Night

Night

Non è mai esistita persona alcuna che, più presto o più tardi nel corso della vita, non abbia realizzato che l’esistenza non vale la pena di essere vissuta.
I motivi possono essere i più disparati: c’è il marito che dopo una vita insieme alla propria metà inizia a lasciarsi morire dopo la tumulazione della moglie, c’è lo sportivo che non trova più spinte vitali da quando gli hanno diagnosticato la SLA, …
Questi sono ovviamente casi limite, ma servono certamente a far capire la portata del pensiero.
A volte è un pensiero che può dipendere da motivi più superficiali, come l’aver scoperto del coming out di Raven-Symonè, la piccola Olivia del telefilm “I Robinson”. Doppio trauma, a sapere che ora ha 28 anni (per qualche storico è stato un brutto colpo anche l’omosessualità di Maria Cristina di Svezia).
Il mio è il problema di una notte, qualcuno non capirà l’importanza del fatto, ma non è un mio problema.
Un quarto alle tre, in questo night, ho finito le sigarette e il pianista non fuma. Ovviamente mi trovo nel nulla, il distributore più vicino è a una decina di chilometri. La serata finisce alle cinque, e ogni tre pezzi cantati ho una pausa di dieci minuti strumentali con annesso spogliarello delle ragazze del club. Mi pento di aver fatto il cantante, anche se sarebbe stato più facile dirmi male per il vizio del fumo. Non ero bravo, ma sapevo che diventare un musicista era il modo più facile per combinare con le ragazze. Generico. C’è da aggiungere che non avevo voglia di applicarmi. I musicisti dovevano portare strumenti, amplificatori, mille cavi, pedali e altro; io dovevo avere solo il microfono. Questo è quello che ti fanno credere. Il cantante deve organizzare, risolvere i problemi col gestore del locale, portare mixer, casse, varie ed eventuali per il palco, madonnare contro il chitarrista che è sempre in ritardo, … in genere è proprio il chitarrista ad avere le ragazze intorno. Investimenti sbagliati.
Resta il fatto che sono senza sigarette.
Il sapore del tabacco ormai è totalmente coperto dalla tequila. Dieci anni fa qualcuno mi disse che gli alcolici aiutano la voce. È una stronzata che si dice ai gestori dei locali per le consumazioni omaggio. A me serve solo a reggere la notte e a svegliarmi la mattina dopo con la faccia plissettata.
Tocca scremare un po’. Attacchiamo un finto jazz, dimezzando nel giro di cinque minuti i clienti in sala. Ecco, io e Barbara ci diamo il cambio. Ha tette più grosse delle altre giovani, quindi rimarrà sulla pedana qualche minuto in più. In questo periodo sta allattando, quindi potrebbe anche fare qualche giochetto particolare. I pervertiti qui non mancano mai.
Esco fuori. Ah, l’ossigeno. Irrespirabile. Non c’è neanche un fumatore a cui scroccare, o quel bel fumo passivo di una volta. Almeno quando nei locali mancavano i divieti bastava fare una boccata d’aria dentro, per avere quel minimo di nicotina di base per andare avanti una mezz’ora in più.
«Scusi…». Dalle spalle mi arriva un ometto basso e in là con gli anni. Sembra Bernard Blier ma senza occhiali, un po’meno ragioniere contabile.
«Da buon fumatore non ho potuto fare a meno di notare i suoi comportamenti. Astinenza?».
Mostra un sorrisetto di quelli che sarebbero perfetti, con una gomitata dentro.
«Hmm», mi limito a dire. Brusco e deciso, per far capire l’antifona.
«Sa, in realtà ho smesso quasi tre settimane fa, ma le abitudini sono dure a morire. Stamattina ho comprato un pacchetto da 10 di Laramie. Glielo lascio volentieri, altrimenti lo fumo tutto mentre torno a casa».
Non dico nulla. Lo abbraccio. Certe cose può capirle solo un fumatore. Un bambino africano che beve per la prima volta acqua pulita non prova nemmeno un decimo di quel che sento dopo quella dolce frase. Il signore mi passa la dose giornaliera di danni a me e chi mi sta intorno.
«Non rimane per “Mercì bocù” e “Blue moon”?»
«Oh, no. Ero in prima fila. Mi è arrivato uno schizzo di latte sulla fronte e preferisco masturbarmi con calma a casa». Povero viscido amico mio. Sarà un ritorno lungo. Gli converrà accostare lungo la circonvallazione per non perdere l’atmosfera. «Tornerò sabato prossimo, buon lavoro»
«A lei!» dico con forse un po’troppa foga. Spero non fraintenda.
Ricordate il discorso sulla vita, che a volte si pensa che non valga la pena viverla eccetera? Sbagliavo quando pensavo che non avere tabacco potesse essere un motivo scatenante di simili idee. In realtà la vita non vale la pena di essere vissuta quando sei nel nulla, hai dieci sigarette e non hai un accendino.

Ah, le riflessioni… Non sono mai troppe. Anche il prossimo racconto partirà da una premessa perentoria. Potrebbe accadere di tutto con un incipit del genere:

“«Se oggi facciamo un qualsiasi mestiere che non sia il calciatore è perché non avevamo i piedi buoni quando eravamo piccoli». Andrea ne era convinto, anche se non aveva mai seguito assiduamente il calcio. Sai di poter avere tutto, se in Italia sei rappresentato dal pallone.”

Aniello Di Maio

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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