Il suo pensiero fisso

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Carlo Amatetti, in fin dei conti, era una brava persona: posto fisso, casa modesta ma di proprietà, una famiglia senza pettegolezzi. Unico neo quell’omicidio, da dodici minuti suo pensiero fisso.

Ogni oggetto all’interno di quella casa sembrava lo osservasse giudicandolo silenziosamente: la foto di Annalisa alla sua prima comunione, il cuscino a forma di cuore con impressa la foto della famiglia Scacchi la scorsa estate in Calabria, il libro aperto alla pagina 57 poggiato distrattamente sopra il tavolino.
Un sorriso gli increspò le labbra al pensiero della piccola Annalisa raggomitolata in un angolo dell’ampio divano a L di pelle nera, con il peluche a forma di cane poggiato sulla gonna a fiorellini blu e i capelli dorati tirati su da una molletta, con qualche ciuffo ribelle pendente sulla guancia rosea, quasi volessero accarezzarla.
Improvvisamente, Carlo si sentì invadere da una straziante sensazione di vuoto che lo obbligò a curvare la schiena poggiandosi con una mano al bracciolo del divano.
Non poteva ricordare. Non doveva farlo.
Quando riaprì gli occhi dopo un lungo sospiro ogni oggetto era cosparso volutamente di una patina di indifferenza, come se non gli fosse mai appartenuto neanche per un istantaneo, volubile ricordo.
Era bravo Carlo a frenare le emozioni.
Ogni volta che il suo lato emotivo riaffiorava per riscuotere il conto sulle sue mani macchiate di sangue, lui trovava sempre il modo per voltargli le spalle convertendo la repulsione in desiderio, il normale disgusto in stimolo di vita.
A lenti passi si diresse verso il rubinetto della cucina e girata una manopola con un fazzoletto di carta osservò l’acqua trasparente scrosciare sul lavandino formando a poco a poco una pozzanghera.
Un brivido gli attraversò la schiena quando sprofondò le mani nell’acqua gelida colorandola quasi immediatamente di rosa, poi di rosso.
Con abili movimenti lavò le dita una per una, facendo particolare attenzione al solco tra l’indice e il medio che gli destava più fatica essendoci una ferita cucita da tre punti.
Il suono di un campanello lo fece sobbalzare.
Nonostante il cuore gli battesse nel petto aumentando di velocità ad ogni nuovo trillo, Carlo rimaneva impassibile davanti allo specchio.
«Arrivo, arrivo!» esclamò borbottando dopo essersi asciugato accuratamente le mani alla pezza che nascondeva nella borsa di pelle marrone.
Passando davanti al soggiorno lanciò una rapida occhiata alla stanza per assicurarsi che tutto fosse a posto, esattamente come lo aveva trovato quattro ore prima.
Concedendosi un sorriso accennato proseguì imperterrito fino alla porta di ingresso che si appropinquò a sbloccare da tutte le varie serrature di sicurezza.
«Desidera?» domandò cordiale lasciando passare una mano tra i capelli brizzolati.
«Sono qui per conto dell’associazione AIRC, vorrebbe acquistare un’orchidea per contribuire ai fondi della ricerca contro il cancro?»
«Annalisa adora le orchidee» la apostrofò lui sorridendole in modo gentile.
Dopo averle dato la banconota da cinque e aver impugnato la busta con dentro l’orchidea, Carlo osservò la sagoma della donna allontanarsi lungo la strada per poi dileguarsi dalla sua visuale dopo una decina di passi.
Rientrato si concesse l’ennesimo sospiro di sollievo richiudendo accuratamente la porta con ogni possibile serratura.
Dopo pochi passi Carlo si ritrovò nel soggiorno in cui poche ore prima aveva visto gli occhi di Annalisa osservarlo per l’ultima volta.
Chi era lui per aver sottratto una bambina di nove anni a due onesti genitori di famiglia colpevoli solo di averla affidata nelle mani della persona sbagliata? Quale demone nei suoi occhi lo ingannava al punto da spingerlo ad osservare la bimba come una donna, bramando nella sua tenera carne un contatto più intimo, necessario per soddisfare la sua sete inespressa?
Nelle sue iridi il tessuto del divano si rifletteva con chiarezza ripresentandogli nei ricordi la stessa immagine della bimba sul divano, lo stesso fotogramma ormai divenuto ricordo.
Carlo in fin dei conti era una brava persona, dicevano tutti.
Afferrato dal taschino una lama da barba la guardò intensamente concedendosi due minuti per chiedere perdono di tutti i suoi peccati.
Una volta nel petto, il dolore acuto si riversò in un lamento costringendo l’uomo a piegarsi sul divano mentre una chiazza di sangue si distendeva nel pavimento lasciando a Carlo la sua ultima immagine di vita.
Non ci volle molto a lasciare questo mondo.
Quando il campanello risuonò nessuno in quella casa fu più in grado di aprire la porta.

Sara Cracchi aveva appena sfiorato l’asfalto con le sue scarpe nuove quando, alzando lo sguardo, si ritrovò ad osservare inerme la figura di Giulia Rossi sfrecciarle davanti. Quando il suo profumo sfiorò le sue narici un brivido si propagò lungo la sua schiena, ricordandole che mai, in vita sua, aveva desiderato così ardentemente qualcosa: la vendetta.

Eleonora Mandese

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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