Felicità artificiale

“È, dunque, questa la felicità?”, mi chiesi uscendo dallo studio del medico.
Aveva parlato a lungo, troppo.
Mi stupii che non lasciasse posto alle mie parole e ai miei silenzi.
20 mg di felicità chimica da assumere ogni giorno alla mattina, appena sveglia.
Io, inconsapevole del suo dono, avevo firmato un contratto a tempo indeterminato con quell’imperturbabilità tanto saggia quanto artificiale.
Non mi sconvolse la notizia del poter finalmente diventare qualcuno.
Avevo tra le mani l’occasione della mia vita…
Eppure io non sentivo niente.
Una compressa la mattina, ogni mattina.
Le mie emozioni svanivano con un bicchiere d’acqua.
Anche la felicità.

Lisbeth Pfaff

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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2 risposte a Felicità artificiale

  1. monica ha detto:

    Una vita in cui bisogna comprarsi la felicità è davvero la vita che vorremmo? Nonostante il bel lavoro, magari la bella famiglia…

    Mi piace

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