Incontri ravvicinati di terzo tipo

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“Incontro del terzo tipo post-apocalittico”.
Così definiresti quello strano avvistamento se tu – sì, proprio tu – ti decidessi a parlare.
Siedi scomposto e con aria distratta.
La tua mente è piena di immagini e di parole, ma dalla tua bocca non esce niente.
Si è bloccata, come il tuo dito nel grilletto della pistola inceppata.
Il panico sta prendendo il sopravvento e nella stanza vuota del commissariato senti che l’aria della prima primavera sta mancando.
Decidi di procedere con ordine, dall’inizio, mentre le immagini si rincorrono davanti ai tuoi occhi come sul grande schermo di un vecchio cinema.
Ah, la lunga fila! Il caldo profumo di pop-corn e di tessuto delle poltroncine rosse!
La pubblicità e i trailer delle nuove uscite e la corsa al bagno tra un tempo e l’altro!
“Quando ero giovane, non c’erano tutti quei cellulari!”, ripensi con una vena di rammarico. Se qualcuno fosse seduto di fronte a te ad ascoltarti, potrebbe persino sentirsi in colpa.
Perché tutto era cominciato così, con un post su un blog o una chat multipla su whatsapp. E in pochi attimi il video della fine del mondo era diventato così virale, che tutti erano accorsi a registrare le ultime scene del pianeta Terra. Fiùùùù, giusto in tempo per caricarlo su youtube. Poi il cellulare era caduto a terra e con esso la speranza della vita.
Tu – sì, proprio tu – credevi di essere l’ultimo essere al mondo dell’intero pianeta! Che dico, forse dell’intero universo.
La tua stupidità mi rattrista e mi intenerisce al contempo. Eri stato così attento tanto da riuscire a scampare la famigerata e temuta fine del mondo… e poi ti ritrovi qui, imbambolato, incapace persino di formulare un pensiero su quanto è appena successo.

Chiudi gli occhi. Sbottoni la parte superiore della camicia, illudendoti di poter respirare più facilmente, adesso.

Ricordi di aver camminato a lungo nel deserto metropolitano e di esserti perso nei campi della periferia, appena fuori dall’ultimo centro abitato.
La testa ronza o, forse, è il rumore di un grosso oggetto che si sta avvicinando in volo.
Alzi lo sguardo e resti senza parole. Senza fiato.
Il disco si abbassa e una sagoma scende.
Si dirige nella tua direzione.
Non sai come ti senti: è più viva la gioia del ritrovare una forma vivente o la paura dell’essere irremediabilmente perso?
Stringi con forza la Beretta che da quel giorno, da quell’ultimo giorno del mondo, porti sempre con te. La spingi verso l’alto e punti di fronte a te, verso quel piccolo essere che non sembra intenzionato a fermarsi.
L’indice destro nel grilletto esita un istante e poi, anarchico, preme.
La pistola è carica, ma nessun colpo è partito.
Riprovi una, due, addirittura tre volte, mentre l’alieno cammina a passo spedito verso di te.
Non sembra minaccioso, ma… hai pur sempre provato a sparargli.

Hai corso così tanto, per ore, di giorno e di notte, lontano da quel luogo, alla scoperta di una nuova città-cimitero, lontana da ogni essere vivente.
E così siedi – finalmente sicuro, ti ripeti – nel commissariato della città di Firenze, lontano dalla vecchia metropoli e dalle dolci campagne toscane.
Sulla scrivania di fronte a te ci sono dei moduli da compilare per segnalazioni di vario tipo.
La prima voce è “data”. Nel nuovo mondo non ci sono giorni. Non c’è neppure tempo. La vecchia linea con il prima e il dopo Cristo è stata spazzata via e ha lasciato spazio al momento zero, il momento in cui tutto è finito. Tutto e tutti. Tranne te.
Appena più in basso, il nome dell’agente che riceve la segnalazione. Sorridendo nel ricordare tuo nonno e la sua passione per le storie del vecchio tenente Colombo, lo scrivi a penna, litigando con l’inchiostro secco che un momento non vuole uscire e un altro sgorga come un fiume in piena.
Terza voce: segnalante. Ti sforzi per ricordare il tuo nome; da troppo tempo nessuno lo pronuncia. Una “X” e procedi oltre.
“Oggetto della segnalazione”. Pensi e ripensi, ma non trovi altre parole: “Incontro del terzo tipo post-apocalittico” .
Falsifichi la firma del tenente Colombo, apponi la tua sul lato destro del modulo e, lentamente, dopo aver lasciato il foglio sulla scrivania, ti alzi in piedi.
Ti senti un po’ solo e, per un istante, pensi che forse un alieno ti avrebbe fatto compagnia.
Poi stringi la tua vecchia beretta e ti dirigi verso la porta, senza voltarti.
Chissà.
Forse un giorno vi incontrerete.
Di nuovo.

Cedo la magica bacchetta della parola detta e non detta, al prossimo cantore, di certo un bravo autore.
Se l’incantesimo vorrai continuare, con questa frase dovrai iniziare:
“è tutta colpa dell’eclissi!”, aveva detto un uomo sulla sessantina entrando nel locale. “è tutta colpa dell’eclissi!”. Gli aveva creduto.

Lisbeth Pfaff

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Informazioni su Scrittori in Corso

Collettivo di scrittura e laboratorio di stile di scrittura creativa. Dal Marzo 2015 si promuove come ritrovo per autori emergenti e non, con lo scopo di migliorare la fruibilità delle produzioni letterarie contemporanee in un contesto di social media. Non costituisce una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7-3-2001.
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2 risposte a Incontri ravvicinati di terzo tipo

  1. monica ha detto:

    Un testo con un po’ di magia nella scrittura! Bellissimo!

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  2. Aniello ha detto:

    È fantastico quando leggendo un racconto riesci a immaginarti tutto come fosse un fumetto o un film. Complimenti, bellissimo!

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