L’ombra del crepuscolo – Incipit per tutti

Avevamo indetto un concorso per chi volesse mettersi nei nostri panni e scrivere un racconto partendo da un incipit, ebbene eccoci arrivati alla premiazione e quindi alla pubblicazione del racconto vincitore del concorso.

Tutto il collettivo di scrittura fa i suoi complimenti ad Angela Aniello per il suo racconto L’ombra del crepuscolo!

Di seguito trovate il racconto vincitore. Il collettivo ci tiene a ringraziare tutti i numerosi partecipanti al concorso i cui racconti sono stati comunque apprezzati dai membri.

 

L’ingorgo era impressionante, volevo togliermi da lì in fretta, sentivo dentro crescere l’impazienza. Mi costringevo a tenere lo sguardo dritto, fisso, nonostante la mia ansia maggiore fosse per ciò che era dietro di me.
Quella calca mi faceva impazzire. Una sfilza di marionette che neppure si toccavano, con occhi vuoti e senza tempo e un baule di storie non ancora raccontate.
Io, che avevo il vizio delle scrittore, ero ossessionato dalla pazza idea di liberarmi della mia ombra.
Ce l’avevo cucita addosso. Me la ritrovavo ovunque: dietro, dentro, sopra, sotto la suola delle scarpe quando ticchettavo sul pavimento di marmo del mio ampio salone un motivetto strano che recitava così, allegro e promettente:
“T’amo e t’amerò
fino a bruciar di te
nell’ingorgo della mia passione.
T’amo e t’amerò
fino a tornar in me
fuor da ogni fruita emozione..”
L’avevo udito una sera in un’osteria in un gruppetto di giovani avvinazzati che si prodigavano in cori inneggianti all’amore.
“Beati loro!”, pensai con nostalgia. Non ero né vecchio e né giovane, maturo quanto basta per innamorarmi o sballarmi. Ah, l’amore! Quel giocare a colpi scaltri con le donne mi faceva vomitare.
Quelle puttanelle da due soldi che si vendevano per strada m’avevano fatto impazzire a volte. Io le preferivo alle perbeniste che sventagliavano ai quattro venti la loro verginità. False pollastrelle in cerca di marito!
Ci godevo in mezzo a quelle cosce toniche e stravisitate. Non volevo appartenere a nessuna e mi stava bene. Non avevo fatto bene i calcoli. Una m’era entrata in circolo al primo sguardo e, quando mi ero accorto che mi stava possedendo, ero fuggito come un imberbe alla sua prima esperienza., rifiutandomi di incontrarla ancora.
Si chiamava Carmen. Perfetta! Perfetti i suoi seni, perfetto il suo ventre, straperfette le sue labbra carnose su cui adagiare baci era come recitare poesie. Straperfetti i suoi occhi, due porti luminosi in cui volevo riposare.
Dannazione! Mi ero innamorato e non mi piaceva.
Ecco perché detestavo la calca della gente che mi soffocava. Era la rappresentazione visibile dell’ingorgo che occultava la mia lucidità.
Al diavolo le onde di passione che, come un grande sgarbo, m’avevano rapito!
Al diavolo le ghirlande di stelle in quel cielo vuoto che non mi bastava!
Al diavolo quel bene e quel male che mi divoravano fra le braccia di un tempo altrettanto vuoto!
Vaffanculo a Carmen che non mi lasciava più. Ed entrava nel mio letto ogni sera fra lenzuola di seta e facevamo all’amore in ogni sogno che non si chiudeva alle luci dell’alba.
Ogni giorno percorrevo la stessa strada alla stessa ora (quando il crepuscolo adombrava le case e le persone), sperando di intravederla oltre la vetrata a vista della sua camera oscura.
Sesso e perversione per altri.
Sesso e tanto amore per me.
Eppure, Fred, il mio amico del cuore, con cui avevo spartito pure il sonno quasi da bambino, mi aveva avvertito.
“Non giocare con il corpo, che ti morde poi l’amore”, mi aveva suggerito in rima mesi prima, quando gli avevo raccontato che andavo a puttane, senza vergogna.
“Hai incontrato Carmen, vero?” domandò sarcastico leggendo il mio tormento.
“Carmen chi?”, risposi con tono perplesso e per nulla convincente.
“A me non menti e lo sai bene. Quella donna ti fotte e ti fotte per intero, senti a me!”
Ridacchiai nervoso, irritato, disperato.
Quando non avevo ingorghi intorno, potevo essere me stesso. Che potevo farmene di maschere senza domani? Che potevo fare senza di lei?
Sapevano tutti in paese che Carmen faceva girare la testa agli uomini. Li abbindolava come una sirena con un canto del corpo e dell’anima.
Me l’ero studiata centimetro dopo centimetro la sua pelle profumata di vaniglia. Una città segreta in cui viaggiavo sicuro di non perdermi, perché io sapevo che anche li viaggiava con me.
Non me l’ero inventata la nostra passione.
“Mauro, tu torni domani, vero?”, e mi baciava e mi abbracciava e mi stringeva in modo strano. Come una donna che non vuol lasciarti andare.
“Io? Sì sì. E come potrei stare senza di te?”
Dentro sapevo che non ci sarei andato. E, forse, ne era cosciente pure lei.
“Di troppo amore si può morir!”, mi voltai al suono di una fisarmonica. Diedi tutti gli spiccioli che avevo a quell’uomo che mi stava riportando alla realtà.
Mi ero lacerato abbastanza!
Se è vero che le ombre non fanno rumore, la mia mi fumava addirittura fra un sigaro e l’altro, dopo due o tre bicchieri di whisky. Quelli giusti per stordirmi e ingannare la notte.
Spesso, non sopportavo il finto amplesso con le lenzuola e alla luce fioca di una lampada, riversavo sui fogli le mie pene d’amore. Non erano solo lettere. Ne uscivano storie fantastiche in cui immaginavo di ricacciare l’ombra senza memoria. Come uno senza passato pronto a ripartire.
Poi Carmen tornava. Giocherellava con la mia mente, con i miei occhi stanchi. E la desideravo senza poter più resistere all’assenza.
Una sera fra le tante mi rivestii velocemente.
Barcollavo. Percorsi ancora la stessa strada ad un’ora insolita. Era estate e la brezza del mare ricompose per un po’ la nausea che mi salì in bocca dal fondo del cuore malandato.
Era ancora illuminata la vetrata. Forse c’era qualcuno con lei. O si stava pettinando per me.
Per due volte provai ad avvicinarmi.
Poi mi allontanai quando udii un rumore di passi alle spalle.
Un altro con gli occhi cerchiati di nero guardava nella stessa direzione.
Due spettri divorati.
Ma che combinava?
Con le lusinghe Carmen prometteva e uno ci cascava nella rete delle sue dolcezze.
Ci guardammo per un paio di secondi.
Proseguì e non si fermò.
Io rimasi. La volevo, a tutti i costi.
La vetrata si aprì.
La vidi. Non mi vide. Mi feci coraggio e bussai.
“Ah, sei tu!”, mi accolse gelida. “Cosa vuoi ancora? Per oggi ho finito. Torna domani.”
Lo stesso odore di vaniglia. Indossava una sottoveste color cipria che lasciava intravedere i seni. Ancora più belli. Ancora più bella di quanto ricordassi.
“Io non torno domani. Resto e non vado più via”
“ Tu sei scemo! E dovrei rinunciare agli altri? Una puttana è sempre uguale! Non cambia agli occhi della gente. E non cambio neppure per te”
“Ti amo!”
“E che cos’è l’amore? Racconta!”
“Un viaggio! Sì, un viaggio! Hai già rimosso?”
“Fesserie! Non ho ricordi! Una come me dimentica subito e fa bene!”
“Carmen, guardami! Ho bisogno di te! Facciamo per stanotte. Ti do tutto quello che vuoi, poi decidi!”
“D’accordo! farò un’eccezione. Mica posso lasciarti solo?” e mi fece l’occhiolino.
Ci amammo senza limiti. E fu come un ritrovarci. Più lungo il viaggio. Senza biglietto di ritorno. Ma non lo sapevamo ancora.
Era quasi l’alba! Mi alzai per fumare una sigaretta e respirare per l’ultima volta l’ingorgo che mi aveva fatto trepidare.
Carmen dormiva come una bambina.
Pensai a Fred, al cantastorie, alle lunghe lettere d’amore. Nulla possono le parole contro il fuoco dell’anima. E Carmen l’aveva occupata di sé.
Stavo guardando l’orologio, mi aspettava una lunga giornata in ufficio fra le mie carte.
Era lì ancora dietro.
“Stasera torni?” e mi sorrise.
Ci abbracciammo e ci amammo ancora. il giorno era lungo e l’amore, no, non poteva più aspettare.
“T’amo e t’amerò
fino a bruciar di tee
della mia passione..”

Angela Aniello

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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3 risposte a L’ombra del crepuscolo – Incipit per tutti

  1. angelaaniello ha detto:

    Grazie, ragazzi! Sono davvero contenta!

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  2. Carletto ha detto:

    Devo dire che mi è piaciuto davvero molto il tuo stile sebbene fossi venuto per controllare se potevo ancora iscrivermi al concorso! 🙂 Complimenti.

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  3. monica ha detto:

    Angela, grazie a te! Il tuo stile è davvero personale e interessante. Complimenti!

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