Il segreto del successo

videodrome

Quando gli venne comunicato, stava fumando una sigaretta. Gli cadde dalla bocca. Un solo minuto, e la sua vita sarebbe cambiata. In coda alla raccomandata c’era un numero da contattare per ulteriori informazioni. Si fece diversi calcoli mentali, pensando soprattutto al fatto che aveva finito l’Accademia di recitazione da tre anni. È vero, appena due mesi dopo ebbe la sua grande consacrazione sul grande schermo in “S.P.Q.R. 2 – 1999 e ½ anni fa”, parodia sulle parodie all’italiana con la regia di Enrico Vanzina, fatto in fretta e furia dopo aver litigato col fratello Carlo. Ricordava con viva commozione la sua parte: Centurione coatto. Un successone. Dodici pose, cinque tagliate, ma un primo piano a tutto schermo che esaltava i punti neri sul naso. La sua ultima apparizione, per una strana coincidenza simmetrica, risaliva a un paio di mesi prima, una manifestazione fatta ad hoc per la reunion di Antonio e Marcello a trent’anni dall’ultima puntata di “Quelli della notte”. Lui nel 1985 non era neanche nato.
«Ok, squilla. Almeno stavolta non è uno scherzo…» pensò. L’anno prima però ricevette una mail con un invito per un casting a Milano, con numero telefonico funzionante e indirizzo esistente, ma arrivato lì trovò un appartamento occupato dalla famiglia Favazzi-Della Tana. Purtroppo i suoi amici del paese si divertivano in quei modi assurdi. Nella sua comitiva due avevano scelto Medicina, uno la carriera forense, uno lavorava nel negozio di ferramenta del padre, uno faceva Lettere. Ecco, forse il letterato era l’animo più affine al suo, ma nel gruppo era considerato quasi l’ultima ruota del carro perché studiava un qualcosa che non l’avrebbe portato probabilmente a nulla, specialmente dopo le ultime riforme. Per cercare di uniformarsi al gruppo provò, riuscendoci, a reintegrarsi ideando e sceneggiando quegli scherzi del cazzo. Il povero Simone, l’unico uscito fuori regione per inseguire il suo sogno, era vessato dai suoi amici di sempre anche a distanza, da quell’Abruzzo conosciuto solo per il terremoto del 2009 e per i natali di D’Annunzio. Molto probabilmente quella bella compagnia di amici non aveva le stesse proiezioni mentali. Simone si immaginava, in un futuro non troppo lontano, attore, possibilmente coprotagonista, in una grande produzione. Aveva anche preso casa nei pressi degli studi di Cinecittà. La sua combriccola invece se lo prefigurava come un nullafacente alla stregua del baronaggio, cosa non così dissimile dalla realtà.

«Pronto, buongiorno… Sono stato contattato dalla vostra produzione. Vorrei capire in cosa consiste questa grande opportunità che garantirebbe al cento per cento la notorietà a livello internazionale. Sa, non sto facendo il difficile, è che…».
«Non si preoccupi, capiamo. Anzi, è una fortuna che lei lo chieda. Fin ora tutti gli attori contattati hanno accettato immediatamente per poi ritirarsi pochi minuti prima del ciak!». Simone rimase scandalizzato. «In un momento di grande crisi c’è ancora tanta gente così poco seria?» pensò, ma non fece in tempo a dirlo perché la gentile segretaria aggiunse: «Qui alla Spectacular Optical Production stiamo organizzando per Civic Tv, canale di prossima apertura sul digitale terrestre, un film TV di genere snuff. Abbiamo visto diverse fotografie in agenzia, vorrebbe esserne il protagonista?».
Il cervello andava a mille. Pensava all’assurdità degli snuff movie, alla spettacolarizzazione della morte, a quelle persone di morale sotto la soglia minima che cercavano squallidamente video di persone torturate e uccise spesso per disperazione, a… agli attori che acquistano nuova notorietà dopo il decesso.
«…e per la paga?» disse a bassa voce, per non farsi sentire dal suo coinquilino, attore anche lui. Avrebbe certamente voluto anche lui quella parte.
«In agenzia abbiamo visionato anche il suo curriculum artistico, noi offriamo la notorietà a livello internazionale prima e mondiale poi. Non le basta?».

Lunedì mattina era già lì.
Era un capannone abbandonato, simile al set de “Le iene” di Tarantino, ma con una punta di squallore in ogni dettaglio.
Tanti anni prima, leggendo l’Otello, decise che sarebbe morto in scena. Nelle sue proiezioni mentali era vecchio, col cerone nero per interpretare il moro di Venezia e senza pugnale finto.
Il pugnale adesso non era finto, ma mancavano tutte le altre premesse. Il successo. Beh, ne varrà in ogni caso la pena.

12 aprile 2016. Da tutto il mondo i giornalisti fanno la trasferta per Roma per una notizia destinata a entrare di diritto nella storia. A Castel Gandolfo da oggi ci saranno due Papi. Quel dannato trafiletto a pagina 10 avrà una risonanza praticamente nulla. Simone lo aveva sempre pensato, prima o poi avrebbe pagato lo scotto per il suo ateismo. I suoi gliel’avevano detto tante volte: «Scegli la carriera ecclesiastica!». Nel suo viaggio dall’aldiquà all’aldilà bestemmiò per l’ultima volta quel Dio immobile e palindromo, con amara rassegnazione.

Chef Rubio direbbe «Te sfido ». Il prossimo racconto partirà da una particolare premessa. “Carlo Amatetti, in fin dei conti, era una brava persona: posto fisso, casa modesta ma di proprietà, una famiglia senza pettegolezzi. Unico neo quell’omicidio, da dodici minuti suo pensiero fisso.”

Aniello Di Maio

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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