il suo giorno. Sotto il trono attendevano con ansia un paio di comitive, mentre altre si erano spostate in uno spazio largo in cui terminare i festeggiamenti.
Perinetti era lì.
Un piccolo gruppo di alberi creava una zona d’ombra, lì in mezzo notò di sfuggita sua cugina, la sedicenne tutta tette e tacchi, e accanto a lei sua madre. Pensò si fossero spostati per stare più comodi mentre lo aspettavano.
Si avvicinò, convinto di dover rispondere a troppe domande.
Fece l’ultimo passo inghiottendo la saliva, ma rimase a bocca aperta quando vide intorno a una panchina amici e parenti, bicchieri in mano e sorrisi esposti.
Ascoltavano qualcuno leggere dei ringraziamenti. Erano identici ai suoi.
Balbettò un “salve” imbarazzato, ma nessuno ci fece caso. Commossi continuavano a dar retta al tipo.
Finito l’attimo commovente alzarono i bicchieri.
“Dottore, dottore, dottore del buco del cul…”
Stava per gridare in preda ai dubbi, quando il tizio si girò.
Rimase sospeso insieme al grido di rabbia.
Davanti a lui il suo volto rideva soddisfatto.
Stessa faccia, emozioni diverse.
Da un lato Claudio con gli occhi sbarrati e tante gocce di sudore che dalla fronte scendevano sulle guance, dall’altro ancora lui, con sguardo fiero e aria crudele.
Si aggrappò alla prima spalla che gli passò vicino, suo padre. Strattonò più volte, ma nulla… non lo vide.
Tornò con gli occhi sulla sua figura. Lo fissò per un momento mentre alzava l’indice portandolo alla bocca. Chiedendo con un sorriso di non disturbare la sua festa.

Leggenda vuole che per prossimo appuntamento l’esordio sia più o meno così:
“Lo sentiva. Sentiva quel respiro affannato nel sottoscala. Era lì, nel buio, tra l’asciugatrice ed il muro. Il respiro profondo, interminabile di chi ha fame d’aria. Era sempre più forte. Incastrato in quello spazio angusto. Andy inghiottì deglutendo la paura e l’incertezza, tirando indietro l’ultimo barlume di terrore, poi accese la torcia e lo vide…”

Damiano Lenaz

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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