Vendetta

11291782_10206579306271664_2047539495_nSara Cracchi aveva appena sfiorato l’asfalto con le sue scarpe nuove quando, alzando lo sguardo, si ritrovò ad osservare inerme la figura di Giulia Rossi sfrecciarle davanti. Quando il suo profumo sfiorò le sue narici un brivido si propagò lungo la sua schiena, ricordandole che mai, in vita sua, aveva desiderato così ardentemente qualcosa: la vendetta.
Osservò ancora un attimo le ballerine rosse coprirsi di polvere, poi alzò le spalle fregandosene. Afferrò la bici e corse dietro a quella sbruffona.
Vedeva le sue lunghe trecce dorate saltellare in fondo alla via. Se ne scappava con il bottino nel cestino, non poteva permetterlo. Oggi le rubava il sacchetto con le ciliegie, domani chissà! La vide fermarsi alla curva del lago. Pedalò con maggiore foga, pregustando di tirare forte quelle trecce e magari mollarle qualche calcio negli stinchi ben assestato. Frenò in un polverone a pochi centimetri da lei, poi rimase impalata a fissarla.
Vide i suoi vestiti impeccabili, i capelli in ordine nonostante la corsa frenetica. Lasciò cadere la bicicletta e le si avvicinò. Giulia era china sul ciglio della strada. Avrebbe potuto prenderla alle spalle, ma qualcosa nel suo atteggiamento la frenò. Le spalle si abbassavano e alzavano con ritmo.
«Ora cosa piangi?» le chiese cercando di non sembrare dispiaciuta
Lei si girò, gli occhi chiari colmi di lacrime, lo sguardo disperato:
«Le scarpe!» singhiozzava. Una ballerina aveva la punta completamente aperta. «Ho preso la curva troppo veloce, sarei finita di sotto» si giustificò.
Sara annuì, conosceva fin troppo bene il metodo ‘freni aggiuntivi’. Quante scarpe aveva portato dal calzolaio per quel motivo.
«Beh, te ne compreranno di nuove» provò a consolarla. Non riusciva a capire perché fosse così disperata per delle scarpe rotte. Prese le ciliegie e scappò via. Alla prossima volta, per la vendetta ci sarebbe stato tempo, Giulia aveva già i suoi problemi. …………..
Sara Cracchi aveva appena sfiorato l’asfalto con le sue scarpe nuove quando, alzando lo sguardo, si ritrovò ad osservare inerme la figura di Giulia Rossi sfrecciarle davanti. Quando il suo profumo sfiorò le sue narici un brivido si propagò lungo la sua schiena, ricordandole che mai, in vita sua, aveva desiderato così ardentemente qualcosa: la vendetta.
Giulia si voltò appena, capelli biondo rame svolazzavano attorno al casco aperto sul davanti. Le sembrò che la sbeffeggiasse e strinse i pugni, poggiando anche l’altra scarpa sul marciapiede, scendendo dall’autobus.
Ci mancava anche il motorino nuovo. Pensò se fosse meglio tirare dritta al cancello oppure fermarsi e sorridere, mostrando superiorità.
Proprio ora che aveva ottenuto le sue stesse scarpe, quelle che avevano tutti ormai, come segno distintivo del gruppo. Ma ora non valevano nulla, nessuno le avrebbe guardate, con la novità dello scooter della Rossi. Lei e il suo trucco impeccabile, lei e la sua eterna perfezione in tutto. Si sentiva annegare Sara. Vide Marco Vitti che già ammirava il motociclo fiammante, naturalmente ultimo modello. Le sorrideva, con la dentatura perfetta, con quegli occhi che infinite volte l’erano venuta a trovare nei sogni. Deviò sulla sinistra, mischiandosi alla folla in ingresso. Meglio eclissarsi, non ce l’avrebbe fatta a reggere Giulia, il motorino e il suo impossibile amore che faceva gli occhi dolci a tutte, tranne che lei.
La odiava, la odiava come mai pensava di poter odiare. Soprattutto odiava il modo in cui la faceva sentire patetica e inutile. Tirò dritto pensando che prima o poi gliele avrebbe fatte pagare tutte insieme, una volta per tutte.
…….
Sara Cracchi aveva appena sfiorato l’asfalto con le sue scarpe nuove quando, alzando lo sguardo, si ritrovò ad osservare inerme la figura di Giulia Rossi sfrecciarle davanti. Quando il suo profumo sfiorò le sue narici un brivido si propagò lungo la sua schiena, ricordandole che mai, in vita sua, aveva desiderato così ardentemente qualcosa: la vendetta.
La vide entrare in ufficio prima di lei, come ogni mattina, mentre il fesso di turno le apriva la porta a vetri lasciandola passare.
Un’ultima occhiata alle scarpe nuove, nere, con il tacco e la suola rossi. Sorrise soddisfatta e si accinse ad entrare. Un altro sobbalzo del cuore, Giulia era china su di lui, di nuovo. Si sentì avvampare. Si avvicinò velocemente, si piazzò davanti alla scrivania:
«Buongiorno Paolo» esordì ignorando la collega, che fece altrettanto, china sull’uomo a mostrare una scollatura più ampia della sua.
«Buongiorno Sara» salutò lui sorridendo. Sara sentì quel formicolio alla nuca e al petto, sorrise di rimando, rimanendo spiazzata, senza parole.
Giulia la squadrò, passandola allo scanner. Lei sostenne lo sguardo poi si sedette alla propria scrivania.
Per un attimo rivide la ragazzina prepotente, almeno la vecchia Giulia non fingeva gentilezza, questa invece era viscida e falsa. Sara scosse il capo sopprimendo un sorrisetto al pensiero di vendetta che le era tornato in mente, ancora una volta.
Si tuffò nel lavoro, dimenticando i vecchi propositi.
«Ancora qui?» la voce la fece sobbalzare.
«Uh?» guardò l’orologio alla parete, non si era accorta dell’ora, immersa in quelle maledette pratiche. «Sì ora vado a casa» disse spiazzata, guardandosi intorno: l’ufficio era vuoto.
D’improvviso le fu vicino, sentì il respiro solleticarle il collo. Rimase immobile, rendendosi conto di quel che finalmente poteva succedere.
Le labbra di lui si posarono dietro l’orecchio, provocandole un lungo brivido. Si girò lentamente e si abbandonò al suo abbraccio.
………
Due settimane di amori clandestini, due settimane di baci rubati, nascondendo la verità a tutti, volarono. Erano finalmente a casa di lui e Sara non poteva far altro che sorridere compiaciuta, mentre pensava che finalmente aveva vinto, aveva avuto lei qualcosa che voleva anche Giulia
Lo squillo del telefono li fece sobbalzare entrambi.
Lui rispose controvoglia: «Sì ciao tesoro, sarò lì a momenti, rogne in ufficio»
Sara sentì raggelare il sangue, le mani si bloccarono sulla camicetta che stava sbottonando. Le vide tremare vistosamente e si costrinse a calmarsi.
Lui riagganciò. Sorrideva tranquillamente, come se non avesse detto nulla di strano. Poi il sorriso s’irrigidì sul suo volto, forse leggendo qualcosa in quello di Sara.
«Ehm, sapevi di Giulia vero? Voi state sempre insieme, voglio dire…» ora sembrava impacciato, mentre Sara annaspava cercando di cancellare quel nome, che ancora compariva nella sua vita. Le si avvicinò:
«Sara, voglio vederti ancora, pensavo fosse per divertimento, ma tra noi è tutto magnifico, con Giulia, sai, le cose non vanno bene, lei è molto possessiva, non ne posso più, è con te che voglio stare».
Sara non voleva sentire più nulla, indietreggiò andando a sbattere contro la porta d’ingresso.
Lui le accarezzò il volto.
«Ho scelto te Sara. Andrò a parlarle ora, subito» Sembrava agitato, impaurito.
Sara si voltò di scatto e uscì correndo, precipitandosi nell’ascensore che stava per richiudersi. Il respiro troncato, le lacrime che premevano per uscire.
La vendetta si era compiuta inconsapevolmente. Ora era lei che aveva rubato qualcosa di prezioso a Giulia, ma il sapore della vittoria era amaro e terribile.
Prese il cellulare e cancellò i loro contatti. Uscì, mentre l’aria fresca le faceva volare via le lacrime.
Drizzò le spalle, pensando che era giunto finalmente il momento di voltare pagina e di lasciare andare via l’ombra di Giulia dalla sua esistenza.

Francesca Rossini

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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2 risposte a Vendetta

  1. Sara ha detto:

    Inizialmente mi ha lasciato un po’ interdetta, ma una volta capito l’andamento della storia mi ha lasciato con un amaro sorriso…una piacevole distrazione!!

    Mi piace

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