Calore

Helios

Faceva caldo, troppo caldo per poter dormire. I pensieri le si accavallavano nella mente come tanti fantasmi: non bastava il suo ex, ora ci si metteva anche sua madre.
Sospirò passandosi una mano sul volto e scoprendola madida di sudore. Che ore potevano essere? Troppo presto, comunque. Il caldo delle paratie arroventate dal sole le provocava sempre degli incubi e quelli su sua madre erano i peggiori.
Era stata lei a chiedere un permesso di permanenza lavorativa sulla Helios, anche se l’avevano avvertita che non sarebbe stato affatto facile vivere sulla stazione nell’orbita bassa del sole. Ma Jula era testarda e non aveva voluto sentire ragioni, meglio vivere in uno dei posti più inospitali del sistema solare che rimanere sulla Terra.
Del resto, tre mesi prima voleva scappare da ciò che rimaneva della sua vita, quale migliore occasione che proporsi volontaria per la cittadinanza su Helios? Avrebbe lasciato che la Terra e tutta la sua vita precedente le scorressero davanti agli occhi senza infastidirla, lontana come un puntino nella finestra d’osservazione del ponte undici.
Si decise a sganciare la rete gravitazionale e prese a fluttuare nella piccola cabina che le avevano riservato, non era lussuosa, ma era meglio del dormitorio comune e poteva starsene persino nuda. Del resto tutti gli astrofisici avevano un trattamento di riguardo e nel centro di comando c’era sempre la possibilità che si presentasse un problema e dovessero chiamarla nelle ore più impensabili.
Spense completamente l’illuminazione e lasciò che il suo corpo fluttuasse in assenza di peso. Aveva scoperto dopo due settimane d’insonnia che stare a gravità zero e rannicchiarsi in posizione fetale l’aiutava a dormire, ma quel giorno non riusciva a chiudere occhio, forse perché aveva sognato di sua madre che la rimproverava per non essersi ancora fatta una famiglia o per il sogno ricorrente in cui rientrava a casa e trovava il suo ex a letto con la sua migliore amica.
Un altro sospiro la convinse a desistere. Finché la Helios non avesse ruotato i collettori solari, la temperatura sarebbe stata insopportabile e Jula non sarebbe riuscita a dormire, quei mesi non erano bastati per farla abituare ai cicli di rotazione solare attiva. Tanto vale fare colazione prima.
Uscì dalla cabina, afferrando un maniglione e spingendosi in avanti, lungo il corridoio del settore C3. Era il dormitorio più vicino alla zona operativa e tra i più economici, tanto che a Jula era sempre sembrato una caserma, forse perché non c’era la moquette come negli altri settori o perché le piccolissime finestre di osservazione davano solo sul toroide di O1.
– 73A-41. Settore S9 in rotazione. Ripeto. 73A-41. Settore S9 in rotazione. Mantenere posizioni di sicurezza fino alla fine della procedura. – la voce del responsabile di turno era tranquilla, semplice routine.
Sempre la solita routine. Si disse Jula ignorando l’avvertimento.
Ci si faceva l’abitudine a quei messaggi, anche se nelle cabine e nei dormitori il volume era ridotto al minimo, Jula si svegliava ogni codice 73A e imprecava silenziosamente, cercando di riprendere sonno fino alla prossima rotazione.
Fluttuare fuori da C3 era come cadere in un pozzo e all’imbocco del corridoio ci si doveva per forza arrivare con i piedi in avanti: la forza centrifuga della stazione obbligava chiunque a girarsi in una posizione consona per poter camminare dove la gravità cominciava a farsi sufficiente a dare un vero e proprio verso ai corridoi.
Toccando il pavimento del settore R3, Jula fece una lieve smorfia, accompagnata dalle proteste del suo stomaco per il cambio di verso. Routine, sempre routine. Pensò iniziando a camminare a due terzi della gravità terrestre.
R3 era sempre frequentato e l’area comune era il luogo dove si riversavano tutti e sette i turni di lavoro, insieme a R1 era il settore più grande e solitamente brulicava di persone, tra turnisti operativi e personale dello staff amministrativo si trovava sempre qualcuno per bere in compagnia o per scambiare due chiacchiere.
Jula aveva conosciuto così la maggior parte dei suoi colleghi alle operazioni: prima ancora di finire il periodo di abilitazione per il centro di comando, conosceva tutti quelli con cui si era ritrovata a lavorare, da quel pazzo di Pete Patters, al silenzioso ‘Monty’ Monroe. Sorrise all’idea di quante volte si era trovata bene con le persone che avevano fatto la sua stessa scelta, abbandonando la Terra per diventare heliani.
– Ju! – chiamò una voce familiare alle sue spalle, facendola voltare – Che ci fai in piedi a quest’ora? Non avevi il turno di 39 oggi? –
– Fa troppo caldo per dormire, Manny. –
Il volto rugoso e abbronzatissimo dell’altro le sorrise – Ancora rimasugli di mangiafango? Sei una persona forte Ju, il sole scolpirà quella tua forza, devi solo avere pazienza. – solo chi viveva da tantissimi anni su Helios poteva chiamare i terrestri con quell’appellativo e Manny era forse il più vecchio di loro, ma aveva l’umiltà di cento uomini e altrettanta forza di spirito.
– Sono ancora una mangiafango. –
– Nah! –
– Non è ancora ufficiale che io rimanga, O1 deve ancora decidere. – Jula lo invitò a sedersi a un tavolo della sala comune, offrendogli un caffè e una parte della sua razione di colazione. Le avrebbero scalato una doppia razione, ma voleva chiacchierare con qualcuno.
– Non credere, Ju! O1 comanda perché noi vogliamo così, ma ti ricordo che su dieci voti, almeno uno lo prenderai sempre. – assicurò Manny osservando il caffè con uno sguardo attento – Mi ricordo ancora che sulla Terra il caffè non mi piaceva, qui è tutto diverso: le cose migliorano. –
Jula non era dello stesso avviso, ma bevve senza curarsene.
Manny poteva anche essere dalla sua parte, ma per la maggior parte delle persone che avevano già ricevuto la cittadinanza, lei era una mangiafango e tale sarebbe rimasta per molto tempo, a prescindere dai suoi sforzi per sembrare il contrario.
– Ho visto che passi molto tempo coi tuoi colleghi, anche il tuo capoturno dovrebbe avere voce in capitolo e con due voti a favore otterresti una proroga di un anno. – le ricordò Manny, bevendo un lungo sorso – Senza contare che il tuo lavoro per ora è eccellente. –
– Manny vorresti dirmi qualcosa? – Jula si era fermata a parlare spesso con il Capitano Igor Manfred, prima perché le era sembrato un vecchietto simpatico e in seguito perché aveva capito che il vecchio Manny era il comandante della stazione intera – Stanno valutando un mio ritorno sulla Terra? –
– Nah! –
– Allora cosa? – aveva alzato la voce, ma gli incubi di quella notte e la stanchezza l’avevano provata e solo l’idea di dover tornare sul pianeta la terrorizzava.
– Hai imparato a conoscere ogni cosa di questa stazione, ti sei impegnata meglio degli altri che sono arrivati insieme a te e per la maggior parte del tempo hai lavorato come se non volessi fare altro. Come se non bastasse, spendi sempre un po’ della tua razione per offrire agli altri. – elencò Manny usando le dita – Ju queste cose ti qualificano già come heliana. –
– Però… –
– Sei ancora una mangiafango perché pensi ancora alla Terra. Credi che nessuno lo faccia qui? Per il sole, anche a me certe volte manca il cielo azzurro, ma so di appartenere a questo luogo. –
Jula rimase a fissare l’uomo senza capire, ma poi prese a ridere di gusto e per la prima volta da mesi si sentì veramente felice. Essere accettata dagli heliani le fece dimenticare ogni torto subito sulla Terra, ogni menzogna del suo ex. Per la prima volta nella sua vita Jula non si sentì più sola.
Rimase a fissare Manny e lo imitò sorseggiando il caffè. In effetti, era molto più buono di quello terrestre.

Il menestrello lancia al prossimo autore la sfida con:

“– Altro vettore in avvicinamento sull’orbita ellittica, Ammiraglio! – annunciò l’addetto agli armamenti.
– Bene, che provino ad attaccarci. Armare i condotti di lancio a tribordo, voglio che quei cani paghino per aver distrutto la Freya! –
Sullo schermo tattico era comparso il puntino luminoso della nave nemica, che si andava ad aggiungere ai due che già stavano ingaggiando con il loro gruppo di battaglia, sarebbe stato uno scontro duro, ma avevano buone possibilità anche in inferiorità numerica. La Hodin era solida e avrebbe retto contro quelle corvette.”

Restate aggiornati con il prossimo appuntamento di Scrittori in corso!

Davide Zampatori

Annunci

Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
Questa voce è stata pubblicata in Davide Zampatori, Incipit e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Calore

  1. monica ha detto:

    Sembra l’inizio di un romanzo!

    Mi piace

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...